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Notizie di Gen 2019
Fonte Malattia Paese Situazione e Protezione
ECDC 05/01/2019 Antille Francesi
Riportati 23 casi tra il 3 ed il 26 dicembre. Sierotipo DENV-1 in 5 casi in Guadeloupe e 6 casi in Saint-Martin.
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Raccomandazione
WHO 09/01/2019 Nigeria
Il 22 novembre 2018, l’Organizzazione Mondiale della Sanità è stata informata di un cluster di casi sospetti di febbre gialla (YF) e decessi nello Stato di Edo, Nigeria. Lo Stato di Edo è situato a meno di 400 km da Lagos su un asse di transito elevato fra Lagos e la Nigeria sud-orientale. Lo Stato di Edo è inoltre un’area endemica riconosciuta per la febbre di Lassa – inizialmente sospettata come causa dell’epidemia. Dal 22 settembre al 31 dicembre 2018, in totale sono stati segnalati 146 casi sospetti, 42 casi presunti positivi e 32 casi confermati, inclusi 26 decessi (tasso di mortalità presunto: 18%) in 15 delle 18 aree di governo locale (LGAs) nello Stato di Edo.
Sono stati prelevati campioni di sangue da 122 casi ed inviati per le analisi di laboratorio; 42 (34%) campioni sono risultati presunti positivi nel paese in base a prove sierologiche per IgM e inviati al laboratorio di riferimento regionale, Institut Pasteur de Dakar (IPD), per conferma. Trentadue (76%) sono stati confermati con PRNT o RT-PCR. I maschi rappresentano la maggioranza dei casi (108 di 146, 74%), e la classe d’età più colpita risulta quella da 10 a 19 anni con 48 casi (33%), seguita dalla classe d’età 20-29 con 36 casi (25%). Inizialmente, le LGAs colpite erano quelle rurali, tuttavia, da fine novembre 2018, sono stati segnalati casi sospetti da tre LGAs urbane. Vi è inoltre stata una segnalazione di due casi presunti e un caso confermato nella LGA di Oredo, che include la capitale Benin città densamente popolata con circa 1,5 milioni di abitanti.
All’epoca dell’epidemia, l’immunità della popolazione nello Stato di Edo era molto bassa, (in base solamente ai dati amministrativi dell’immunizzazione di routine, con una copertura vaccinale stimata a meno del 50% nel 2018). Lo Stato di Edo ha appena concluso l’implementazione di una campagna di vaccinazione reattiva contro la YF in 13 LGAs per aumentare rapidamente l’immunità della popolazione ed interrompere la trasmissione della YF. Al 31 dicembre 2018, sono stati vaccinati 1,47 milioni di persone.
Gli studi entomologici hanno rivelato elevati indici di vettori competenti, incluso Aedes aegypti, la specie di zanzare responsabile della rapida amplificazione delle arbovirosi in ambiente urbano. L’uso del suolo, in particolare la coltivazione vicino agli insediamenti umani, può ulteriormente esacerbare la diffusione della YF in questo contesto.
Da settembre 2017, quando il Centro per il Controllo delle Malattie Nigeriano (NCDC) ha informato l’OMS di un caso confermato di YF nello Stato di Kwara, la Nigeria ha intrapreso attività di risposta a successive epidemie di YF. Il paese ha notificato ufficialmente all’OMS (tramite il Regolamento Sanitario Internazionale, 2005) il 15 settembre 2017. Da allora, e fino al 30 dicembre 2018, 237 campioni sono risultati positivi alle IgM all’interno del paese. Ottantadue casi (inclusi 13 decessi) sono stati confermati tramite IPD; questi casi sono stati segnalati da 27 LGAs in 14 Stati e hanno attivato campagne di risposta in LGAs selezionate in sei stati.
L’attuale epidemia di YF nello Stato di Edo in Nigeria è inusuale per dimensioni e gravità, ed è molto elevato il numero di casi nel tempo e nello spazio nel contesto dell’attuale epidemia nazionale. Il periodo stagionale dell’epidemia, in un’epoca in cui ci sono molti viaggiatori in entrata da altri stati e paesi per le vacanze di dicembre-gennaio, aumenta il rischio di potenziale diffusione.
Attività di sanità pubblica
Le attività di risposta all’epidemia sono coordinate da un Sistema di Gestione dell’Evento (IMS) multi-agenzia e multi-partner. È stato attivato un Centro per le Operazioni d’Emergenza (EOC) per monitorare l’epidemia, presso il NCDC. Equipe di risposta rapida continuano a sostenere lo Stato di Edo nelle attività d’indagine e risposta all’epidemia in corso. È stata intensificata la sorveglianza della YF ed è in corso la ricerca attiva dei casi nelle LGAs colpite e negli stati confinanti. Sono in corso visite di supervisione alla rete dei laboratori per la YF per rafforzare la capacità di laboratorio.
L’Ufficio paese dell’OMS e l’Ufficio dello stato hanno monitorato attivamente e risposto all’epidemia di YF dall’inizio dell’epidemia. Dal 15 dicembre 2018, tre esperti di YF dell’OMS (Ufficio Regionale per l’Africa dell’OMS e Sede centrale dell’OMS) sono stati inviati per supportare le autorità locali, fra l’altro, nelle indagini sull’evento, nel valutare il rischio di ulteriore amplificazione, e assistere nell’implementazione della campagna di vaccinazione reattiva. Sono state effettuate indagini entomologiche negli stati di Anambra, Benue, Ekiti, Kano, Katsina, Kebbi, Kwara, Rivers, e Zamfara da entomologi dell’Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Arbovirus (NARI). È in corso di preparazione una strategia per il controllo dei vettori, adattata al contesto locale, con il sostegno di esperti dell’OMS per il controllo dei vettori globale e regionale.
La vaccinazione di routine per la YF è stata introdotta nel 2004 nel Programma Nigeriano Allargato di Immunizzazione (EPI), ma l’immunità globale della popolazione nelle aree affette dall’attuale epidemia rimane sotto la soglia che garantisce l’immunità di gregge. Dal 2017 sono state condotte nel paese campagne di vaccinazione di massa nazionali preventive e reattive (~33 milioni di dosi). È stata inviata una proposta a Gavi, l’Alleanza per i vaccini per vaccinare dodici stati nei prossimi tre anni (~23 milioni di dosi).
Il Gruppo di Coordinamento Internazionale (ICG) sulla Fornitura di Vaccini, finanziato da Gavi, l’Alleanza per i vaccini ha approvato l’invio di 3,1 milioni di dosi di vaccino per la YF. Il paese ha iniziato una campagna di vaccinazione contro la febbre gialla su larga scala nello Stato di Edo il 18 dicembre, utilizzando inizialmente lo stock di vaccino presente all’interno del paese che è stato mobilizzato per facilitare una risposta immediata prima delle vacanze.
Valutazione del rischio dell’OMS
La YF è una malattia emorragica acuta trasmessa da zanzare infette che ha il potenziale di diffondersi rapidamente e causare un grave impatto di sanità pubblica. Non esiste un trattamento specifico, sebbene la malattia sia prevenibile utilizzando una singola dose di vaccino contro la febbre gialla, che fornisce un’immunità che dura per tutta la vita. Si raccomanda di somministrare una terapia di sostegno per trattare la disidratazione, l’insufficienza respiratoria e la febbre e la somministrazione di antibiotici per il trattamento delle infezioni batteriche associate.
L’epidemia di YF è continuata attivamente in Nigeria da settembre 2017. Sono segnalati casi da 36 stati e dal Territorio Federale della Capitale. La recente conferma dal laboratorio di riferimento regionale dell’epidemia di YF nello Stato di Edo, con probabile epicentro nella LGA di Uhunmwonde, rappresenta un’epidemia senza precedenti in Nigeria. Data la rapida evoluzione della situazione nello Stato di Edo, il rischio a livello nazionale è valutato elevato a causa dell’alto tasso di mortalità presuntivo (33%) nello Stato di Edo, il potenziale di trasmissione e amplificazione locale dovuto alla bassa copertura vaccinale, presenza dei vettori competenti, inclusa Aedes sp; la prossimità di un caso alla città di Benin (centro urbano di notevoli dimensioni e capitale dello Stato di Edo); e la potenziale diffusione a nuove LGAs.
Attualmente esiste un rischio moderato a livello regionale per i possibili spostamenti di individui degli stati affetti nelle aree adiacenti e nei paesi confinanti e particolarmente in caso di arrivo di persone in visita non vaccinate durante le feste di fine d’anno. Il rischio totale attualmente è basso a livello globale.
La Nigeria sta affrontando diverse emergenze di sanità pubblica concomitanti, incluse epidemie di colera, poliovirus di derivazione vaccinale, vaiolo delle scimmie, morbillo e febbre di Lassa in altri stati, e una crisi umanitaria nella parte nordorientale del paese. Raccomandazioni dell’OMS
La Nigeria è un paese prioritario per la strategia di eliminazione delle epidemie di febbre gialla (EYE). Sono in programma campagne di vaccinazione preventive contro la YF a stadi per coprire l’intero territorio entro il 2024. La vaccinazione è il principale intervento per la prevenzione e il controllo della YF. Nei centri urbani, sono inoltre utili misure di controllo dei vettori mirate per interrompere la trasmissione. L’OMS e i partner continueranno a sostenere le autorità locali a implementare questi interventi per controllare l’epidemia attuale.
L’OMS raccomanda la vaccinazione contro la YF a tutti i viaggiatori internazionali di età superiore a 9 mesi che si recano in Nigeria, poiché esistono evidenze di trasmissione del virus della YF persistente o periodica. La Nigeria inoltre richiede un certificato di vaccinazione contro la YF ai viaggiatori d’età superiore ad un anno in arrivo da paesi con rischio di trasmissione di febbre gialla.
I vaccini contro la YF raccomandati dall’OMS sono sicuri, altamente efficaci e forniscono una protezione contro l’infezione che dura per tutta la vita. In accordo con la terza edizione del Regolamento Sanitario Internazionale (2005), la validità del certificato internazionale di vaccinazione contro la febbre gialla si prolunga per tutta la vita della persona vaccinata con un vaccino approvato dall’OMS. Una dose di richiamo con vaccino approvato dall’OMS non può essere richiesta ai viaggiatori internazionali come requisito d’entrata.
L’OMS incoraggia i paesi membri a prendere tutte le iniziative necessarie per informare i viaggiatori del rischio e delle misure preventive, inclusa la vaccinazione. I viaggiatori dovrebbero inoltre conoscere i sintomi e segni della YF ed essere consigliati di recarsi immediatamente da un medico in caso di insorgenza della sintomatologia. I viaggiatori che rientrano con viremia attiva possono rappresentare un rischio per l’instaurarsi di un ciclo autoctono di trasmissione di YF in aree in cui è presente il vettore competente.
In base alle informazioni disponibili su questa epidemia, l’OMS non raccomanda alcuna restrizione ai viaggi o al commercio con la Nigeria.
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Raccomandazione
WHO 01/01/2019 Pakistan
Le Autorità sanitarie del Pakistan hanno riportato un'epidemia ancora in corso di febbre tifoide a farmacoresistenza estesa (XDR - extensively drug resistant), iniziata nel distretto di Hyderabad, nella provincia di Sindh, nel novembre 2016. Un incremento del trend di casi di febbre tifoide causati da ceppi di Salmonella enterica serovar Typhi (o S. Typhi) resistenti agli antimicrobici (AMR) determina un considerevole allarme per la salute pubblica. Nel maggio 2018, la definizione di caso di febbre tifoide non-resistante, MDR (multi-drug resistanT) e XDR è stata formalmente decisa dall’Unità Regionale per la Sorveglianza e Risposta alle Malattie (RDSRU) in Karachi, a seguito di una revisione da parte di un gruppo di esperti epidemiologi, clinici e microbiologi del Pakistan. Tutti i casi di febbre tifoide riportati dal 2016 al 2018 sono stati revisionati e classificati secondo queste definizioni di caso.
Dal 1 novembre 2016 al 9 dicembre 2018, sono stati segnalati 5.274 casi di febbre tifoide XDR su 8.199 casi totali dall’Unità Provinciale per la Sorveglianza e Risposta alle Malattie (PDSRU), nella provincia di Sindh, Pakistan. Il sessantanove percento dei casi è stato segnalato a Karachi (la capitale), il 27% nel distretto di Hyderabad, e il 4% in altri distretti della provincia. Il ceppo circolante XDR di S. Typhi aplotipo 58 era resistente agli antibiotici di prima e seconda linea ed inoltre alle cefalosporine di terza generazione. Si sono avute segnalazioni informali di casi di febbre tifoide XDR verificatisi in altre parti del Pakistan, che hanno richiesto ulteriori verifiche.
Inoltre, da gennaio ad ottobre 2018, si sono avute segnalazioni indicanti la trasmissione internazionale del ceppo tifoide XDR da persone che si erano recate in Pakistan. Sono stati segnalati sei casi di tifoide XDR associati ai viaggi; uno nel Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord, e cinque negli Stati Uniti d’America. Quattro dei casi associati ai viaggi avevano visitato o risieduto in Pakistan a Karachi (provincia Sindh), Lahore (provincia Punjab) e/o Islamabad. I dettagli relativi a questi quattro casi sono i seguenti:
-- due casi si erano recati a Karachi, Lahore e Islamabad;
-- un caso si era recato solo a Karachi;
-- un caso in attesa di conferma, è un residente di Lahore che si era recato negli US dove è stata diagnosticata l’infezione ed effettuato il trattamento. Il caso è ritornato in Pakistan.
Per questi casi sono disponibili informazioni limitate sul meccanismo di esposizione o la data esatta di insorgenza della malattia, tuttavia esistono evidenze che tutti i casi associati ai viaggi siano stati trattati con successo.
Interventi di sanità pubblica
A gennaio 2017, il Governo del Pakistan ha iniziato le attività di risposta di sanità pubblica per contrastare l’aumento del numero di casi di febbre tifoide XDR nella provincia Sindh. Le attività includono:
- campagne per implementare le misure igieniche
- sensibilizzazione sull'uso razionale degli antibiotici
- campagne di vaccinazione contro la febbre tifoide con vaccino tifoide Vi-polisaccaridico (ViPS)
- applicazione di sistemi aggiornati di sorveglianza
L’OMS ha direttole iniziative per produrre una differenza considerevole nel continuo problema dell’antimicrobico resistenza (AMR).
Valutazione del rischio dell’OMS
Il rischio di S. Typhi XDR a livello nazionale è considerato elevato in Pakistan a causa dell’insufficiente disponibilità di acqua, insufficienti pratiche igienico-sanitarie (WASH), bassa copertura vaccinale e limitata sorveglianza per la febbre tifoide. Il fatto che i test di conferma per S. Typhi AMR e di suscettibilità agli antibiotici siano condotti esclusivamente nei principali laboratori e negli ospedali di cura terziaria rappresentano altre considerazioni prioritarie in termini di rischio. Tali fattori, congiuntamente alle prescrizioni sub-ottimali di antibiotici, hanno limitato la capacità di tracciare il verificarsi, il diffondersi e il contenimento di S. Typhi XDR.
In diversi paesi sono state segnalate epidemie di tifoide MDR e casi di infezione sporadica resistenti al ceftriaxone. Tuttavia, è la prima volta che in Pakistan è stata osservata un’epidemia di notevoli dimensioni causata da S. Typhi XDR.
Il rischio a livello regionale viene considerato moderato per la similarità ambientale e negli approcci al trattamento della febbre tifoide, e al diffuso uso eccessivo di antibiotici che è aggravato da livelli considerevoli di migrazione all’interno della regione.
A livello globale, il rischio viene considerato basso per la disponibilità di antimicrobici e l’applicazione di pratiche di prescrizione razionali. Tuttavia, S. Typhi ha una distribuzione globale e non si può eliminare la potenzialità che i viaggiatori diffondano questo clone resistente, specialmente in paesi con insufficienti infrastrutture igieniche (WASH). L’elevato livello di resistenza agli antibiotici tradizionali di prima linea nel ceppo clonale H58 identificato come circolante in parti del Pakistan aumenta il rischio potenziale a tutti e tre i livelli.
Raccomandazioni dell’OMS
Quest’epidemia evidenzia l’importanza delle misure di sanità pubblica per prevenire la diffusione di patogeni resistenti e non-resistenti. Benché la resistenza emergente in S. Typhi complichi il trattamento, la febbre tifoide continua a essere comune in luoghi con scarsa igiene e in cui manca l’acqua potabile. L’accesso all’acqua potabile e adeguate misure igieniche, l’igiene degli operatori alimentari e la vaccinazione contro la febbre tifoide costituiscono le principali e più importanti raccomandazioni.
L’OMS raccomanda la vaccinazione tifoide in risposta alle epidemie confermate di febbre tifoide, ed i viaggiatori che si recano in aree endemiche dovrebbero prendere in considerazione la vaccinazione. Inoltre, dove TVC è autorizzato, l’OMS raccomanda TVC come vaccino tifoide preferenziale. La vaccinazione tifoide dovrebbe essere implementata in combinazione con altre misure per controllare la malattia.
Considerando la capacità osservata in S. Typhi di acquisire rapidamente nuovi meccanismi di resistenza, l’OMS raccomanda di rafforzare la sorveglianza della febbre tifoide, inclusa la sorveglianza di AMR per monitorare la resistenza già conosciuta, individuare la resistenza nuova ed emergente e mitigare la sua diffusione. L’OMS raccomanda inoltre che i dati della sorveglianza siano immediatamente condivisi localmente e internazionalmente.
Attualmente, l’azitromicina rimane l’unica opzione terapeutica orale di prima linea affidabile e conveniente per gestire i pazienti con tifoide XDR in contesti che dispongono di risorse limitate. I pazienti con sospetta febbre tifoide dovrebbero essere sottoposti a test microbiologici per individuare S. Typhi e definire la suscettibilità agli antimicrobici ogni volta che sia possibile per supportare la gestione del paziente e contribuire alle attività di sorveglianza. Dovrebbe essere effettuata la verifica e test avanzati (inclusi i metodi molecolari) sui ceppi di S. Typhi con resistenza inusuale da laboratori designati in cui sono disponibili i test di conferma, dove tali capacità siano disponibili all’interno del paese. Nei paesi dove attualmente non esiste capacità di laboratorio, un’opzione può essere rappresentata dalla collaborazione a livello regionale, quando un laboratorio di riferimento di un paese confinante o un Centro di Collaborazione OMS può assumere questo ruolo.
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Raccomandazione
ECDC 12/01/2019
Gonorrea
Regno Unito
Public Health England (PHE) ha riportato due isolati di Neisseria gonorrhoeae a famacoresistenza estesa. Sono stati determinati nel 2018 in due donne eterosessuali ed hanno analoghi patterns di resistenza agli antibiotici (ceftriaxone e azithromicina), utilizzati come prima linea nel trattamento della gonorrea. Isolati di Neisseria gonorrhoeae a farmacoresistenza estesa sono stati precedentemente riportati, i più recenti in Australia e nel Regno Unito nel 2018.
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WHO 04/01/2019 Panama
Il Ministero della Salute di Panama ha segnalato un aumento dei casi di infezione da hantavirus nella provincia Los Santos, nella Repubblica di Panama, all’Organizzazione Panamericana della Salute/Organizzazione Mondiale della Salute (OPS/OMS). Fra il 1° gennaio e il 22 dicembre 2018, sono stati segnalati in totale 103 casi confermati di hantavirus a livello nazionale, 99 dei quali sono stati segnalati dalla provincia Los Santos. Nella provincia Los Santos, 51 casi sono stati classificati come febbre da hantavirus1 (HF) senza sindrome polmonare e 48 casi sono stati classificati come sindrome polmonare da hantavirus2 (HPS), inclusi quattro decessi.
- Dei 51 casi di HF, il 41% erano di sesso femminile, il 55% d’età compresa fra 20 e 59 anni, con il 76% dei casi che si è verificato fra giugno 2018 e novembre 2018.
- Dei 48 casi di HPS, il 56% era di sesso femminile, il 67% d’età compresa fra 20 e 59 anni, con oltre la metà dei casi verificatasi a febbraio 2018 (17%) e fra giugno 2018 e settembre 2018 (42%).
- Sono stati segnalati quattro decessi fra i casi di HPS (due donne, due uomini, tutti d’età superiore a 60 anni).
I casi sono stati confermati tramite prove sierologiche e PCR3. Il sequenziamento ha determinato che il tipo di virus associato con questa epidemia è il virus Choclo, isolato per la prima volta nel 1999 nella parte occidentale della Repubblica di Panama.
Casi di hantavirus sono stati segnalati nella Repubblica di Panama sin dal 1999. Negli ultimi cinque anni, la trasmissione del virus è stata documentata nelle province di Los Santos, Herrera, Veraguas, e Cocle. Nel 2018, sono stati segnalati casi nelle province di Los Santos (99 casi, figura 2), Herrera (due casi), Cocle (un caso) e Veraguas (un caso). Poiché il serbatoio degli hantavirus è rappresentato da roditori selvatici e la trasmissione può verificarsi quando le persone vengono in contatto con gli habitat dei roditori, l’attuale aumento di casi di hantavirus in Repubblica di Panama potrebbe essere correlato a modifiche nella numerosità e nella distribuzione delle specie di roditori, così come al rafforzamento della sorveglianza e della capacità di laboratorio a livello provinciale. I fattori ambientali ed ecologici che influenzano le popolazioni di roditori possono avere un impatto stagionale sull’epidemiologia della malattia.Casi di hantavirus sono stati segnalati nella Repubblica di Panama sin dal 1999 (figura 1). Negli ultimi cinque anni, la trasmissione del virus è stata documentata nelle province di Los Santos, Herrera, Veraguas, e Cocle. Nel 2018, sono stati segnalati casi nelle province di Los Santos (99 casi, figura 2), Herrera (due casi), Cocle (un caso) e Veraguas (un caso) (figura 3). Poiché il serbatoio degli hantavirus è rappresentato da roditori selvatici e la trasmissione può verificarsi quando le persone vengono in contatto con gli habitat dei roditori, l’attuale aumento di casi di hantavirus in Repubblica di Panama potrebbe essere correlato a modifiche nella numerosità e nella distribuzione delle specie di roditori, così come al rafforzamento della sorveglianza e della capacità di laboratorio a livello provinciale. I fattori ambientali ed ecologici che influenzano le popolazioni di roditori possono avere un impatto stagionale sull’epidemiologia della malattia.Casi di hantavirus sono stati segnalati nella Repubblica di Panama sin dal 1999 (figura 1). Negli ultimi cinque anni, la trasmissione del virus è stata documentata nelle province di Los Santos, Herrera, Veraguas, e Cocle. Nel 2018, sono stati segnalati casi nelle province di Los Santos (99 casi, figura 2), Herrera (due casi), Cocle (un caso) e Veraguas (un caso) (figura 3). Poiché il serbatoio degli hantavirus è rappresentato da roditori selvatici e la trasmissione può verificarsi quando le persone vengono in contatto con gli habitat dei roditori, l’attuale aumento di casi di hantavirus in Repubblica di Panama potrebbe essere correlato a modifiche nella numerosità e nella distribuzione delle specie di roditori, così come al rafforzamento della sorveglianza e della capacità di laboratorio a livello provinciale. I fattori ambientali ed ecologici che influenzano le popolazioni di roditori possono avere un impatto stagionale sull’epidemiologia della malattia.
Risposta di sanità pubblica
Le attività di risposta di sanità pubblica attualmente in via di applicazione includono:
- Indagini sui casi e loro monitoraggio, inclusa la gestione dei casi.
- Rafforzamento della sorveglianza e ricerca attiva dei casi.
- Controllo dei roditori e misure di mitigazione.
- Aumento delle conoscenze e promozione della salute nelle aree affette.
Valutazione del rischio dell’OMS
L’HPS è una malattia respiratoria zoonotica, virale. L’agente eziologico appartiene al genere Hantavirus, famiglia Bunyaviridae. L’infezione si trasmette principalmente per inalazione di aerosol o contatto con gli escreti, le deiezioni o la saliva dei roditori infetti. I casi umani di infezione da hantavirus generalmente si verificano nelle aree rurali (foreste, campi, fattorie, ecc.), dove si possono ritrovare i roditori portatori del virus. Gli individui infetti possono presentare cefalea, vertigini, brividi, febbre e mialgia. Possono inoltre avere sintomi gastrointestinali (GI) inclusi nausea, vomito, dolori addominali e diarrea, seguiti da insorgenza improvvisa di disturbi respiratori e ipotensione. I sintomi di HPS tipicamente si verificano da due a quattro settimane dopo l’esposizione iniziale, sebbene la sintomatologia possa manifestarsi da una a otto settimane dopo l’esposizione. Il tasso di mortalità può arrivare al 50%.
Nelle Americhe, casi di HPS sono stati segnalati da diversi paesi. A gennaio 2019, la Repubblica di Panama ospiterà la Giornata Mondiale della Gioventù. Questo evento di massa si svolgerà principalmente nella città di Panama, mentre eventi paralleli saranno ospitati in altre province5. Sebbene un aumento stagionale di hantavirus nel mese di gennaio non sia stato documentato precedentemente, l’aumento dei casi è stato correlato alle attività all’aperto ed agricole in ambiente rurale. I partecipanti alla Giornata Mondiale della Gioventù dovrebbero tuttavia ricevere raccomandazioni e indicazioni su come applicare misure precauzionali adeguate per ridurre il rischio d’infezione. Sono state programmate campagne di informazione sanitaria per il personale sanitario e per la popolazione per le prossime settimane. Gli organizzatori e le autorità di sanità pubblica dovrebbero collaborare col settore turistico e dei viaggi per porre materiale educativo e segnaletica appropriata in luoghi strategici e ai punti d’ingresso (es. aeroporti, stazioni del trasporto pubblico, agenzie di viaggio). Dovrebbero inoltre essere prese in considerazione forme alternative di comunicazione inclusi annunci sugli aerei, sulle navi e tramite le emittenti radiofoniche pubbliche. In base ai dati epidemiologici attuali e alle attività di risposta di sanità pubblica, la valutazione del rischio dell’OMS considera che non ci sia un rischio significativo di diffusione internazionale di HPS correlata a questo evento.
Raccomandazioni dell’OMS
L’OPS/OMS raccomanda che i Paesi membri continuino le attività di individuazione, indagine, segnalazione e gestione dei casi per la prevenzione e il controllo delle infezioni causate da hantavirus. Dovrebbe essere posta particolare attenzione ai viaggiatori di ritorno dalle aree affette, cui deve essere raccomandato di segnalare il loro viaggio, poiché l’identificazione precoce e l’assistenza sanitaria immediata possono migliorare gli esiti clinici.
L’assistenza sanitaria durante le fasi iniziali della malattia dovrebbe includere antipiretici e analgesici se necessari. In alcune situazioni, i pazienti dovrebbero ricevere antibiotici ad ampio spettro in attesa della conferma di laboratorio. Data la rapida progressione di HPS, la gestione clinica dovrebbe concentrarsi sul monitoraggio emodinamico del paziente, sulla gestione dei fluidi e sul supporto respiratorio. I casi gravi dovrebbero essere immediatamente trasferiti in unità di terapia intensiva (ICUs).
Le campagne di informazione sanitaria dovrebbero essere volte a favorire l’individuazione e il trattamento immediato della malattia e a prevenirla riducendo il contatto delle persone coi roditori. Le misure preventive dovrebbero coprire i rischi occupazionali e legati all’eco-turismo. Sebbene la maggior parte delle usuali attività turistiche pongano un rischio limitato o assente di esporre i viaggiatori ai roditori o ai loro escreti, le persone che partecipano ad attività all’aperto quali campeggi o escursioni a piedi dovrebbero adottare precauzioni per ridurre la possibile esposizione a materiali potenzialmente infetti.
La sorveglianza di HPS dovrebbe rientrare nel sistema di sorveglianza nazionale e dovrebbe includere le componenti clinica, laboratoristica e ambientale. L’OMS raccomanda l’implementazione di una gestione ambientale integrata, allo scopo di ridurre le popolazioni di roditori. Durante la Giornata Mondiale della Gioventù, la sorveglianza sindromica può allertare le autorità pubbliche per aumenti di forme simil-influenzali e GI fra i partecipanti all’evento di massa.
Attualmente, l’OMS non raccomanda alcuna restrizione ai viaggi e/o al commercio con la Repubblica di Panama in base alle informazioni disponibili per l’attuale epidemia di hantavirus.
Riferimenti bibliografici:
- Pan American Health Organization / World Health Organization (PAHO/WHO). Epidemiological Alert Hantavirus Pulmonary Syndrome (HPS). 17 October 2013.
- Hantavirus in the Americas: Guidelines for diagnosis, treatment, prevention and control.
- Hantavirus information: Centers for Disease Control and Prevention (CDC)
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Raccomandazione
ECDC 12/01/2019
Influenza
Europa
L'attività influenzale continua ad aumentare. Il 44% dei campioni da sindromi simil-influenzali o respiratorie è risultato positivo per virus influenzali. La maggior parte dei virus circolanti sono influenza A(H3N2) e A(H1N1)pdm09.
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WHO 04/01/2019 Repubblica Democratica del Congo
Gli interventi di risposta dell’OMS e dei partner all’epidemia in corso di malattia da virus Ebola (EVD) continuano nonostante l’interruzione di servizi fondamentali dovuti a incidenti legati alla sicurezza a Beni e Butembo, durante le recenti elezioni del 30 dicembre 2018. Per garantire la sicurezza di tutto il personale inviato, come misura precauzionale, le operazioni sono state ridotte per alcune ore il giorno delle elezioni. Tutte le operazioni usuali sono state completamente riprese il 1° gennaio 2019. Dopo l’intensificazione delle attività di campo ad inizio dicembre, si sono potuti osservare notevoli miglioramenti in molte aree, in particolare una diminuzione dei casi a Beni. Tuttavia, tali progressi ottenuti con difficoltà potrebbero ancora essere persi per un nuovo aumento dei livelli di trasmissione dovuti a periodi prolungati di insicurezza che impediscono l’applicazione delle misure di contenimento. Durante il periodo descritto in questo rapporto (27 dicembre 2018 – 2 gennaio 2019) sono stati segnalati 16 nuovi casi confermati dalle zone sanitarie di Beni (due), Butembo (cinque), Katwa (tre), Komanda (uno), Mabalako (uno), e Oicha (quattro).
Al 2 gennaio 2019, si sono verificati 609 casi di EVD in totale (561 confermati e 48 probabili), inclusi 370 decessi, mentre 208 persone sono guarite. In totale, i casi si stanno verificando in foci localizzati di 16 zone sanitarie di Nord Kivu e Ituri. Fra i casi confermati e probabili, il numero di casi è stato maggiore nelle donne della classe d’età 15-49 eleggibili per la vaccinazione (es. non gravide), e anche nelle donne della classe d’età 50 anni e più. Fra i casi probabili e confermati, il 61% (374/609) erano donne (età mediana = 28) ed erano generalmente più anziane dei casi maschili (età mediana = 25,5). Da notare che il 16% (96/607) de casi si sono verificati fra i bambini di età inferiore a 5 anni d’età e il 7% (41/607) fra i bambini di età inferiore ad un anno. La maggior parte dei casi nei bambini di 5 anni d’età o più provenivano da Beni, 48% (46/96). Si sono verificati 29 casi nelle donne in gravidanza, 14 dei quali a Beni, Quindici dei 29 casi erano donne che stavano allattando.
Al 2 gennaio, sono stati segnalati 86 casi in totale di infezioni nosocomiali in pazienti della popolazione generale, principalmente da Beni (34), Butembo (13), Katwa (11) e Mabalako (8). Non si sono verificati nuovi casi negli operatori sanitari durante il periodo descritto da questo rapporto. Attualmente, si sono avuti in totale 55 casi di EVD negli operatori sanitari, 11 dei quali sono deceduti e otto sono stati ospedalizzati come pazienti. Degli operatori sanitari per cui erano disponibili le informazioni cliniche, il 36% (18/50) sono deceduti. Undici operatori sanitari si sono infettati in un ospedale policlinico mentre le altre 30 strutture sanitarie hanno segnalato da uno a tre casi ognuna durante l’intera epidemia. Da notare che il 22% (133/609) di tutti i casi all’anamnesi riportavano di essere stati in un ospedale da 1 a 21 giorni prima dell’insorgenza della malattia.
La ricerca sistematica dei contatti durante le indagini iniziali dei casi rimane difficile a causa del persistere dell’atteggiamento ostile delle comunità e del deteriorarsi delle condizioni di sicurezza nel territorio durante le recenti elezioni. Ciò ha causato che alcuni nuovi casi confermati non siano stati identificati come potenziali contatti. Di tutti i casi, il 66% (327/495) avevano avuto un contatto con un caso, e il 37% (177/478) avevano partecipato a cerimonie funebri. Per una gran parte dei casi, il 34% erano presenti entrambe queste esposizioni.
Il Ministero della Salute (MoH), l’OMS e i partner continuano a monitorare e investigare tutte le allerta nelle aree affette, in altre province della Repubblica Democratica del Congo e nei paesi confinanti. Dalla pubblicazione dell’ultimo comunicato, sono state investigate allerta in diverse province della Repubblica Democratica del Congo e in Uganda. Attualmente, EVD è stata esclusa in tutte le allerta esterne alle aree affette dall’epidemia menzionate precedentemente.
Raccomandazioni dell’OMS
Traffico internazionale: l’OMS raccomanda di evitare qualsiasi restrizione ai viaggi e al commercio con la Repubblica Democratica del Congo in base alle informazioni attualmente disponibili. Attualmente non esiste un vaccino autorizzato per proteggere le persone contro il virus Ebola. Pertanto, qualsiasi richiesta di certificati attestanti la vaccinazione contro Ebola non costituisce un motivo ragionevole per restringere i movimenti transfrontalieri o l’emissione di visti per i passeggeri in uscita dalla Repubblica Democratica del Congo. L’OMS continua a monitorare attentamente e, se necessario, verificare le misure relative ai viaggi e al commercio per questo evento. Attualmente, nessun paese ha implementato misure restrittive sui viaggi che interferiscano significativamente col traffico internazionale da e per la Repubblica Democratica del Congo. I viaggiatori dovrebbero informarsi presso un medico prima di partire e applicare adeguate misure igieniche.
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Raccomandazione
WHO 10/01/2019 Repubblica Democratica del Congo
All’8 gennaio 2019, si sono verificati 628 casi totali di EVD1 (580 confermati e 48 probabili), inclusi 383 decessi (tasso di mortalità generale: 61%). Sinora, sono guarite 222 persone che sono state dimesse dai Centri di Trattamento per Ebola (ETC) e inserite in un programma dedicato al monitoraggio e al supporto dei sopravvissuti.
Negli ultimi 21 giorni (19 dicembre – 8 gennaio 2019), sono stati segnalati casi da dieci zone sanitarie in cui l’epidemia rimane attiva, che comprendono: Katwa (18), Butembo (16), Oicha (13), Beni (13), Kalungata (6), Mabalako (5), Komanda (3), Musienene (2), Kyondo (1) e Nyankunde (1). In generale i casi si sono verificati in foci localizzati all’interno di 16 zone sanitarie nelle province di Nord Kivu e Ituri. Le attività di sorveglianza vengono mantenute per individuare rapidamente riemergenze o reintroduzioni in tutte le aree.
Le tendenze relative al verificarsi di nuovi casi riflettono la continuazione dell’epidemia in tutte queste aree geograficamente disperse, con un’incoraggiante declino dell’incidenza dei casi in aree quali Beni. Tali progressi, guadagnati con difficoltà, potrebbero ancora essere persi se si verificassero prolungati periodi di insicurezza che impediscono gli sforzi di contenimento dell’epidemia.
Fra i casi di EVD confermati e probabili, il 61% (385/628) erano donne e il 30% (189/628) erano bambini minori di 18 anni. Questo valore include un elevato numero di casi nei bambini d’età inferiore ad un anno (38) e d’età compresa fra 1 e 4 anni (58). Mentre sono in corso le indagini per comprendere i fattori di rischio per questo numero sproporzionatamente alto, le equipe di risposta continuano a considerare prioritari questi gruppi di popolazione per mitigare, quando possibile, il rischio di trasmissione.
Continua il monitoraggio e l’indagine di tutte le allerta nelle aree affette, in altre province della Repubblica Democratica del Congo e nei paesi confinanti. Dalla pubblicazione dell’ultimo comunicato, sono state investigate allerta in diverse province della Repubblica Democratica del Congo, in Uganda, in Sud Sudan, in Ruanda ed in un viaggiatore di ritorno dal Burundi in Svezia. Attualmente, EVD è stata esclusa in tutte le allerta esterne alle aree affette dall’epidemia. Anche i viaggiatori internazionali che possono essere venuti in contatto col virus, incluso un dottore che è tornato negli Stati Uniti d’America dopo aver fornito assistenza medica in Repubblica Democratica del Congo, sono seguiti attentamente; attualmente tutti restano asintomatici.
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Raccomandazione
WHO 16/01/2019 Arabia Saudita
Dal 1 dicembre al 31 dicembre 2018, International Health Regulations (IHR) National Focal Point dell'Arabia Saudita ha riportato 5 nuovi casi di infezione da MERS-CoV.
Dal 2012 al 31 dicembre 2018, il numero totale dei casi confermati di MERS-CoV riportati a livello globale a WHO è 2.279, con 806 decessi associati.
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Raccomandazione
ECDC 12/01/2019
Morbillo
Europa
Europa: nel 2018, fino al 10 gennaio 2019, la maggior parte dei casi è stata riportata da Romania (5.376), Francia (2.902), Italia (2.427) e Grecia (2.290). Nel 2018 riportati 35 decessi da Romania (22), Italia (8), Francia (3) e Grecia (2).
Paesi extra EU/EFTA: in Ukraina riportati oltre 54.000 casi nel 2018, inclusi 16 decessi; all'inizio del 2019 riportati più di 2.000 casi, incluso un decesso. Hanno riportato casi anche Algeria, Bielorussia, Israele, Mauritius, Serbia e US.
Sommario Epidemiologico per i paesi EU/EFTA 2018
Bulgaria: 13 casi.
Repubblica Ceca: 182 casi. (7 casi nel 2019).
Danimarca: 8 casi.
Finlandia: 15 casi.
Francia: 2.902 casi.
Germania: 537 casi.
Grecia: 2.290 casi.
Ungheria: 21 casi.
Irlanda: 85 casi.
Italia: 2.427 casi.
Latvia: 23 casi.
Lituania: 8 casi.
Paesi Bassi: 0.1 casi/100.000 abitanti.
Polonia: 339 casi.
Portogallo: 32 casi.
Spagna: 226 casi.
Svezia: 43 casi.
Svizzera: non disponibile il report 2018. (1 caso nel 2019).
Rilevante sommario epidemiologico per i paesi extra EU/EFTA 2018
Bielorussia: 254 casi.
Israele: più di 2.300 casi.
Serbia: 5.783.
Ukraina: 54.481 casi. (2.305 casi nel 2019).
Algeria: 27.700 casi.
US: 292 casi.
Mauritius: 1.344 casi.
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Raccomandazione
ECDC 05/01/2019 Situazione Mondiale
Dall'inizio del 2018 al 18 dicembre 2018, riportati casi di poliovirus selvaggio tipo 1 in due paesi: Afghanistan (21) e Pakistan (8).
Dall'inizio del 2018 al 18 dicembre 2018, riportati 100 casi di cVDPV in sei paesi: cVDPV1 in Papua New Guinea (26), cVDPV2 in Repubblica Democratica del Congo (20), Mozambique (1), Niger (8), Nigeria (32) e Somalia (13). La Somalia ha riportato cinque casi di cVDPV2, sei casi di cVDPV tipo 3 (cVDPV3) e un caso di coinfezione cVDPV2 e cVDPV3.
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Raccomandazione
WHO 08/01/2019 Repubblica Democratica del Congo
A ottobre 20118, sono stati individuati isolati geneticamente collegati al poliovirus tipo 2 di derivazione vaccinale (cVDPV2) in due casi nella provincia Haut-Katanga (distretto Mufunga-Sampwe) in Repubblica Democratica del Congo. Il primo caso era un bambino di 11 anni d’età, con insorgenza della paralisi flaccida acuta (AFP) il 6 ottobre. Il secondo caso era un bambino di 29 mesi d’età, con insorgenza della sintomatologia il 7 ottobre: questo caso è un contatto del primo caso. I virus isolati sono nuovi e non correlati al cVDPV2s individuato precedentemente nel paese. Questo è il quarto distinto episodio epidemico da cVDPV2s individuato nel paese da giugno 2017. In totale, attualmente sono stati confermati 42 casi di cVDPV2s dall’identificazione del primo focolaio a giugno 2017, di cui 20 casi son stati diagnosticati nel 2018.
Attività di Sanità Pubblica
A febbraio 2018, il governo ha dichiarato che il cVDPV2 costituisce un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza nazionale. Il 26 luglio 2018, il Ministro della Salute, il direttore generale dell’OMS, il direttore regionale per l’Africa, e i governatori provinciali hanno convocato un incontro urgente, di alto livello e firmato la “Dichiarazione di Kinshasa per l’Eradicazione della Polio”. I governatori provinciali si sono impegnati a fornire la supervisione necessaria, la responsabilità e le risorse necessarie per migliorare urgentemente la qualità della risposta ai focolai epidemici implementata in tutto il paese. È imperativo che le rimanenti lacune operative nella risposta ai focolai epidemici siano urgentemente colmate tramite un’appropriata supervisione e partecipazione.
L’OMS e gli altri partner stanno rispondendo in accordo ai protocolli internazionali di risposta alle epidemie, incluso attraverso la somministrazione di vaccino orale monovalente di tipo 2 (mOPV2). Tuttavia, difficoltà operative, quali la sotto-immunizzazione delle popolazioni ad alto rischio, continuano ad ostacolare la completa implementazione di questi protocolli. Pertanto, per ora le attività di risposta non hanno permesso di controllare adeguatamente l’epidemia né prevenuto la sua diffusione. La recente comparsa del quarto focolaio epidemico di cVDPV2 in Haut Katanga può potenzialmente essere attribuita all’uso in precedenza di mOPV2 e può essere correlata all’attuale limitata capacità del programma di risposta di adattarsi efficacemente e implementare rapidamente le necessarie misure correttive.
Data l’evidenza di diffusione geografica di alcuni di questi ceppi e l’emergenza del nuovo ceppo, sono stati somministrati due round di vaccinazione con mOPV2 su larga scala a settembre 2018 e a ottobre 2018 indirizzate a circa 12 milioni di bambini in 16 delle 26 province del paese. Le attività di sorveglianza e immunizzazione continuano ad essere rafforzate in Repubblica Democratica del Congo e nei paesi confinanti.
Le attività di risposta all’epidemia di polio sono condotte simultaneamente all’epidemia di Ebola in corso che colpisce la provincia Nord Kivu nella parte orientale del paese. Le equipe di risposta all’epidemia di polio operano in stretto coordinamento con la più ampia rete dell’emergenza umanitaria, per assicurare che entrambe le epidemie siano affrontate in maniera coordinata.
Valutazione del rischio dell’OMS
Attualmente, l’OMS ha valutato il rischio totale di sanità pubblica associato con questi quattro focolai epidemici come molto elevato. Il rischio di diffusione internazionale, in particolare ai paesi confinanti, rimane elevato a causa del protrarsi di questi focolai in prossimità dei confini internazionali. Il rischio è maggiore a causa degli spostamenti della popolazione dalle aree colpite della Repubblica Democratica del Congo, all’Uganda, alla Repubblica Centrafricana, allo Zambia e al Sud Sudan. A luglio 2018, considerando l’epidemiologia dei casi di polio segnalati, le analisi genetiche dei poliovirus isolati, il rischio di ulteriore diffusione all’interno del paese e a livello internazionale, e la capacità di risposta del paese, l’epidemia è stata classificata come un’emergenza di sanità pubblica di grado 2, sulla base del Quadro di Risposta alle Emergenze dell’OMS.
L’individuazione di cVDPV2 sottolinea l’importanza di mantenere elevate coperture nelle vaccinazioni di routine per ridurre il rischio e le conseguenze derivanti dalla circolazione di poliovirus. Questi eventi sottolineano il rischio posto da qualsiasi trasmissione del virus a basso livello. È necessaria una forte risposta all’epidemia per impedire l’ulteriore trasmissione della malattia, assicurare sufficienti coperture vaccinali nelle aree affette e prevenire simili epidemie in futuro. L’OMS continuerà a valutare la situazione epidemiologica e le misure di risposta all’epidemia implementate.
Raccomandazioni dell’OMS
È importante che tutti i paesi, in particolare quelli con elevato numero di viaggi e contatti con i paesi e le aree colpiti da polio, rafforzino la sorveglianza per i casi di AFP per individuare rapidamente qualsiasi nuova importazione di virus e facilitare una risposta rapida. Paesi, territori ed aree dovrebbero inoltre mantenere coperture vaccinali di routine uniformemente elevate a livello distrettuale per minimizzare le conseguenze di qualsiasi nuova introduzione di virus. La pubblicazione dell’OMS Viaggi Interazionali e Salute raccomanda che tutti i viaggiatori che si recano in aree colpite dalla polio siano completamente vaccinati contro la polio. I residenti e i visitatori che si fermano per più di 4 settimane nelle aree infette dovrebbero ricevere un’ulteriore dose di vaccino orale (OPV) o vaccino inattivato contro la polio (IPV) da 4 settimane a 12 mesi prima del viaggio. Dovrebbe inoltre essere assicurato che le persone che sono state vaccinate siano fornite della documentazione appropriata per dimostrare il loro status vaccinale.
In base alle raccomandazioni del Comitato d’Emergenza convocato nell’ambito del Regolamento Sanitario Internazionale (2005), devono continuare gli interventi per limitare la diffusione internazionale di poliovirus che rimane un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC). I paesi in cui si verifica trasmissione di poliovirus sono soggetti a raccomandazioni temporanee. Per ottemperare alle raccomandazioni temporanee emesse nell’ambito di una PHEIC, qualsiasi paese infetto da poliovirus deve dichiarare il focolaio epidemico come un’emergenza di sanità pubblica nazionale.
Attualmente, l’OMS non raccomanda alcuna restrizione ai viaggi e/o al commercio con la Repubblica Democratica del Congo sulla base delle informazioni disponibili per l’attuale epidemia di cVDPV2. Dovrebbero essere condotte attività transfrontaliere fra la repubblica Democratica del Congo e i paesi confinanti per rafforzare la sorveglianza dell’AFP, l’immunizzazione di routine e le operazioni collegate al controllo di altre malattie prevenibili con la vaccinazione. Dovrebbe iniziare rapidamente la collaborazione diretta e regolare fra province e distretti confinanti, in attesa della formalizzazione dell’indirizzo amministrativo e politico.
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Raccomandazione
ECDC 12/01/2019
Rosolia
Europa
Nel 2018 segnalati casi sporadici nei paesi EU/EEA; riportato un focolaio in Spagna.
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Raccomandazione
WHO 15/01/2019
Rosolia
Giappone
Aggiornamento al 28 dicembre 2018.
Situazione epidemiologica
Il 21 dicembre 2018, il Ministero giapponese della Salute, del Lavoro e del Welfare (MHLW) ha notificato all'Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) un aumento del numero dei casi di rosolia a partire dal mese di giugno 2018. La maggior parte dei casi è stata segnalata nella città di Tokyo e nelle prefetture di Chiba, Kanagawa, Saitama, Aichi, Osaka e Fukuoka e le aree limitrofe.
Nel 2018 il numero di casi segnalati è aumentato a partire dal 24 giugno 2018 e tra il 1° gennaio e il 9 dicembre sono stati segnalati 2.586 casi. La maggior parte dei casi (81%) erano maschi adulti. Solo 19 casi (meno dell’1%) sono stati importati da altri paesi. Dei 397 casi testati per il genotipo del virus, 369 casi (93%) sono stati infettati dal ceppo di genotipo 1E del virus della rosolia. Nelle ultime settimane il numero di casi segnalati è gradualmente diminuito, da un massimo di 216 casi alla settimana, alla fine di ottobre 2018, a 121 casi alla settimana, all'inizio di dicembre 2018.
Il Giappone aveva registrato un'epidemia di rosolia su scala nazionale dal 2012 al 2013, con oltre 16.000 casi e 45 casi di sindrome da rosolia congenita (CRS) riportati durante questo periodo. Il ceppo genotipico 2B è stato identificato come principalmente responsabile di quell'epidemia. La vaccinazione di routine per la rosolia è stata introdotta per la prima volta nel 1977 per le donne, e poi estesa agli uomini nel 1995. Pertanto, la prevalenza di anticorpi tra gli uomini nati tra il 1962 e il 1979 è inferiore rispetto a quella osservabile in altre fasce di età. Un'analisi siero-epidemiologica effettuata nel 2012 aveva indicato che probabilmente un accumulo di individui suscettibili tra i maschi adulti di età compresa tra 30 e 49 anni era stato responsabile dell'epidemia 2012-2013.
Dopo tale epidemia, il numero annuo di casi segnalati era diminuito: 319 casi nel 2014; 163 casi nel 2015; 126 casi nel 2016; 93 casi nel 2017.
Dal gennaio 2018, agli operatori sanitari è stato richiesto di segnalare tutti i casi clinici di rosolia per l’identificazione tempestiva dei contatti e la conferma di laboratorio.
Impatto della malattia sulla salute pubblica
La rosolia di solito è una malattia esantematica febbrile lieve che può verificarsi nei bambini e negli adulti. Tuttavia, può causare la CRS nel nascituro quando le donne suscettibili sono esposte alla rosolia in gravidanza.
Sebbene la prevalenza di sieropositività alla rosolia sia stimata essere al 92% in Giappone, l'eliminazione della rosolia non è stata ancora raggiunta nel paese. Inoltre, già nel 2017, alla luce della bassa sieropositività per rosolia nei i maschi adulti tra i quaranta e i cinquanta anni (tra il 76% e l'84%), era stata considerata possibile un'epidemia di rosolia su scala nazionale.
Diffusione della malattia a livello internazionale
Poiché l'epidemia di rosolia è in corso, esiste la possibilità che viaggiatori internazionali non immuni alla rosolia possano essere infettati durante il loro soggiorno in Giappone e che questi trasmettano la malattia altrove. Le donne incinte non vaccinate e che non abbiano avuto la malattia naturale sono a rischio di infezione se viaggiano in aree in cui circola il virus della rosolia, con il conseguente rischio di sviluppo di CRS nel prodotto del concepimento.
Sulla base delle informazioni disponibili, al momento non è necessaria l'attuazione di misure restrittive su viaggi o commercio nei confronti del Giappone.
Misure di salute pubblica adottate
Il MHLW ed i Governi locali hanno implementato le seguenti azioni:
• Svolgimento di indagini epidemiologiche, compresa l’identificazione dei contatti.
• Rafforzamento della comunicazione del rischio per gli operatori sanitari ed il pubblico.
• Implementazione delle attività vaccinali di routine nei confronti della rosolia e coinvolgimento degli individui adulti nelle campagne di vaccinazione contro la rosolia nei luoghi di lavoro.
• Raccomandazione di verificare l’eventuale titolo anticorpale contro la rosolia per le donne incinte, le donne che pianificano una gravidanza e le persone che convivono con donne in gravidanza; il test per il dosaggio è fornito con l'assistenza finanziaria del MHLW e dei Governi locali. Il MHLW ed i governi locali raccomandano la vaccinazione per le donne che pianificano una gravidanza e le persone suscettibili che vivono con donne in gravidanza.
• Aumento dell’approvvigionamento di vaccino anti-rosolia per le istituzioni sanitarie nelle aree epidemiche interessate dal maggior numero di casi (città di Tokyo e prefetture di Chiba, Kanagawa, Saitama, Aichi, Osaka e Fukuoka).
Inoltre, il MHLW e le amministrazioni locali stanno predisponendo l’introduzione di test anticorpali gratuiti per gli uomini di età compresa tra 39 e 56 anni (esclusi dal primo programma nazionale di vaccinazione nei confronti della rosolia, avviato nel 1977) e richiedono la vaccinazione ai soggetti suscettibili per rafforzare l'immunità di gregge. Il MHLW mira ad aumentare la quota di soggetti immuni alla rosolia dall'80% all'85%, attraverso la vaccinazione mirata dei soggetti che rientrano in questa fascia di età, entro lo svolgimento delle Olimpiadi di Tokyo nel luglio 2020 e continuerà a mettere in atto iniziative per raggiungere una prevalenza superiore al 90% in questa fascia di età entro marzo 2021.
Valutazione del rischio da parte dell'OMS
La rosolia è un'infezione virale contagiosa, generalmente lieve, che si verifica soprattutto nei bambini e nei giovani adulti. È la causa principale di difetti alla nascita prevenibili grazie alla vaccinazione e può causare la morte del feto o difetti congeniti noti come CRS quando una donna contrae l’infezione in gravidanza.
Raccomandazioni dell'OMS
L'OMS raccomanda:
• che tutti i paesi che non abbiano ancora introdotto la vaccinazione contro la rosolia lo facciano utilizzando il programma di vaccinazione contro il morbillo già consolidato. Il Gruppo Strategico Consultivo sull’Immunizzazione dell’OMS (SAGE) raccomanda di accelerare l'inclusione della vaccinazione contro la rosolia nei programmi di immunizzazione di routine per garantire il miglioramento del controllo della rosolia.
• la realizzazione di campagne di vaccinazione mirate per quei gruppi di popolazione con bassa copertura immunitaria per la rosolia (come i maschi adulti nell'attuale epidemia in Giappone), come misura supplementare per prevenire la diffusione della rosolia e ridurre il rischio di casi CRS. Queste persone dovrebbero ricevere almeno 1 dose di vaccino o sottoporsi a un test anticorpale per valutare l’opportunità di effettuare la vaccinazione.
• a tutti i paesi, di incrementare le coperture vaccinali per la rosolia sia per i bambini che per gli adulti, rafforzando la consapevolezza pubblica della CRS e dell'importanza di raggiungere un'elevata immunità in tutti i gruppi di età per aiutare a prevenire questa grave condizione.
L'OMS non raccomanda alcuna restrizione ai viaggi e agli scambi commerciali con il Giappone in base alle informazioni disponibili sull'attuale epidemia.
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