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SC Malattie Infettive e Tropicali I, osp. Amedeo di Savoia, Torino SS Medicina dei Viaggi
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Malattia da virus Ebola


Che cos’è?

La febbre emorragica di Ebola, oggi denominata "Malattia da Virus Ebola", è una grave infezione umana e dei primati, sovente fatale che appare in modo sporadico e che è stata riconosciuta per la prima volta nel 1976 durante un episodio epidemico in Congo (valle dell'Ebola). Ne è responsabile il virus Ebola, appartenente alla famiglia dei Filoviridae. Sono stati identificati tre sottotipi: Zaire, Sudan e Costa d’Avorio; un quarto, l’Ebola-Reston è stato isolato in primati ma non nell’uomo.
Solo nel 2009 è stato identificato come serbatoio del virus in Africa centrale il pipistrello della frutta, mentre il serbatoio in Africa occidentale non è stato ancora individuato. Il virus colpisce diversi primati, oltre all’uomo, i quali possono trasmetterlo, ma non fungere da serbatoio appunto per la gravità della malattia. La trasmissione da uomo a uomo si verifica tramite contatto diretto attraverso la cute non integra o le mucose, oppure contatto con liquidi corporei (sangue, urine, sudore, vomito, ecc.) di una persona malata; è possibile anche essere contagiati tramite contatto con animali infetti (scimmie, pipistrelli, antilopi, istrici), compresa l’ingestione delle carni. L’infezione non pare invece essere trasmissibile da uomo a uomo per via respiratoria o tramite insetti: tutti coloro che si sono infettati hanno riferito contatto stretto con un paziente, tra cui l’assistenza ai malati o la partecipazione alla preparazione del cadavere per la sepoltura. La scarsa diffusibilità geografica del virus è quindi giustificata dalla scarsa efficienza della trasmissione interumana, dalla gravità della malattia che impedisce il contatto del malato con molte persone, e dalla scarsa mobilità delle popolazioni delle aree dove finora si sono osservati episodi epidemici.
 
Come si manifesta la malattia?
Il periodo di incubazione varia tra 2 e 21 giorni. L’esordio è acuto con febbre, cefalea e dolori muscolari. Possono essere presenti dolori addominali, toracici, tosse, iniezione congiuntivale, ittero. Con il progredire della malattia si rendono evidenti le manifestazioni emorragiche (cutanee, gastrointestinali). La letalità è molto elevata (50-90%).

Cosa si può fare?
Non esiste un vaccino. Evitare il contatto diretto con il sangue o con liquidi corporei di un paziente o di un cadavere e con oggetti che potrebbero essere stati contaminati, o utilizzare le misure di protezione individuale (mascherina, guanti, occhiali, camici) in occasione di contatto con malati accertati o sospetti, evitare i rapporti sessuali non protetti, evitare il contatto con animali selvatici vivi o morti (in particolare i primati), non consumare selvaggina. Se dopo il ritorno dal viaggio si manifestano sintomi, è opportuno contattare per telefono il medico di famiglia o l’ospedale prima di recarcisi.




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