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SC Malattie Infettive e Tropicali I, osp. Amedeo di Savoia, Torino SS Medicina dei Viaggi
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Leptospirosi


Che cos’è?

La leptospirosi è una malattia batterica causata dalla Leptospira interrogans di cui esistono più di 200 sierovarianti in tutto il mondo. Può essere considerata il prototipo delle zoonosi, malattie cioè con un serbatoio animale ed una circolazione propria nell’ambito della popolazione animale (soprattutto roditori) ed un coinvolgimento dell’uomo in particolari circostanze. Il batterio è infatti eliminato da moltissimi mammiferi, uccelli e rettili. L'infezione si contrae attraverso il contatto tra la cute abrasa o le mucose (anche intatte) e l'ambiente contaminato dalle urine degli animali portatori del germe: acqua, fango ed ovviamente secrezione degli animali infetti (roditori, canidi, bovini, maiali). La leptospirosi costituisce un problema globale che coinvolge regioni tropicali e temperate e che colpisce migliaia di individui ogni anno (ad esempio 500.000 casi/anno in Cina) (Smythe L. Leptospirosis worlwide. WER 1999;74:237-242).
La malattia è ubiquitaria, ma zone di maggiore prevalenza sono quelle rurali, soprattutto nelle regioni più umide ed in occasione di piogge abbondanti. Sono a particolare rischio coloro che per attività di lavoro o di svago entrano in contatto con acque di fiumi, laghi, zone paludose o coltivate (riso, canna da zucchero). L'epidemiologia riflette la relazione ecologica tra gli esseri umani e gli ospiti cronicamente infetti (in particolare roditori).

 
Come si manifesta la malattia?
L'incubazione dura in media da 7 a 14 giorni in media. La malattia può presentarsi in molte forme, alcune delle quali benigne. Nella sua forma tipica la leptospirosi esordisce in modo brusco con febbre elevata accompagnata da brivido, cefalea, dolori muscolari, congiuntivite, esantema, risentimento meningeo. Le forme più gravi, tutt'altro che eccezionali, possono caratterizzarsi per la comparsa di ittero, insufficienza renale, emorragie e shock; la letalità di queste forme si aggira intorno al 10%.


Cosa si può fare?

Non è ancora largamente disponibile un vaccino efficace e privo di effetti collaterali. Il solo modo per evitare di contrarre la malattia consiste nell'evitare l'esposizione; occorre quindi astenersi da fare bagni in acque di fiume, lago o palude ed in zone di irrigazione ed evitare contatti con animali o con ambiente potenzialmente contaminato (in particolare da ratti). Vedi: _ consigli di comportamento/bagni e _ Protezione dalle infezioni trasmesse da contatto con animali. In alcuni casi particolari (forte rischio di esposizione) può essere suggerita una chemioprofilassi mediante doxiciclina (non prima degli otto anni di età) alla dose di 200 mg una volta alla settimana.

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