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Informazioni sulle
malattie tropicali |
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RABBIA
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Che cos’è?
La rabbia è una
malattia virale causata da un Rhabdoviridae, trasmesso
all’uomo da animali infetti. Nei paesi in via di
sviluppo, dove la rabbia canina è comune, la
trasmissione avviene principalmente per morso di cane;
nei paesi industrializzati la trasmissione all’uomo si
verifica più sovente da parte di animali selvatici. E’
una malattia ubiquitaria con alcune eccezioni per Paesi
o continenti insulari [Giappone, Oceania, Australia
(fatta eccezione per la regione di Ballina), Nuova
Zelanda ed in alcune isole dei Caraibi]. Nel mondo sono
segnalati più di 30.000 casi all’anno ma il loro numero
è probabilmente molto maggiore.
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Come si manifesta la malattia?
Il virus della
rabbia provoca nell’uomo una encefalite invariabilmente
fatale. Il periodo di incubazione è molto variabile da
pochi giorni a molti anni; nel 75% dei casi la malattia
si manifesta nei primi 90 giorni dal morso infettante. I
sintomi iniziali sono quelli di una malattia virale
aspecifica; seguono alterazioni cognitive, alterazioni
della sensibilità e dolore nella sede della precedente
morsicatura. Nell’arco di 4-10 giorni la malattia si
manifesta completamente nelle due forma classiche di
rabbia furiosa (idrofobia, delirio, agitazione) e rabbia
paralitica.
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Cosa si può fare?
La malattia è prevenibile. Esiste
un
vaccino
efficace che deve essere proposto a coloro che si recano
in zone a rischio e che svolgono professioni
potenzialmente esposte (veterinari, personale di
laboratorio che lavora sul virus, speleologi, e soggetti
che hanno predisposto di recarsi in regioni rurali
remote senza possibilità di accesso a servizi medici).
Il vaccino e ottenuto da virus inattivato e si
stabilisce una immunità valida dopo tre iniezioni (tempi
0, 7, 21 giorni). E’ consigliabile un richiamo ogni 2-3
anni.
Se sfortunatamente si è esposti al virus (morsi di
animali sicuramente o potenzialmente rabidi) occorre: 1.
lavare la ferita con abbondante acqua e detergenti; 2.
disinfettare con iodio-povidone; 3. iniziare una
immunizzazione passiva (immunoglobuline specifiche); 4.
effettuare una immunizzazione attiva (vaccino) nei
giorni 0, 3, 7, 14, 28.
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