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Notizie di Feb 2019
Fonte Malattia Paese Situazione e Protezione
WHO 04/02/2019 Giamaica
Il 3 gennaio 2019, il Punto di Contatto Nazionale della Giamaica per il Regolamento Sanitario Internazionale (IHR) ha segnalato all’OMS un aumento dei casi di dengue in Giamaica.
Dal 1° al 21 gennaio 2019, sono stati segnalati 339 casi sospetti e confermati di dengue, inclusi sei decessi.
Nel 2018 sono stati notificati in totale 986 casi sospetti e confermati di dengue, inclusi 13 decessi. Il numero di casi segnalati nel 2018 è stato 4,5 volte più elevato di quello del 2017 (215 casi, inclusi sei decessi). I casi segnati sinora nel 2019 superano la soglia epidemica.
Secondo i dati storici, la Giamaica ha segnalato un’epidemia di grandi dimensioni nel 2016, quando sono stati notificati 2.297 casi di infezione da dengue inclusi due decessi. A quel tempo è stata confermata la circolazione dei sierotipi virali DENV3 e DENV4.
Alla fine del 2018, il maggior numero di casi segnalati è stato notificato dalle località di Kingston e Saint Andrew. Nel 2019, finora il maggior numero di casi è stato segnalato dalla località di Saint Catherine.
Gli esami di laboratorio hanno identificato che il sierotipo attualmente circolante è il DENV3.
A gennaio 2019, alcuni paesi e territori della regione caraibica, quali Guadalupe, Martinica e Saint Martin, hanno segnalato un aumento dei casi di dengue. Da notare che a Saint Martin e Guadalupe sta attualmente circolando il sierotipo DENV1.
Interventi di sanità pubblica
 -- Il Ministero della Salute (MoH) ha dichiarato l’epidemia di dengue il 3 gennaio 2019.
 -- Le autorità sanitarie in Giamaica stanno implementando misure per le seguenti attività:
rafforzamento del controllo dei vettori integrato, rafforzamento della sorveglianza dei casi;
mobilitazione sociale, gestione clinica, rafforzamento delle capacità diagnostiche di laboratorio e comunicazione del rischio in emergenza.
-- Il MoH sta collaborando con l’Organizzazione Panamericana della Salute (PAHO/WHO) e altre agenzie internazionali per rafforzare e coordinare le attività di risposta.
 -- Da luglio 2018, il MoH ha intensificato le attività di controllo dei vettori.
 -- Il MoH ha istituito il Centro Operativo d’Emergenza il 27 dicembre 2018, e lo ha attivato completamente il 3 gennaio 2019 per facilitare il coordinamento e la segnalazione delle attività. Le attività sono volte a rafforzare le capacità di risposta con adeguate risorse umane, e a supportare gli sforzi per ridurre gli indici entomologici per la zanzara Aedes aegypti in tutta l’isola e migliorare le capacità di gestione clinica.
Valutazione del rischio dell’OMS
La Giamaica ha continuato a segnalare casi di dengue dal 1990 a tutto il 2018, tuttavia, da dicembre 2018 è stato osservato un aumento dei casi che supera la soglia epidemica. Simili notevoli aumenti sono stati segnalati nel 2010 (2.887 casi), 2012 (4.670 casi), e 2016 (2.297 casi). L’aumento di casi di dengue nelle isole caraibiche può causare infezioni secondarie da virus dengue più gravi e richiede una diffusa comunicazione del rischio.
Raccomandazioni dell’OMS
Il 21 novembre 2018, PAHO/WHO ha allertato i Paesi membri sull’aumento dei casi di dengue in paesi e territori americani e ha raccomandato azioni coordinate, sia all’interno che all’esterno del settore sanitario, incluso la definizione delle attività prioritarie per prevenire la trasmissione di dengue e i decessi causati da questa malattia.
PAHO/WHO raccomanda inoltre di seguire le principali raccomandazioni relative alla preparazione e risposta alle epidemie, gestione dei casi, laboratori, e gestione integrata dei vettori, pubblicate nell’Aggiornamento su Dengue di PAHO/WHO del 21 novembre 2018, consultabile al seguente link:
 PAHO Epidemiological Alert: Dengue (21 November 2018)
Non esiste un trattamento specifico per le forme cliniche di dengue, pertanto la prevenzione rappresenta il principale intervento per ridurre il rischio di infezione. L’OMS raccomanda un’adeguata ed immediata gestione dei casi di dengue. Bisogna continuare a rafforzare la sorveglianza in tutte le aree affette e a livello nazionale. Bisogna che continuino ad essere diffusi i messaggi chiave di sanità pubblica per ridurre il rischio di trasmissione di dengue nella popolazione.
Inoltre, devono essere rafforzate le attività di gestione integrate dei vettori (IVM) per rimuovere i potenziali siti in cui le zanzare si riproducono, ridurre la popolazione dei vettori, e minimizzare l’esposizione individuale. Ciò dovrebbe includere strategie di controllo delle forme adulte e larvali del vettore (es. gestione ambientale e riduzione delle fonti, e misure di controllo chimico) e strategie per proteggere gli individui e le abitazioni. Se le zanzare pungono all’interno delle abitazioni, i prodotti insetticidi spruzzati all’interno delle abitazioni, gli zampironi o altri vaporizzatori di insetticidi possono ridurre le punture. Infissi domestici, quali zanzariere a porte e finestre o l’uso di aria condizionata, possono ugualmente ridurre le punture di zanzara. Poiché le zanzare Aedes (il principale vettore di trasmissione) pungono di giorno, si raccomanda l’uso di misure di protezione individuale quali indossare abiti che coprano la maggior parte del corpo nelle ore diurne. Si possono applicare repellenti sulla cute esposta o sugli abiti. L’uso di repellenti deve essere effettuato applicando strettamente le istruzioni riportate in etichetta. Le zanzariere impregnate di insetticida assicurano una buona protezione contro le punture di zanzara alle persone che usano riposarsi durante il giorno (es. bambini, lavoratori che fanno il turno di notte e persone costrette a letto) e durante la notte.
L’OMS non raccomanda che venga applicata alcuna restrizione generale ai viaggi o al commercio in base alle informazioni disponibili per questo evento.
Per approfondire
https://www.who.int/csr/don/4-february-2019-dengue-jamaica/en/
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Raccomandazione
WHO 27/02/2019 Situazione Mondiale
Dengue vaccine: WHO position paper - September 2018
Il vaccino vivo attenuato CYD-TDV contro la dengue, ha dimostrato in trials clinici di essere efficace e sicuro in soggetti che hanno già contratto un'infezione da virus dengue in passato (soggetti sieropositivi), ma determina un incremento del rischio di dengue severa in coloro che hanno contratto la prima infezione dopo la vaccinazione (soggetti sieronegativi). I paesi dovrebbero prendere in considerazione l'introduzione della vaccinazione contro la dengue CYD-TDV solo se è possibile minimizzare il rischio tra i soggetti sieronegativi.
Per i paesi che considerano necessaria la vaccinazione nel contesto dei programmi di controllo della dengue, è raccomandato uno screening pre-vaccinale. Attraverso tale strategia solo i soggetti con evidenza di una pregressa infezione da virus dengue dovrebbero essere vaccinati (test anticorpale confermato). Qualora lo screening pre-vaccinale non fosse praticabile, la vaccinazione senza screening individuale potrebbe essere considerata in aree con recente documentazione di sieroprevalenza di almeno l'80%, dai nove anni di età.
I test di screening dovrebbero avere alta specificità, per evitare la vaccinazione di soggetti sieronegativi ed alta sensibilità per assicurare che un'alta percentuale di soggetti sieropositivi sia vaccinata. Il test sierologico convenzionale per dengue virus IgG (dengue IgG ELISA) è disponibile nella maggior parte dei paesi endemici e dovrebbe essere utilizzato per identificare i soggetti con pregressa infezione da virus dengue.
Uno screening pre-vaccinale dovrebbe anche essere preso in considerazione in setting di trasmissione da bassa a moderata. In setting con bassa prevalenza è necessario un test ad alta specificità. Dati i limiti relativi alla specificità, alcuni soggetti sieronegativi potrebbero essere vaccinati, a causa di un risultato falso positivo. Inoltre poiché la protezione contro la dengue indotta dal vaccino in soggetti sieropositivi è alta, ma non completa, in alcuni soggetti potrebbe verificarsi la malattia. Tali limiti dovranno essere comunicati alle popolazioni cui viene offerta la vaccinazione.
La decisione di implementare strategie di screening pre-vaccinale con i test attualmente disponibili, richiederà una accurata valutazione, che includa la sensibilità e specificità dei test disponibili localmente, l'epidemiologia della dengue, il tasso di ospedalizzazione specifico per paese e la disponibilità sia del vaccino CYD-TDV, sia dei test di screening.
La decisione di implementare la strategia vaccinale, basata su criteri di sieroprevalenza, senza screening individuale, in aree con documentato tasso di sieroprevalenza di almeno l'80%, dall'età di nove anni, richiederà una sierosorveglianza ad alta risoluzione, a livello distrettuale o sub-distrettuale. Sarà necessaria una adeguata comunicazione, al fine di assicurare una appropriata informazione relativa al rischio della vaccinazione in soggetti con sierostato sconosciuto.
La vaccinazione anti dengue dovrebbe essere considerata come parte integrante delle strategie di prevenzione e controllo della dengue.
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Raccomandazione
WHO 14/02/2019 Nigeria
Dal 1° gennaio al 10 febbraio 2019, sono stati segnalati 327 casi di febbre di Lassa (324 casi confermati e tre casi probabili) con 72 decessi (tasso di mortalità = 22%) da 20 stati [della Nigeria] e dal Territorio Federale della Capitale, con la maggioranza dei casi segnalati dagli stati di Edo (108) e Ondo (103). Dodici casi sono stati segnalati fra gli operatori sanitari in sette stati - Edo (4), Ondo (3), Ebonyi (1), Enugu (1), Rivers (1), Bauchi (1) e Benue (1) incluso un decesso a Enugu.
Il numero dei casi confermati segnalato in tutta la Nigeria rimane elevato. Nella sesta settimana del 2019 (settimana che termina il 10 febbraio 2019), sono stati notificati 37 nuovi casi confermati inclusi 10 decessi (tasso di mortalità = 27%) da nove stati nigeriani. La maggioranza dei casi è stata segnalata dagli stati di Ondo (12) e Edo (10). Il numero dei casi confermati riportati nella sesta settimana del 2019 rappresenta un leggero decremento comparato alla quinta settimana in cui sono stati segnalati 68 casi confermati.
Dei 3.746 contatti identificati da gennaio 2019, sono ancora in follow up 2.658, mentre 1.045 hanno completato il follow up di 21 giorni. Sessanta contatti sono diventati sintomatici, 39 dei quali sono risultati positivi ai test.
Novantuno pazienti sono attualmente ricoverati nei centri di trattamento del paese. I pazienti sono trattati con terapia di supporto standard.
Attività di sanità pubblica
 - Il 22 gennaio 2019, il centro nigeriano per il controllo delle malattie (NCDC) ha dichiarato che l’epidemia rappresenta un’emergenza.
 - Sono state inviate a Ondo, Edo, Ebonyi, Plateau, e Bauchi equipe nazionali multisettoriali One Health di risposta rapida per supportare le indagini di campo e le attività di risposta.
 - In tutti gli stati è in corso una sorveglianza rafforzata a seguito delle comunicazioni di allerta e dei comunicati stampa dell’NCDC.
 - È in corso il trattamento dei casi di febbre di Lassa in centri di trattamento designati in tutto il paese.
 - Continuano negli stati le attività di comunicazione del rischio e di partecipazione comunitaria. Il livello di consapevolezza a livello nazionale è stato rafforzato con la conferenza sulla febbre di Lassa recentemente conclusa, che si è svolta dal 16 al 17 gennaio 2019.
Valutazione del rischio dell’OMS
La febbre di Lassa è una febbre emorragica acuta virale. Il virus di Lassa viene trasmesso alle persone attraverso il contatto con alimenti od oggetti domestici contaminati con urina o feci di roditori. Può inoltre verificarsi la trasmissione da persona a persona e in laboratorio. Il tasso di mortalità generale è dell’1%, tuttavia può raggiungere il 15% e oltre fra i pazienti ospedalizzati con sintomatologia grave. Attualmente non esiste un vaccino autorizzato. Il trattamento precoce con reidratazione e cure sintomatiche migliorano le probabilità di sopravvivenza.
Sebbene la febbre di Lassa sia endemica in Nigeria con il picco stagionale anticipato fra dicembre e giugno, l’attuale aumento dei nuovi casi confermati e dei decessi dovrebbe essere monitorato attentamente e appropriatamente trattato. Negli anni passati sono stati segnalati casi nei confinanti Benin e Togo potenzialmente originari dalla Nigeria e pertanto i paesi confinanti dovrebbero essere monitorati.
Con dodici casi confermati per ora fra gli operatori sanitari, si ha evidenza di trasmissione nosocomiale della malattia fra segnalazioni di misure di prevenzione e controllo delle infezioni (IPC) inadeguate fornite in alcune strutture sanitarie e soddisfazione degli operatori sanitari per il mantenimento delle misure IPC.
Raccomandazioni dell’OMS
La prevenzione della febbre di Lassa si basa sulla partecipazione delle comunità e sulla promozione delle condizioni igieniche per evitare che i roditori entrino nelle case. In ambiente sanitario, il personale dovrebbe sempre applicare le precauzioni standard per la prevenzione e il controllo delle infezioni quando fornisce assistenza ai pazienti, per prevenire le infezioni nosocomiali. L’OMS continua a raccomandare a tutti i paesi situati nella cintura della febbre di Lassa la necessità di rafforzare l’individuazione precoce e il trattamento dei casi per ridurre il tasso di mortalità e di rafforzare la collaborazione transfrontaliera.
L’OMS non raccomanda alcuna restrizione ai viaggi o al commercio con la Nigeria in base alle informazioni attualmente disponibili.
Per ulteriori informazioni l’OMS ha predisposto la scheda seguente:
 WHO fact sheet on Lassa fever
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Raccomandazione
PAHO 01/02/2019 America Latina
Tra gennaio 2017 e dicembre 2018, sei paesi e territori della Regione delle Americhe hanno riportato casi confermati di febbre gialla: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, French Guiana, Peru. Il numero dei casi riportati eccede rispetto al numero di casi riportati in diversi decenni. Nel 2019, Brasile e Peru hanno riportato casi verificatisi tra dicembre 2018 e gennaio 2019.
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Raccomandazione
PAHO 01/02/2019 Brasile
In Brasile il periodo di maggiore trasmissibilità (periodo stagionale) decorre da dicembre a maggio. L'espansione dalle storiche aree di trasmissione della febbre gialla ad aree precedentemente considerate non a rischio, ha causato due ondate di trasmissione, una durante il periodo stagionale 2016-2017, con 778 casi umani, inclusi 262 decessi, e un'altra durante il periodo stagionale 2017-2018, con 1.376 casi umani e 483 decessi.
Nel periodo stagionale corrente (2018-2019), sono stati riportati 12 casi confermati, con 6 decessi, nelle municipalità di Eldorado (9 casi), Jacupiranga (1 caso), Iporanga (1 caso), Cananeia (1 caso), tutte localizzate nel sud dello stato di São Paulo. Tra i casi confermati, 83% (10/12) sono maschi, la mediana dell'età è 45 anni, e 83% (10/12) sono lavoratori rurali. Inoltre il Segretariato della salute dello stato del Paraná ha riportato che i test eseguiti su scimmie in Antonina, sulla costa del Paraná, erano risultati positivi per febbre gialla.
I casi umani riportati durante il corrente periodo stagionale 2018-2019 in quattro municipalità nello stato di São Paulo, così come la conferma del focolaio epizootico nello stato del Paraná, segna l'inizio di quello che potrebbe essere un terzo ciclo e una progressione dell'epidemia nelle regioni del sud-est e sud del paese.
A causa della graduale espansione geografica dell'epidemia negli ultimi due anni, il paese ha dovuto rivalutare la politica di immunizzazione. Il numero della aree con vaccinazione raccomandata è aumentato da 3.526 municipalità nel 2010 a 4.469 municipalità nel 2018, e all'ingresso nel paese dal 2019. In conformità con le linee guida dell'OMS, il Brasile ha adottato una singola dose di vaccino da aprile 2017. L'uso di dosi frazionate è anche stato adottato, in risposta all'epidemia ed al rischio di urbanizzazione della febbre gialla, specialmente nella città più grandi. Questa strategia è stata implementata in 77 municipalità con il più alto rischio di febbre gialla nello stato di São Paulo (54 municipalità), Rio de Janeiro (15 municipalità), Bahía (8 municipalità).
Alla settimana epidemiologica (EW) 39 del 2018, i risultati preliminari della campagna di vaccinazione di massa contro la febbre gialla, indicavano che 13.3 milioni di persone nello stato di São Paulo, 6.5 milioni nello stato di Rio de Janeiro, 1.85 milioni nello stato di Bahía erano state vaccinate, con una copertura rispettivamente del 53.6%, 55.6% e 55.0%.
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Raccomandazione
WHO 11/02/2019 Brasile
Da dicembre 2018 a gennaio 2019, sono stati segnalati 36 casi confermati, inclusi 8 decessi, in 11 municipalità di due stati del Brasile. Nella parte meridionale dello stato di São Paulo, sette municipalità hanno segnalato casi confermati: El dorado (16 casi), Jacupiranga (1 caso), Iporanga (7 casi), Cananeia (3 casi), Cajati (2), Pariquera-Açu (1) e Sete Barras (1). Nello stesso stato, sono stati confermati ulteriori casi nelle municipalità di Vargem (1) e Serra Negra (1) al confine con lo Stato di Minas Gerais. Inoltre, sono stati confermati due casi nelle municipalità di Antonina e Adrianópolis, situate nella parte orientale dello Stato di Paranà. Si tratta dei primi casi di febbre gialla confermati segnalati dal 2015 da Paranà, uno stato densamente popolato con una frontiera internazionale. Fra questi casi confermati, l’89% (32/36) sono maschi, l’età mediana è di 43 anni e almeno il 64% (23/36) sono lavoratori rurali.
I casi umani riportati sinora durante il periodo 2018-2019 (da luglio 2018 a gennaio 2019) in nove municipalità nello Stato di São Paulo, come la conferma di casi umani e di epizoozie di febbre gialla nello stato di Paranà, indicano l’inizio di quella che potrebbe essere una terza ondata e una progressione dell’epidemia verso le regioni sudorientali e meridionali del paese. Sebbene sia troppo presto per determinare se quest’anno si osserverà l’elevato numero di casi verificatosi durante i due picchi epidemici stagionali, vi sono indicazioni che la trasmissione del virus stia continuando a diffondersi verso sud e in un’area con bassa immunità nella popolazione.
Sorveglianza delle epizoozie nei primati non umani (NHP)
Dal 1° luglio 2018 al 18 gennaio 2019, sono state segnalate 25 epizoozie confermate, in cinque entità federali: São Paulo (13), Rio de Janeiro (8), Minas Gerais (1), Mato Grosso (2) e Parana (1). Nelle ultime quattro settimane sono state confermate epizoozie negli stati di São Paulo e Paranà. Inoltre, il Segretariato della Salute del Paranà ha segnalato che i test effettuati su scimmie morte ad Antonina, sulla costa del Paranà, sono risultati positivi per febbre gialla. Data la graduale espansione geografica delle ondate epizootiche che hanno colpito il Brasile negli ultimi due periodi stagionali, il paese ha dovuto adattare le politiche vaccinali per la febbre gialla. Il numero di aree in cui la vaccinazione è raccomandata è aumentato e il paese ha adottato uno schema di vaccinazione con una singola dose di vaccino per la febbre gialla.
Attività di sanità pubblica
Durante la stagione 2017-2018, il Brasile ha adottato l’uso di una frazione di dose di vaccino contro la febbre gialla per rispondere all’epidemia e al rischio di urbanizzazione della febbre gialla, specialmente nelle grandi città. Questa strategia è stata implementata nelle 77 municipalità a più alto rischio di febbre gialla nello stato di São Paulo (54 municipalità), Rio de Janeiro (15 municipalità), e Bahía (8 municipalità). Al 29 settembre 2018, i risultati preliminari della campagna di vaccinazione di massa contro la febbre gialla indicano che 13,3 milioni di persone nello stato di São Paulo, 6,5 milioni nello stato di Rio de Janeiro, e 1,85 milioni nello stato di Bahía sono state vaccinate, con una copertura vaccinale del 53,6%, 55,6% e 55,0%, rispettivamente.
Inoltre, i dati del Ministero della Salute del Brasile indicano che è stata raggiunta una copertura vaccinale del 95% e oltre nel 13% (57/435) delle municipalità considerate a rischio in Paraná, nel 21% (113/531) delle municipalità a rischio a Rio Grande do Sul, nel 19% (155/838) delle municipalità a rischio a São Paulo, e nel 9% (38/428) delle municipalità a rischio a Santa Catarina.
Il Brasile ha raccomandato l’ulteriore vaccinazione supplementare di circa 3 milioni di persone nelle aree urbane dello Stato di São Paulo in risposta all’attuale stagione, sebbene non sia ancora deciso se con dose piena o con frazione di dose. A gennaio 2019, è iniziata la vaccinazione anche in 36 comunità di Quilombo. Inoltre, lo stato e le comunità affette hanno costituito una task force per la vaccinazione mirata di ulteriori 28299 persone non vaccinate nei prossimi giorni nelle municipalità di Cajati, Iporanga, e Barra do Turvo.
Valutazione del rischio dell’OMS
In base all’andamento stagionale, ci si attende che la trasmissione continui nei prossimi mesi. Recenti casi umani di febbre gialla durante l’attuale ciclo stagionale sono stati segnalati negli stati di São Paulo e Paraná nel sudest del Brasile.
I risultati preliminari sulle coperture vaccinali nelle municipalità degli stati di Paraná, Rio Grande do Sul, São Paulo, e Santa Catarina suggeriscono che un’elevata proporzione di persone rimane a rischio e che è necessario intensificare la comunicazione del rischio fra i gruppi ad alto rischio. La distribuzione geografica dei casi umani e delle epizoozie dell’attuale e dei due precedenti cicli stagionali suggerisce che il virus si sposta verso sud, ponendo ad ulteriore rischio gli stati di Paraná, Rio Grande do Sul, e Santa Catarina, poiché in precedenza, in anni recenti, non sono stati confermati casi umani o epizoozie.
Inoltre, queste aree hanno ecosistemi favorevoli alla trasmissione della febbre gialla e confini con altri paesi quali Argentina, Paraguay e Uruguay.
Durante il precedente ciclo stagionale, casi umani di febbre gialla sono stati segnalati fra i viaggiatori, sebbene sinora, la maggior parte dei casi importati sia stata segnalata in paesi in cui il vettore è assente (o assente durante l’inverno). Queste segnalazioni illustrano l’importanza di mantenere altri livelli di attenzione, specialmente per i viaggiatori internazionali da aree con ecosistemi favorevoli alla trasmissione della febbre gialla.
Sinora, la trasmissione della febbre gialla da Aedes aegypti non è stata documentata, tuttavia l’elevata incidenza osservata nelle ultime due stagioni può riflettere l’aumentato contatto degli ambienti silvestri (vettori e primati non umani) con le popolazioni sotto-protette in contesti urbani o peri-urbani. Il virus della febbre gialla silvestre è trasmesso alle scimmie da zanzare che vivono nelle foreste quali Haemagogus e Sabethes spp. Le persone esposte a queste zanzare, possono infettarsi se non sono vaccinate. In studi entomologici condotti durante l’epidemia 2016-2017 in alcuni degli stati affetti, zanzare Haemagogus isolate sono state riscontrate positive per febbre gialla, indicando una preponderante trasmissione silvestre. Più recentemente, un’indagine condotta dall’Istituto Evandro Chagas riportata dal Ministero della Salute brasiliano ha rivelato l’individuazione di virus della febbre gialla in zanzare Aedes albopictus catturate in aree rurali di due municipalità di Minas Gerais (Ituêta e Alvarenga) nel 2017. La significatività di questi riscontri richiede ulteriori approfondimenti. L’ultima epidemia documentata di febbre gialla urbana in Brasile risale al 1942.
L’OMS continua a monitorare la situazione epidemiologica e a rivedere la valutazione del rischio in base alle ultime informazioni disponibili. Attualmente, in base alle informazioni disponibili, l’OMS valuta il rischio generale come elevato a livello nazionale, moderato a livello regionale e basso a livello globale.
Raccomandazioni dell’OMS Il 25 gennaio 2019, PAHO/WHO ha allertato gli Stati Membri dell’inizio del periodo stagionale della febbre gialla e pertanto, del maggior rischio di trasmissione alle persone non vaccinate. Quindi PAHO/WHO raccomanda agli Stati Membri con aree a rischio per febbre gialla di continuare gli sforzi per immunizzare le popolazioni a rischio e a prendere le misure necessarie per informare i viaggiatori internazionali e vaccinarli prima della partenza verso aree in cui è raccomandata la vaccinazione contro la febbre gialla.
L’OMS raccomanda la vaccinazione a tutti i viaggiatori internazionali di età superiore a 9 mesi che si rechino in Brasile. Le aree aggiornate a rischio di trasmissione di febbre gialla e le relative raccomandazioni per la vaccinazione dei viaggiatori internazionali sono state aggiornate dall’OMS il 3 maggio 2018; la mappa rivista delle aree a rischio e le raccomandazioni per la vaccinazione della febbre gialla sono disponibili sul sito web dell’OMS Viaggi Internazionali e Salute (e tradotte, sul sito del Ministero della salute italiano).
 WHO International Travel and Health
La febbre gialla può facilmente essere prevenuta con la vaccinazione, quando la vaccinazione è somministrata almeno 10 giorni prima della partenza. La vaccinazione contro la febbre gialla è sicura, molto efficace e conferisce una protezione che dura per tutta la vita. In accordo col RSI (2005), la validità del certificato internazionale di vaccinazione contro la febbre gialla dura per tutta la vita della persona vaccinata. Non può essere chiesta ai viaggiatori internazionali, come condizione d’entrata, una dose di richiamo col vaccino della febbre gialla.
Si raccomanda che tutte le persone che vivono o si recano in aree a rischio di trasmissione di febbre gialla siano a conoscenza dei segni e dei sintomi della febbre gialla. Le persone sintomatiche dovrebbero recarsi prontamente dal medico.
In base alle informazioni disponibili su questa epidemia, l’OMS raccomanda di non applicare alcuna restrizione generale ai viaggi o al commercio con il Brasile.
Risorse
Informazioni sulla situazione della febbre gialla in Brasile e in altri paesi delle Americhe sono pubblicate regolarmente sul sito web di PAHO/WHO e sul sito web del Ministero della Salute brasiliano:
 PAHO: Epidemiological Alerts and Updates
 Febre Amarela: causas, sintomas, diagnóstico, prevenção e tratamento
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Raccomandazione
WHO 04/02/2019
Gonorrea
Regno Unito
Il 7 gennaio 2019, il Punto di Contatto Nazionale per il Regolamento Sanitario Internazionale (IHR) del Regno Unito della Gran Bretagna e Irlanda del Nord ha notificato all’OMS due casi di infezione da Neisseria gonorrhoeae con antibiotico resistenza estesa (XDR) diagnosticati nel Regno Unito.
Il primo caso è una donna eterosessuale che a ottobre 2018 è stata visitata dai servizi per la salute riproduttiva nel Regno Unito. La donna ha segnalato di aver avuto rapporti sessuali occasionali con uomini di nazionalità del Regno Unito mentre si trovava ad Ibiza, in Spagna a settembre 2018. Il caso non ha ricevuto alcuna terapia antibiotica nel periodo compreso fra i rapporti sessuali avuti con cittadini del Regno Unito ad Ibiza e la prima visita ai servizi per la salute riproduttiva nel Regno Unito. Il caso è stato trattato empiricamente con ceftriaxone 500 mg e azitromicina 1 g. È stato effettuato un test di guarigione (TOC) che ha dimostrato l’assenza del patogeno.
Il secondo caso è una donna eterosessuale che a novembre 2018 è stata visitata dai servizi di salute riproduttiva del Regno Unito. La donna ha informato di aver avuto un rapporto sessuale occasionale con un uomo nel Regno Unito a novembre 2018 che si era recato ad Ibiza, Spagna, da giugno a settembre 2018. Il caso è stato trattato empiricamente con cefriaxone 1 g. È stato effettuato un TOC che ha dimostrato che il patogeno non era scomparso. Alla donna è stata somministrata gentamicina 240 mg (intramuscolare) e azitromicina 2 g (orale). Inoltre le è stato somministrato per via endovenosa ertapenem per tre giorni poiché la sintomatologia non si era risolta. Successivamente è stato eseguito un TOC che ha dimostrato l’assenza del patogeno.
I due isolati sono resistenti al cefriaxone (MIC 1,0 mg/l) ed hanno una suscettibilità intermedia all’azitromicina (MIC 0,5 mg/l). Gli isolati sono inoltre resistenti a cefixime, penicillina, ciprofloxacina e tetraciclina, tuttavia sono sensibili alla spectinomicina. Questi isolati differiscono dai casi segnalati precedentemente a marzo 2018 nel Regno Unito e dai due casi segnalati dall’Australia ad aprile 2018, che mostravano un elevato livello di resistenza all’azitromicina.
La Sanità Pubblica Inglese ha attivato un’equipe per la gestione dell’evento per coordinare le indagini e la comunicazione, assicurare la ricerca dei contatti e il contenimento della diffusione. Poiché esiste un probabile collegamento epidemiologico rispetto ai rapporti sessuali con cittadini del Regno Unito che si sono recati a Ibiza, Spagna, il Regno Unito ha informato la Spagna di questi casi tramite il Sistema dell’Unione Europea di Allerta Rapida e Risposta (EWRS).
Attività di sanità pubblica
La Sanità Pubblica Inglese ha attivato un’equipe per la gestione dell’evento per coordinare le indagini e la comunicazione, assicurare la ricerca dei contatti e il contenimento della diffusione. Poiché esiste un probabile collegamento epidemiologico ai rapporti sessuali con cittadini del Regno Unito che si sono recati a Ibiza, Spagna, il Regno Unito ha informato la Spagna di questi casi tramite il Sistema dell’Unione Europea di Allerta Rapida e Risposta (EWRS).
I Servizi di Sanità Pubblica nelle Isole Baleari e ad Ibiza, Spagna, sono stati informati di quest’allerta di sanità pubblica legata a cittadini del Regno Unito infetti con N. gonorrhoeae XDR che si sono recati a Ibiza. Il trattamento delle infezioni trasmesse per via sessuale (STI) a Ibiza è incluso nelle prestazioni fornite dai Servizi di Sanità Pubblica delle Isole Baleari, e la diagnosi viene effettuata presso il laboratorio del principale ospedale di Ibiza. Attualmente, non esiste alcun ceppo di N. gonorrhoeae isolato a Ibiza che presenti le caratteristiche di resistenza descritte nel Regno Unito. Saranno esaminate ulteriori misure di controllo di sanità pubblica dopo aver ricevuto le informazioni su possibili partner sessuali dei contatti dei casi del Regno Unito dalla Sanità Pubblica Inglese.
Valutazione del rischio dell’OMS
Si tratta della quarta segnalazione di infezione da N. gonorrhoeae XDR nel Regno Unito. Questi ultimi casi sono resistenti al cefriaxone ed hanno una suscettibilità intermedia a azitromicina, mettendo a maggior rischio la terapia della gonorrea basata su due farmaci (cefriaxone 250 mg e azitromicina 1 g) raccomandata dall’OMS.
Poiché la maggior parte dei casi di gonorrea è asintomatica, è possibile la diffusione di ceppi di gonorrea resistenti che può diffondersi velocemente nella popolazione ad alto rischio. Per questi due casi esiste una connessione epidemiologica con rapporti sessuali con cittadini del Regno Unito a Ibiza, Spagna, o con cittadini del Regno Unito che si sono recati a Ibiza, ad indicare una potenziale diffusione internazionale di questo ceppo resistente di gonorrea. Sono necessarie ulteriori indagini per confermare la connessione epidemiologica, la fonte d’infezione e identificare i partner sessuali dei contatti dei casi del Regno Unito, sia nel Regno Unito che in Spagna. Tutto ciò deve essere fatto per implementare misure di sanità pubblica appropriate e interrompere la trasmissione dell’infezione; le misure includono: rafforzare la sorveglianza della resistenza antimicrobica (AMR) della gonorrea e assicurare la notifica immediata.
La Sanità Pubblica Inglese ha adottato misure di risposta, inclusa la promozione dell’uso dei preservativi, e il rintraccio dei contatti, e attualmente si considera che nel Regno Unito sia basso il rischio di potenziale ulteriore trasmissione da questi due casi.
Raccomandazioni dell’OMS
Bisogna raggiungere due obiettivi in parte sovrapposti per fare la differenza nel persistente problema delle infezioni da N. gonorrhoeae multi resistente: controllo su larga scala dell’antimicrobico resistenza e controllo delle infezioni gonococciche. Entrambi dovrebbero essere inseriti nel contesto più ampio del controllo globale dell’antimicrobico resistenza. Per le infezioni gonococciche, l’approccio di sanità pubblica dovrebbe basarsi sulle lezioni apprese e mettere in atto i seguenti punti:
-- uso del preservativo come prevenzione e controllo efficace delle infezioni gonococciche, screening STI di popolazioni ad alto rischio e gestione efficace dei casi di STI per diagnosticare e fornire regimi terapeutici appropriati, compresa la gestione dei partner e per prevenire la trasmissione e la reinfezione attraverso l'educazione alla salute e il counseling;
 -- uso appropriato degli antibiotici, incluse norme efficace sui farmaci;
 -- stabilire e rafforzare la sorveglianza dell’AMR della gonorrea, inclusa la notifica immediata, specialmente in paesi con un alto numero di infezioni da gonorrea, per supportare linee guida nazionali sul trattamento della gonorrea e politiche di sanità pubblica, e produrre dati comparabili e di qualità a livello globale;
 -- capacity building per stabilire reti ragionali e nazionali di laboratori capaci di effettuare test per la suscettibilità agli antibiotici e culture gonococciche, con buoni meccanismi di controllo della qualità;
 -- rafforzare il follow-up dei casi di gonorrea ed individuare e gestire i casi di fallimento terapeutico in base a definizioni standard di caso di fallimento terapeutico e a protocolli di monitoraggio, e monitoraggio sistematico dei fallimenti terapeutici;
 -- accelerare lo sviluppo di test point-of-care per la diagnosi di gonorrea e di nuovi metodi molecolari per monitorare e individuare l’AMR per supportare la gestione antibiotica;
-- identificare e fare ricerca su trattamenti alternativi efficaci per le infezioni gonococciche.
Per ulteriori informazioni sull’antibiotico resistenza o STI, consultare i link di seguito riportati:
 Antimicrobial resistance fact sheet
 Sexually transmitted infections (STIs) fact sheet
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Raccomandazione
WHO 04/02/2019 Repubblica Democratica del Congo
Il Ministero della Salute (MoH), l’OMS e i partner hanno continuato le attività di risposta all’epidemia da malattia da virus Ebola (EVD), nonostante l’impatto sulle misure di risposta delle persistenti difficoltà relative alla sicurezza e alla diffidenza delle comunità. Nelle ultime settimane è stato segnalato un numero di casi relativamente elevato, la maggior parte dei quali dovuti all’epidemia nella zona sanitaria di Katwa, l’attuale centro delle attività di risposta su larga scala. Cluster più piccoli continuano ad essere segnalati al di fuori della zona sanitaria di Katwa, incluso da Beni e da Oicha; tuttavia, le equipe hanno risposto velocemente e sistematicamente a questi cluster per prevenire l’ulteriore trasmissione e impedire l’ulteriore espansione geografica dell’epidemia. Le equipe stanno anche lavorando attivamente per rafforzare la fiducia e la partecipazione comunitaria in tutte le zone affette.
Approssimandosi sei mesi dalla dichiarazione dell’epidemia, al 29 gennaio 2019 si sono verificati 752 casi di EVD1 in totale (698 confermati e 54 probabili), inclusi 465 decessi (tasso di mortalità totale: 62%).
Sinora, sono state dimesse dai Centri di Trattamento per Ebola (ETCs) 259 persone, e inserite in un programma dedicato per monitorare e fornire sostegno ai sopravvissuti. Fra i casi per cui erano disponibili le informazioni relative ad età e genere, il 59% (439/750) erano di genere femminile, e il 30% (224/749) avevano un’età inferiore a 18 anni, inclusi 115 bambini di età inferiore a 5 anni. Negli ultimi 21 giorni (9 gennaio – 29 gennaio 2019), sono stati segnalati 118 nuovi casi da undici zone sanitarie, che comprendono: Katwa (80), Beni (9), Butembo (7), Kayina (5), Manguredjipa (4), Oicha (4), Biena (3), Kyondo (2), Musienene (2), Komanda (1) e Vuhovi (1). Inoltre, sono stati segnalati la settimana scorsa cinque casi probabili pregressi, dalla zona sanitaria di Komanda, con inizio della sintomatologia a novembre 2018.
L’epidemia nelle zone sanitarie di Butembo e Katwa è in parte dovuta a trasmissione nosocomiale in centri sanitari pubblici e privati. Dal 1° dicembre 2018, l’86% (125/145) dei casi in queste aree aveva visitato o lavorato in una struttura sanitaria prima o dopo l’insorgenza della sintomatologia. Di questi, il 21% (30/145) aveva segnalato di essere venuto in contatto con una struttura sanitaria prima dell’insorgenza della sintomatologia, suggerendo una possibile trasmissione nosocomiale. A Katwa, durante le ultime tre settimane (dal 9 gennaio), sono state identificate 49 strutture sanitarie dove erano ospedalizzati casi confermati, inclusi nove centri sanitari dove potenzialmente si era verificata trasmissione nosocomiale. Inoltre, nello stesso periodo, sono state segnalate a Katwa otto nuove infezioni in operatori sanitari (HCW); in totale, sinora si sono infettati 65 HCW. Le equipe di risposta stanno assicurando il follow up nelle strutture sanitarie identificate per risolvere le difficoltà nel triage, nell’individuazione dei casi e nelle misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
Raccomandazioni dell’OMS
Traffico internazionale: l’OMS raccomanda di evitare qualsiasi restrizione ai viaggi e al commercio con la Repubblica Democratica del Congo in base alle informazioni attualmente disponibili. Attualmente non esiste un vaccino autorizzato per proteggere le persone contro il virus Ebola. Pertanto, qualsiasi richiesta di certificati attestanti la vaccinazione contro Ebola non costituisce un motivo ragionevole per restringere i movimenti transfrontalieri o l’emissione di visti per i passeggeri in uscita dalla Repubblica Democratica del Congo. L’OMS continua a monitorare attentamente e, se necessario, verificare le misure relative ai viaggi e al commercio per questo evento. Attualmente, nessun paese ha implementato misure restrittive sui viaggi che interferiscano significativamente col traffico internazionale da e per la Repubblica Democratica del Congo. I viaggiatori dovrebbero informarsi presso un medico prima di partire e applicare adeguate misure igieniche.
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Raccomandazione
WHO 07/02/2019 Repubblica Democratica del Congo
La malattia da virus Ebola (EVD) in Repubblica Democratica del Congo continua con un numero di casi segnalati relativamente alto nelle ultime settimane e alcuni segni incoraggianti. Le zone sanitarie di Katwa e Butembo rimangono l’epicentro dell’epidemia, avendo notificato il 71% dei casi nelle ultime tre settimane, accompagnati dal concomitante verificarsi cluster più piccoli in un’area geograficamente dispersa.
Al 5 febbraio 2019 si sono verificati 789 casi di EVD1 in totale (735 confermati e 54 probabili), inclusi 488 decessi (tasso di mortalità totale: 62%). Sinora, sono state dimesse dai Centri di Trattamento per Ebola (ETCs) 267 persone, e inserite in un programma dedicato per monitorare e fornire sostegno ai sopravvissuti. Fra i casi per cui erano disponibili le informazioni relative ad età e genere, il 58% (454/788) erano di genere femminile, e il 30% (232/786) avevano un’età inferiore a 18 anni, inclusi 116 bambini di età inferiore a 5 anni. Sono state segnalate cinque nuove infezioni in operatori sanitari a Katwa (4) e Kalunguta (1); in totale sinora hanno contratto l’infezione 67 operatori sanitari.
Negli ultimi 21 giorni (16 gennaio – 5 febbraio 2019), sono stati segnalati 119 nuovi casi da tredici zone sanitarie, che comprendono: Katwa (75), Butembo (9), Beni (8), Kyondo (5), Kayna (5), Oicha (4), Manguredjipa (4), Biena (2), Kalunguta (2), Mabalako (2), Masereka (1), Mutwanga (1), e Vuhovi (1)2.
Le recenti analisi epidemiologiche individuano come principali fonti di infezione in corso: la trasmissione nosocomiale dovuta a scarse misure di prevenzione e di controllo delle infezioni (IPC), il persistente ritardo nell’individuazione e nell’isolamento dei nuovi casi, i frequenti decessi nelle comunità (e conseguenti contatti con i deceduti), e la trasmissione in ambito familiare e all’interno di reti sociali. Insicurezza e sacche di resistenza nelle comunità hanno continuamente ostacolato gli sforzi per combattere questi rischi; nonostante ciò, le equipe di risposta continuano l’impegno per rafforzare attivamente la fiducia e la partecipazione delle comunità in tutte le aree affette, e stanno iniziando a osservare tangibili miglioramenti a Katwa e in altre località.
La zona sanitaria di Komanda ha superato recentemente il periodo di maggior rischio di trasmissione, con l’ultimo caso confermato segnalato l’11 gennaio e con tutti i contatti che hanno completato il periodo di follow-up; tuttavia sarà necessario mantenere un elevato grado di vigilanza per individuare rapidamente potenziali riemergenze e reintroduzioni sia qui che in altre aree precedentemente affette.
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Raccomandazione
WHO 21/02/2019 Repubblica Democratica del Congo
L’epidemia da malattia da virus Ebola (EVD) sta continuando con un’intensità moderata. Katwa e Butembo rimangono le zone che causano maggiori preoccupazioni, mentre simultaneamente, piccoli cluster continuano a verificarsi in diverse regioni geograficamente disperse. Durante gli ultimi 21 giorni (30 gennaio – 19 febbraio 2019) sono stati segnalati 79 nuovi casi da 40 aree sanitarie di 12 zone sanitarie (figura 1), che comprendono: Katwa (46), Butembo (15), Kyondo (4), Vuhovi (4), Kalunguta (2), Oicha (2), Biena (1), Mabalako (1), Manguredjipa (1), Masereka (1), Mutwanga (1), e Rwampara (1).
Nessun nuovo caso è stato segnalato da Beni nelle ultime tre settimane. Si tratta di un traguardo significativo data la precedente intensità dell’epidemia in quest’area. In altre aree, la tendenza dell’incidenza dei casi è stata incoraggiante; tuttavia, altri indicatori (quali la continua alta proporzione di decessi nelle comunità, il persistente ritardo nell’individuazione dei casi, i viaggi documentati fra molti casi, e il relativo basso numero di casi fra i contatti sottoposti a sorveglianza) suggeriscono un elevato rischio di ulteriori catene di trasmissione nelle comunità affette. Le equipe di risposta devono mantenere un alto grado di vigilanza in tutte le aree con diminuito numero di casi e attività di rintraccio dei contatti, e nelle aree con casi attivi, per individuare rapidamente nuovi casi e prevenire l’ulteriore trasmissione.
Al 19 febbraio, si sono verificati 848 casi di EVD2 in totale (783 confermati e 65 probabili), il 57% (485) dei quali erano di genere femminile e il 30% (258) erano bambini di età inferiore a 18 anni.
Cumulativamente, i casi sono stati segnalati da 119 delle 301 aree sanitarie presenti in 19 zone sanitarie. La pulizia in corso del database dei casi durante la scorsa settimana ha corretto il numero di decessi e sopravvissuti dimessi sinora dai Centri di Trattamento per Ebola (ETCs); attualmente sono stati segnalati in totale 529 decessi (tasso di mortalità: 62%) e 257 sopravvissuti.
Per complementare le attività di risposta in corso, il Ministero della Salute sta attivando un Centro Strategico di Coordinamento a Goma. Il nuovo Centro supporterà il coordinamento e il monitoraggio delle operazioni in stretta collaborazione con le equipe di sotto-coordinamento operanti in tutte le aree affette. L’implementazione del Centro Strategico di Coordinamento a Goma non avrà impatto sulle capacità di risposta sul terreno, dove l’OMS e i partner continueranno a mantenere tutte le operazioni a Beni, Butembo e Bunia, oltre a mantenere una forte presenza in tutte le zone sanitarie affette, per assicurare l’efficacia delle operazioni sul territorio.
Attività di sanità pubblica
Per ulteriori informazioni dettagliate sulle attività di risposta di sanità pubblica del MoH, dell’OMS e dei partner, consultare l’ultimo rapporto situazionale pubblicato dall’Ufficio Regionale dell’OMS per l’Africa.
 Ebola situation reports: Democratic Republic of the Congo
Valutazione del rischio dell’OMS
L’OMS sottopone a monitoraggio continuo i cambiamenti della situazione epidemiologica e del contesto dell’epidemia per assicurare che il supporto alle attività di risposta sia adattato all’evolversi delle circostanze. Il rischio a livello regionale e nazionale rimane molto elevato, sebbene i livelli di rischio globale rimangano bassi. Questa epidemia da EVD sta colpendo principalmente le province nord-orientali della Repubblica Democratica del Congo, al confine con Uganda, Ruanda e Sud Sudan. Esiste un rischio potenziale di trasmissione di EVD a livello nazionale e regionale per i frequenti viaggi fra le aree affette, il resto del paese, e i paesi confinanti per ragioni economiche e personali come pure per motivi di sicurezza. Il paese è attualmente colpito anche da altre epidemie (es. colera, poliomielite di derivazione vaccinale, malaria, morbillo) e da una crisi umanitaria di lunga durata. Inoltre, la fragile situazione relativa alla sicurezza in Nord Kivu e Ituri limita ulteriormente l’implementazione delle attività di risposta.
Poiché il rischio di diffusione nazionale e regionale è molto elevato, è importante per le province e i paesi confinanti rafforzare le attività di sorveglianza e preparazione. Il Comitato d’Emergenza del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI 2005) ha raccomandato che il mancato rafforzamento di queste attività di sorveglianza e preparazione porterebbe a un peggioramento delle condizioni e a un’ulteriore diffusione dell’epidemia. L’OMS continuerà a lavorare con i paesi confinanti e coi partner per assicurare che le autorità sanitarie siano allertate e siano preparate operativamente a implementare attività di risposta.
Raccomandazioni dell’OMS
Traffico internazionale: l’OMS raccomanda di evitare qualsiasi restrizione ai viaggi e al commercio con la Repubblica Democratica del Congo in base alle informazioni attualmente disponibili. Attualmente non esiste un vaccino autorizzato per proteggere le persone contro il virus Ebola. Pertanto, qualsiasi richiesta di certificati attestanti la vaccinazione contro Ebola non costituisce un motivo ragionevole per restringere i movimenti transfrontalieri o l’emissione di visti per i passeggeri in uscita dalla Repubblica Democratica del Congo. L’OMS continua a monitorare attentamente e, se necessario, verificare le misure relative ai viaggi e al commercio per questo evento. Attualmente, nessun paese ha implementato misure restrittive sui viaggi che interferiscano significativamente col traffico internazionale da e per la Repubblica Democratica del Congo. I viaggiatori dovrebbero informarsi presso un medico prima di partire e applicare adeguate misure igieniche.
Per ulteriori informazioni, consultare:
 WHO expresses sadness over the death of a colleague working in the Democratic Republic of the Congo
 South Sudan vaccinates health workers against Ebola
 SAGE interim recommendations on vaccination against EVD, 20 February 2019
 Statement on the October 2018 meeting of the IHR Emergency Committee on the Ebola virus disease outbreak in the Democratic Republic of the Congo
 WHO Interim recommendation Ebola vaccines
 WHO recommendations for international travellers related to the Ebola Virus Disease outbreak in the Democratic Republic of the Congo
 Ebola virus disease in the Democratic Republic of the Congo – Operational readiness and preparedness in neighbouring countries
 Ebola virus disease fact sheet
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Raccomandazione
WHO 28/02/2019 Repubblica Democratica del Congo
L’epidemia da malattia da virus Ebola (EVD) sta continuando con un’intensità moderata. Katwa e Butembo rimangono le zone che causano maggiori preoccupazioni, mentre simultaneamente, piccoli cluster continuano a verificarsi in diverse regioni geograficamente disperse. Durante gli ultimi 21 giorni (6 – 26 febbraio 2019) sono stati segnalati 77 nuovi casi da 33 aree sanitarie di 9 zone sanitarie, che comprendono: Katwa (45), Butembo (19), Vuhovi (4), Kyondo (3), Kalunguta (2), Oicha (1), Beni (1), Mandima (1), e Rwampara (1).
Sebbene si assista a una tendenza decrescente nell’incidenza dei casi, l’elevato numero di decessi nelle comunità segnalati fra i casi confermati e il relativo basso numero di nuovi casi fra i contatti sottoposti a sorveglianza potrebbero aumentare il rischio di ulteriori catene di trasmissione nelle comunità affette. Le equipe di risposta devono mantenere un alto grado di vigilanza in tutte le aree con diminuito numero di casi e attività di rintraccio dei contatti, e nelle aree con casi attivi, per individuare rapidamente nuovi casi e prevenire l’ulteriore trasmissione. Questa settimana, a seguito di attacchi ai centri di trattamento a Katwa e Butembo, l’OMS sta lavorando coi partner per assicurare la sicurezza dei pazienti e del personale. Questi incidenti sono deleteri per le attività di risposta a molti livelli e possono inoltre ostacolare le attività di sorveglianza sul terreno.
Al 26 febbraio, si sono verificati 879 casi di EVD1 (814 confermati e 65 probabili), il 57% (499) dei quali erano di genere femminile e il 30% (264) erano bambini di età inferiore a 18 anni.
Cumulativamente, i casi sono stati segnalati da 119 delle 301 aree sanitarie presenti in 19 zone sanitarie. In totale, sono stati segnalati 553 decessi (tasso di mortalità 63%) e al 19 febbraio 2019, sono stati segnalati 257 sopravvissuti. Attualmente è in corso la pulizia del database dei casi per correggere il numero di decessi e sopravvissuti dimessi dai Centri per il Trattamento di Ebola (ETCs).
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Raccomandazione
WHO 11/02/2019 Oman
Dal 27 al 31 gennaio 2019, il Punto di Contatto Nazionale del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI 2005) dell’Oman ha segnalato cinque casi di infezione da Sindrome Respiratoria Medio-Orientale da Coronavirus (MERS-CoV). I cinque casi confermati dal laboratorio sono donne appartenenti alla stessa famiglia, di età compresa fra 30 e 59 anni. Sono in corso accertamenti in Oman per chiarire la fonte d’infezione di questo cluster, in cui si ritiene che quattro dei cinque casi rappresentino casi secondari derivanti da trasmissione interumana. Sebbene nessun caso abbia segnalato contatto diretto con dromedari, tutti risiedono in una fattoria dove sono allevati dromedari e altri animali. Il Ministero dell’Agricoltura sta effettuando le analisi sui dromedari.
Includendo questi ulteriori cinque casi, dal 2013 sono stati segnalati in Oman 16 casi di infezione da MERS-CoV confermati dal laboratorio. Prima di questo cluster, l’ultimo caso di infezione da MERS-CoV segnalato dall’Oman risale a marzo 2018.
All’8 febbraio 2019, il numero totale di casi confermati dal laboratorio di MERS-CoV notificati a livello globale all’OMS è di 2.311, inclusi almeno 811 decessi associati1.
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WHO 15/02/2019 Arabia Saudita
Dal 1° al 31 gennaio 2019, il Punto di Contatto Nazionale del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI 2005) dell’Arabia Saudita ha segnalato quattordici ulteriori casi di infezione da Sindrome Respiratoria Medio-Orientale da Coronavirus (MERS-CoV), inclusi tre decessi. I dettagli di questi casi sono disponibili in un documento separato, consultabile al link riportato dopo questo paragrafo. Dei 14 casi segnalati in gennaio, otto provengono da tre cluster separati. Il cluster 1 include tre casi (indicati come caso 1, 2 e 3) nella Provincia di Riyadh e il cluster 2 include due casi (indicati come casi 4 e 5) nella città di Jeddah. Il cluster 3 include tre casi (indicati come casi 11, 13 e 14) nella città di Wadi Aldwaser ed attualmente è ancora in corso. Ulteriori dettagli sull’epidemia a Wadi Aldwaser e l’implementazione degli interventi da parte del Ministero della Salute (MoH) in Arabia Saudita saranno forniti col prossimo aggiornamento.
Il link sottostante fornisce i dettagli dei quattordici ulteriori casi segnalati.
 MERS-CoV cases reported between 1 January and 31 January 2019 xls, 118kb
Al 31 gennaio 2019, il numero totale di casi confermati dal laboratorio di MERS-CoV segnalati a livello globale dal 2012 all’OMS in base al RSI (2005) è di 2.298, inclusi 811 decessi associati. Il numero totale di decessi include i decessi di cui l’OMS è a conoscenza attualmente in base al follow-up con i paesi membri affetti.
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WHO 01/02/2019 Mozambico
CIRCOLAZIONE DI POLIOVIRUS DI TIPO 2 DI DERIVAZIONE VACCINALE
Il 17 gennaio 2019 sono stati segnalati due isolati geneticamente correlati di poliovirus circolante di tipo 2 di derivazione vaccinale (cVDPV2) dal distretto di Molumbo, provincia di Zambezia, Mozambico. Il primo proviene da un caso di paralisi flaccida acuta (AFP) in cui la paralisi è iniziata il 21 ottobre 2018, si tratta di una bambina di sei anni non vaccinata. Il secondo isolato proveniva da un contatto comunitario del primo caso, un bambino di un anno d’età.
Attività di Sanità Pubblica
L’OMS e i partner a livello regionale e nazionale stanno assistendo il Ministero della Salute e le autorità sanitarie locali a condurre un’approfondita indagine di campo (clinica, epidemiologica e immunologica) per valutare più chiaramente l’estensione e l’origine della circolazione di questo virus, e per pianificare ulteriormente e sostenere l’implementazione di attività di risposta all’epidemia qualora necessarie, in linea con i protocolli internazionali di risposta alle epidemie.
Sebbene la copertura immunitaria nazionale per la vaccinazione orale di routine per la polio di tipo 3 (OPV3) nel 2017 fosse stimata intorno all’80%, a livello subnazionale rimangono lacune di immunità nella popolazione, specialmente nella provincia di Zambezia (col 60% di copertura per OPV3).
Valutazione del rischio dell’OMS
L’OMS ha valutato che il rischio totale di sanità pubblica a livello nazionale è elevato, a causa della diminuzione dell’immunità al poliovirus di tipo 2 e che il rischio di diffusione internazionale è medio per i continui spostamenti della popolazione.
L’individuazione di cVDPV2 sottolinea l’importanza di mantenere elevate coperture nelle vaccinazioni di routine per ridurre il rischio e le conseguenze derivanti dalla circolazione di poliovirus e sottolinea il rischio posto da qualsiasi trasmissione di virus a medio o basso livello. È necessaria una forte risposta all’epidemia per arrestare rapidamente la circolazione virale e assicurare sufficienti coperture vaccinali nelle aree affette per prevenire simili epidemie in futuro. L’OMS continuerà a valutare la situazione epidemiologica e le misure di risposta all’epidemia implementate.
Raccomandazioni dell’OMS
È importante che tutti i paesi, in particolare quelli con elevato numero di viaggi e contatti con i paesi e le aree colpiti da polio, rafforzino la sorveglianza per i casi di AFP per individuare rapidamente qualsiasi nuova importazione di virus e facilitare una risposta rapida. Paesi, territori ed aree dovrebbero inoltre mantenere coperture vaccinali di routine uniformemente elevate a livello distrettuale per minimizzare le conseguenze di qualsiasi nuova introduzione di virus.
La pubblicazione dell’OMS Viaggi Interazionali e Salute raccomanda che prima di recarsi in aree con trasmissione attiva di poliovirus, i viaggiatori provenienti da paesi indenni dovrebbero aver completato la serie di vaccinazioni contro la polio adeguata alla loro età, secondo il calendario vaccinale nazionale del loro paese. I viaggiatori che si recano in aree infette da polio che hanno completato la serie di vaccinazioni OPV o IPV oltre 12 mesi prima del viaggio dovrebbero ricevere un’ulteriore dose di richiamo di vaccino contro la polio. Prima di recarsi all’estero, le persone di qualsiasi età residenti in paesi infetti dalla polio (es. quelli con trasmissione attiva di un poliovirus selvaggio o di derivazione vaccinale) e i visitatori che soggiornano per lungo tempo in tali paesi (es. persone che trascorrono più di 4 settimane nel paese) dovrebbero aver completato uno schema completo di vaccinazione contro la polio secondo il calendario vaccinale nazionale.
I viaggiatori dalle aree infette dovrebbero ricevere un’ulteriore dose di vaccino orale (OPV) o vaccino inattivato contro la polio (IPV) da 4 settimane a 12 mesi prima della partenza per rafforzare l’immunità della mucosa intestinale e ridurre il rischio di eliminazione di poliovirus che potrebbe portare alla reintroduzione di poliovirus in un’area esente da polio. Per le persone che in passato hanno ricevuto solo IPV, dovrebbe essere scelto OPV per la dose di richiamo, se disponibile e fattibile. Nel caso di viaggi improvvisi non differibili, i viaggiatori che non hanno ricevuto una dose documentata di vaccino contro la polio nei 12 mesi precedenti dovrebbero ricevere una dose di OPV o IPV prima della partenza.
Informazioni aggiornate sui paesi infetti recentemente o con infezione in corso sono disponibili sul sito web Global Polio Eradication.
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Raccomandazione
WHO Ministero della Salute 12/02/2019 Situazione Mondiale
DIFFUSIONE INTERNAZIONALE DI POLIOVIRUS: aggiornamento delle Raccomandazioni Temporanee dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
In occasione della 19° riunione del Comitato di emergenza del regolamento sanitario internazionale, svoltasi il 27 novembre 2018, il Direttore Generale dell’OMS, condividendo le valutazioni del Comitato di Emergenza, ha aggiornato le disposizione per i Paesi sottoposti a Raccomandazioni Temporanee per la persistenza di circolazione di poliovirus.
Il Comitato ha convenuto all'unanimità che il rischio di diffusione internazionale del poliovirus rimane un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale (PHEIC) e ha esortato a prorogare le misure di profilassi internazionali per altri tre mesi ai seguenti Paesi.
Stati con infezione da WPV1, cVDPV1 o cVDPV3 con potenziale rischio di diffusione internazionale.
Attualmente: Afghanistan, Pakistan, Nigeria per WPV1; Papua Nuova Guinea per cVDPV1; Somalia per cVDPV3.
Questi Paesi, relativamente ai viaggi internazionali, dovrebbero adottare le seguenti misure di profilassi internazionale:
- Assicurarsi che tutti i residenti e i visitatori che permangono nel paese a lungo (cioè > quattro settimane) di tutte le età, prima di un viaggio internazionale, ricevano una dose di vaccino orale bivalente (bOPV) o vaccino inattivato (IPV) contro il poliovirus, tra quattro settimane e 12 mesi prima della partenza.
- Assicurarsi che coloro che intraprendono viaggi urgenti (cioè entro quattro settimane), che non abbiano ricevuto una dose di vaccino nei precedenti 12 mesi, ricevano una dose di vaccino antipolio al momento della partenza.
- Assicurarsi che ai viaggiatori sia fornito un Certificato Internazionale di Vaccinazione nella forma specificata nell'Allegato 6 del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) per registrare la loro vaccinazione contro la poliomielite.
- Limitare la partenza di viaggiatori internazionali sprovvisti di certificato internazionale di vaccinazione.
- Queste raccomandazioni si applicano ai viaggiatori internazionali di tutti i paesi dal punto di partenza, indipendentemente dal mezzo di trasporto (ad es. strada, aereo, mare).
Le suddette misure devono essere osservate fino a quando non sarà documentata l’interruzione della trasmissione del virus in tutti i casi di infezione e nelle aree ad alto rischio.
Stati con infezione da cVDPV2, con potenziale rischio di diffusione internazionale.
Attualmente: DR Congo, Kenya, Nigeria, Niger, Somalia.
Questi Paesi, relativamente ai viaggi internazionali, dovrebbero adottare le seguenti misure di profilassi internazionale:
- Prendendo atto dell'esistenza di un meccanismo separato per rispondere alle infezioni da poliovirus di tipo 2, considerare la possibilità di richiedere, dalle scorte globali, vaccini mOPV2 seguendo le raccomandazioni del Advisory Group su mOPV2.
- Assicurarsi che tutti i residenti e i visitatori che permangono nel paese a lungo(cioè > quattro settimane) di tutte le età, prima di un viaggio internazionale, ricevano una dose di vaccino inattivato (IPV) contro il poliovirus, tra quattro settimane e 12 mesi prima della partenza.
- Assicurarsi che coloro che intraprendono viaggi urgenti (cioè entro quattro settimane), che non abbiano ricevuto una dose di vaccino nei precedenti 12 mesi, ricevano una dose di vaccino antipolio al momento della partenza.
- Assicurarsi che ai viaggiatori sia fornito un Certificato Internazionale di Vaccinazione nella forma specificata nell'Allegato 6 del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) per registrare la loro vaccinazione contro la poliomielite.
- Limitare la partenza di viaggiatori internazionali sprovvisti di certificato internazionale di vaccinazione.
- Intensificare la cooperazione regionale e il coordinamento transfrontaliero per migliorare la sorveglianza e vaccinare i rifugiati, i viaggiatori e le popolazioni transfrontaliere, secondo il parere del Advisory Group.
Le suddette misure devono essere osservate fino a quando non sarà documentata l’interruzione della trasmissione del virus in tutti i casi di infezione e nelle aree ad alto rischio.
Stati non più infettati dal WPV1 o dal cVDPV, ma che rimangono vulnerabili alla reinfezione da parte di WPV o cVDPV.
Attualmente: Cameroon (ultimo caso di WPV1 il 9 luglio 2014), Repubblica Centraficana (ultimo caso di WPV1 l’8 Dicembre 2011), Chad (ultimo caso di WPV1 il 14 giugno 2012), Syria (ultimo caso di cVDPV il 21 Settembre 2017)
Questi Paesi dovrebbero:
- Rafforzare urgentemente l'immunizzazione di routine per aumentare l'immunità della popolazione.
- Migliorare la qualità della sorveglianza, anche prendendo in considerazione l'introduzione di metodi supplementari quali la sorveglianza ambientale, per ridurre il rischio di trasmissione WPV1 e cVDPV non rilevati, in particolare tra le popolazioni vulnerabili e mobili ad alto rischio.
- Intensificare gli sforzi per garantire la vaccinazione delle popolazioni mobili e transfrontaliere, degli sfollati interni, dei rifugiati e di altri gruppi vulnerabili.
Tanto premesso, allo scopo di minimizzare il rischio di reintroduzione del poliovirus in Italia e, quindi, di garantire la sicurezza sanitaria della popolazione, si ritiene opportuno ribadire quanto indicato nella circolare del 13 luglio 2018 ed in particolare si raccomanda quanto segue.
Coloro che dovessero recarsi in Paesi sottoposti alle Raccomandazioni Temporanee –
(attualmente Afghanistan, Pakistan, Nigeria; Papua Nuova Guinea; Somalia, DR Congo, Kenya, Niger) per motivi di lavoro, studio, vacanza, etc. e rimanervi per lungo tempo (cioè > 4 settimane) devono:
a) portare un valido certificato di vaccinazione contro la poliomielite, redatto sul modello di certificato internazionale allegato al Regolamento Sanitario Internazionale 2005 (modello consultabile e scaricabile dal link;
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_3066_listaFile_itemName_4_file.pdf);
b) effettuare una dose di vaccino inattivato (IPV), tra 4 settimane e 12 mesi precedenti a viaggi internazionali;
c) i viaggiatori che dovessero intraprendere viaggi urgenti (cioè entro 4 settimane) e non avessero ricevuto una dose di vaccino antipolio nei precedenti 12 mesi, dovrebbero comunque ricevere una dose di vaccino IPV, almeno al momento della partenza, in quanto questa fornirà ugualmente dei benefici, in particolare per i viaggiatori frequenti.
I viaggiatori in questione dovrebbero inoltre essere informati circa la possibilità che, in assenza di documentazione (certificato antipolio redatto su modello di certificato internazionale) potrebbero essere sottoposti, in accordo con le raccomandazioni temporanee dell’OMS, a vaccinazione antipolio al momento della partenza dal Paese affetto.
Coloro che provengono dai Paesi sottoposti alle Raccomandazioni Temporanee –
(attualmente Afghanistan, Pakistan, Nigeria; Papua Nuova Guinea; Somalia, DR Congo, Kenya, Niger), sia residenti che soggetti che vi abbiano soggiornato per più di 4 settimane, devono:
a) essere in possesso del certificato internazionale di vaccinazione contro la poliomielite che attesti l’effettuazione di una dose di vaccino antipolio tra 4 settimane e 12 mesi precedenti al viaggio;
b) effettuare una dose di vaccino antipolio, tra 4 settimane e 12 mesi precedenti al viaggio internazionali;
Si prega pertanto il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a voler richiamare l’attenzione delle Ambasciate/Consolati sulla necessità di richiedere il certificato di vaccinazione contro la poliomielite prima del rilascio del visto per l’Italia ai cittadini provenienti da Afghanistan, Pakistan, Nigeria, Papua Nuova Guinea, Somalia, DR Congo, Kenya, Niger.
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Raccomandazione
WHO 21/02/2019 Papua Nuova Guinea
Il 26 giugno 2018, in Papua Nuova Guinea è stata dichiarata un’epidemia di poliovirus di tipo 1 di derivazione vaccinale (cVDPV1) a seguito della conferma di laboratorio dell’isolamento di cVDPV1 in due contatti comunitari sani del caso indice. Dal momento della dichiarazione sono stati segnalati in totale 26 casi confermati di cVDPV1 nelle seguenti 9 province: Eastern Highlands (6), Enga (5), East Sepik (4), Madang (3), Morobe (3), Jiwaka (2), Gulf (1), Southern Highlands (1), e National Capital District (NCD) (1). L’ultimo caso confermato dal laboratorio ha segnalato che la paralisi è iniziata nel tardo ottobre 2018. La sorveglianza ambientale continua su base bimensile a Port Moresby e Lae per complementare le attività di ricerca attiva dei casi di paralisi flaccida acuta (AFP).
Attività di Sanità Pubblica
Attualmente, si sono svolti cinque round di Attività Supplementari di Immunizzazione (SIA) condotti da luglio a dicembre 2018. Sono stati inviati consulenti dell’OMS e dell’UNICEF per fornire supporto tecnico durante la preparazione pre-campagna [vaccinale] e la sua implementazione, per assicurare SIA di alta qualità e migliorare l’individuazione dei casi di AFP. Il primo round di SIA è stato rivolto ai bambini di età inferiore a cinque anni in tre province ad alto rischio. Il secondo round ha incluso i bambini di età inferiore a cinque anni in tutte le nove province. Il terzo e quarto round di SIA hanno incluso le Giornate Nazionali d’Immunizzazione (NIDs) rivolte ai bambini di età inferiore a quindici anni, che hanno raggiunto una copertura del 93% e del 97% rispettivamente. Il quinto round di SIA è consistito in una campagna sub-nazionale condotta in quattro province prioritarie (NCD, Central, Enga, e il distretto di Angoram nella provincia East Sepik). Attualmente è in corso la pianificazione di ulteriori NIDs nel 2019.
Valutazione del rischio dell’OMS
L’OMS attualmente valuta che il rischio di diffusione internazionale di poliovirus da Papua Nuova Guinea sia basso.
I VDPV circolanti sono rari, sebbene ben documentati ceppi di poliovirus possono emergere in alcune popolazioni che non sono immunizzate adeguatamente. Una forte risposta all’epidemia può fermare rapidamente tali eventi. Sebbene cinque round di SIA siano stati implementati nel 2018, c’è bisogno di ulteriori SIAs/NIDs in aree con bassa copertura per rafforzare i programmi di immunizzazione di routine. Il rischio di ulteriore diffusione di cVDPV1 all’interno del paese rimane una grave preoccupazione a causa della bassa copertura dell’immunizzazione di routine. L’emergenza di ceppi cVDPV1 sottolinea l’importanza di mantenere elevati livelli di copertura per le vaccinazioni di routine e un sistema di sorveglianza efficace per la diagnosi precoce.
Il 5 maggio 2014, il Direttore Generale dell’OMS ha dichiarato che la diffusione internazionale di poliovirus rappresenta un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC) secondo il Regolamento Sanitario Internazionale [IHR 2005], ha emanato Raccomandazioni Temporanee per ridurre la diffusione internazionale di poliovirus, e ha richiesto una rivalutazione trimestrale di questa situazione al Comitato d’Emergenza.
L’OMS enfatizza la necessità che la risposta all’epidemia sia completa e in linea con gli standard concordati a livello internazionale. L’OMS continuerà a valutare la situazione epidemiologica e le misure di risposta all’epidemia che vengono implementate.
Raccomandazioni dell’OMS
È importante che tutti i paesi, in particolare quelli con elevato numero di viaggi e contatti con i paesi e le aree colpiti da polio, rafforzino la sorveglianza per i casi di AFP per individuare rapidamente qualsiasi nuova importazione di virus, e facilitare una risposta rapida. I paesi e i territori dovrebbero inoltre mantenere coperture vaccinali di routine uniformemente elevate a livello distrettuale per ridurre le conseguenze di qualsiasi nuova introduzione di virus.
La pubblicazione dell’OMS Viaggi Interazionali e Salute (http://www.who.int/ith/en/) raccomanda che tutti i viaggiatori che si recano in aree colpite dalla polio siano completamente vaccinati contro la polio. I residenti (e i visitatori che si fermano per più di 4 settimane) nelle aree infette dovrebbero ricevere un’ulteriore dose di vaccino bivalente orale (bOPV) o vaccino inattivato contro la polio (IPV) da 4 settimane a 12 mesi prima del viaggio. I viaggiatori dovrebbero ricevere un documento scritto che attesti tale vaccinazione, preferibilmente registrandolo nel Certificato di Vaccinazione e Profilassi Internazionale. Alcuni paesi indenni da polio possono richiedere ai viaggiatori che risiedono in paesi affetti di essere immunizzati contro la polio per ottenere il visto d’ingresso nel paese. La pubblicazione "Viaggi Interazionali e Salute" fornisce una lista di paesi che indica i requisiti di ogni paese per i viaggiatori in arrivo.
Per ulteriori informazioni:
 Statement of the Seventeenth IHR Emergency Committee Regarding the International Spread of Poliovirus
 Polio Global Eradication Initiative: Papua New Guinea
 Temporary Recommendations to Reduce International Spread of Poliovirus
 WHO Vaccine-Preventable Diseases: Monitoring System. 2018 Global Summary
 Papua New Guinea Polio Outbreak Response First 100 Days, 30 September 2018
 Papua New Guinea Launches Comprehensive Outbreak Response To cVDPV Detection
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Raccomandazione
WHO 27/02/2019 Indonesia
Il 12 febbraio, è stata confermata nella provincia di Papua, Indonesia la circolazione di un poliovirus di tipo 1 di derivazione vaccinale (cVDPV1). Sono stati isolati due virus VDPV1 geneticamente correlati da un bambino con paralisi flaccida acuta (AFP) il cui esordio è avvenuto il 27 novembre 2018 e in un contatto sano nella comunità, un bambino il cui campione di feci è stato prelevato il 24 gennaio 2019. La località da cui proviene questo bambino sano, con isolamento di VDPV, è un villaggio remoto, a circa 3-4 km dal caso di AFP con insorgenza della paralisi il 27 novembre 2018. Sebbene questa provincia abbia in comune una frontiera con Papua Nuova Guinea, questo focolaio non è collegato all’epidemia di cVDPV1 che attualmente colpisce il paese confinante.
Attività di Sanità Pubblica
L’OMS e i partner stanno supportando il Ministero della salute (MoH) e le autorità di sanità pubblica locali nel condurre un’indagine di campo, un’approfondita valutazione dei rischi e nel pianificare le attività di risposta all’epidemia. È in via di finalizzazione la definizione esatta dell’estensione e dei tempi della risposta all’epidemia. È stata condotta nel distretto di Yahukimo un’immunizzazione iniziale in risposta all’epidemia (ORI) in cui sono stati immunizzati 5718 bambini minori di 15 anni con vaccino orale bivalente contro la polio (bOPV). È stata ulteriormente rafforzata la sorveglianza della malattia, includendo la ricerca attiva e retrospettiva di casi addizionali di paralisi flaccida acuta (AFP) nei centri sanitari delle comunità, negli ospedali e in altre strutture sanitarie in tutti i distretti e città della provincia di Papua. La sorveglianza inoltre è stata rafforzata ai porti d’entrata e d’uscita, così come è stato rafforzato il monitoraggio della notifica e delle segnalazioni tramite il Sistema di allerta rapido e risposta (EWARS). Sono state allertate le altre province per migliorare l’immunizzazione e la sorveglianza delle AFP.
La più recente Giornata Nazionale d’Immunizzazione (NID) in Indonesia è stata condotta a marzo 2016 usando un vaccino trivalente orale contro la polio (OPV) (prima di mutare da OPV trivalente a OPV bivalente), e la provincia di Papua ha condotto un’Attività Supplementare d’Immunizzazione (SIA) con OPV bivalente/morbillo/rosolia alla fine del 2018. Inoltre, in risposta alla recente epidemia di cVDPV1 in Papua Nuova Guinea, il MoH indonesiano ha già stabilito posti di vaccinazione frontalieri ed iniziato la sorveglianza ambientale nella provincia di Papua. Hanno inoltre condotto un esercizio di simulazione per verificare il piano di risposta all’epidemia da polio. Tuttavia, la copertura vaccinale per polio nella provincia di Papua rimane bassa (copertura SIA 2016: 77% e copertura SIA 2018: 72%; copertura generale OPV4: 68,2% nel 2017 e 40,8% nel 2018).
Valutazione del rischio dell’OMS
Il ritrovamento di cVDPVs sottolinea l’importanza di mantenere dovunque coperture elevate per le vaccinazioni di routine per ridurre il rischio e le conseguenze di circolazione di poliovirus e la necessità di assicurare una sorveglianza di qualità per l’individuazione precoce di poliovirus. Questi eventi inoltre sottolineano il rischio posto da qualsiasi trasmissione a basso livello del virus. È necessaria una forte risposta all’epidemia per fermare rapidamente la circolazione e assicurare una copertura vaccinale sufficiente nelle aree affette per prevenire simili epidemie in futuro. L’OMS continuerà a valutare la situazione epidemiologica e le misure di risposta all’epidemia che vengono implementate.
Il rischio generale è considerato moderato a livello nazionale a causa della copertura vaccinale subottimale per la polio e per la qualità della sorveglianza nella provincia di Papua in Indonesia. La densità di popolazione nelle zone collinari, dove il virus è stato isolato, è relativamente bassa e gli spostamenti della popolazione da quest’area ad altre province non è significativa. Localmente nella provincia di Papua, esiste una capacità limitata con le risorse esistenti, di implementare le misure di risposta.
A livello regionale nonostante la prossimità con Papua Nuova Guinea il rischio generale è valutato essere basso poiché sono limitati gli spostamenti transfrontalieri di popolazione dalle aree affette; tuttavia, le analisi virologiche indicano che il virus potrebbe aver circolato per alcuni anni con una copertura vaccinale bassa nelle aree confinanti. Jayapura, un vicino distretto con elevati spostamenti di popolazione internazionale non ha avuto alcuna persona risultata positiva ai test per cVDPV. A livello globale, il rischio generale è valutato basso essendo le coperture vaccinali per polio generalmente elevate, avendo un sistema di sorveglianza per AFP operante e disponibilità di competenze tecniche per il controllo della polio.
Il rischio sarà valutato continuamente e potrà essere rivisto in base all’evoluzione della situazione.
Raccomandazioni dell’OMS
I poliovirus di derivazione vaccinale (VDPVs) sono ceppi rari ma ben documentati di poliovirus che possono emergere in alcune popolazioni che sono inadeguatamente immunizzate. L’emergere di ceppi di VDPV sottolinea l’importanza di mantenere elevati livelli di copertura di routine e un’efficace sistema di sorveglianza per l’individuazione precoce.
È importante che tutti i paesi, in particolare quelli con elevato numero di viaggi e contatti con i paesi e le aree colpiti da polio, rafforzino la sorveglianza per i casi di AFP per individuare rapidamente qualsiasi nuova importazione di virus, e facilitare una risposta rapida. I paesi e i territori dovrebbero inoltre mantenere coperture vaccinali di routine uniformemente elevate a livello distrettuale per ridurre le conseguenze di qualsiasi nuova introduzione di virus.
La pubblicazione dell’OMS Viaggi Interazionali e Salute (http://www.who.int/ith/en/) raccomanda che prima di recarsi in aree con trasmissione attiva di poliovirus (es. quelle con trasmissione attiva di poliovirus selvaggio o di derivazione vaccinale), i viaggiatori provenienti da paesi indenni da polio dovrebbero essere completamente vaccinati contro la polio, in base all’età, in base al calendario vaccinale nazionale. Inoltre dovrebbero ricevere un’altra dose di richiamo di vaccino contro la polio se la serie di vaccinazioni con OPV o IPV è stata completata più di 12 mesi prima.
Prima di recarsi all’estero, le persone di tutte le età residenti in paesi infetti da polio e i visitatori per lunghi periodi (es. persone che si fermano per più di 4 settimane nel paese) dovrebbero aver completato un ciclo completo di vaccinazioni contro la polio in accordo col calendario vaccinale nazionale. Inoltre dovrebbero ricevere un’ulteriore dose di OPV o IPV da 4 settimane a 12 mesi prima del viaggio per rafforzare l’immunità della mucosa intestinale e ridurre il rischio di diffusione di poliovirus, che potrebbe portare alla reintroduzione di poliovirus in un’area indenne da polio. Per le persone che in precedenza hanno ricevuto solo IPV, dovrebbe essere scelto OPV per la dose di richiamo, se fattibile e disponibile. In caso di viaggio all’ultimo minuto non evitabile, i viaggiatori che non hanno ricevuto una dose di vaccino contro la polio documentata negli ultimi 12 mesi, dovrebbero ricevere una dose di OPV o IPV prima della partenza. Gli aggiornamenti sui paesi attualmente o recentemente infetti sono disponibili sul sito web della Global Polio Eradication Initiative.
Secondo le raccomandazioni del Comitato d’Emergenza convocato in base al Regolamento Sanitario Internazionale (2005), gli sforzi per limitare la diffusione internazionale di poliovirus devono continuare, poiché rimane un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC). I paesi affetti da trasmissione di poliovirus sono soggetti a Raccomandazioni Temporanee. Per ottemperare alle Raccomandazioni Temporanee, qualsiasi paese infetto da poliovirus deve dichiarare l’epidemia un’emergenza di sanità pubblica nazionale e implementare tutte le misure richieste per supportare l’eradicazione della polio quali adeguata vaccinazione dei viaggiatori internazionali, intensificare gli sforzi per aumentare la copertura immunitaria di routine, inclusa la condivisione dei dati di copertura e intensificare le attività transfrontaliere. Lo Stato dovrebbe assicurare che i viaggiatori che ricevono tale vaccinazione abbiano accesso ad un documento appropriato che attesti il loro status vaccinale nei confronti della polio. La dichiarazione completa del Comitato d’Emergenza per la Polio è disponibile al link seguente:
 Polio Global Eradication Initiative: Public health emergency status
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ECDC 09/02/2019
Rischi sanitari in eventi di massa
Brasile
CARNEVALE DI RIO 2019, Rio de Janeiro, Brasile.
Il Carnevale di Rio 2019 si terrà dal 1 al 9 marzo 2019 a Rio de Janeiro e sono attesi circa un milione di partecipanti, inclusi turisti dall'Europa. Secondo l'International Air Transport Association, almeno 500.000 persone hanno viaggiato da paesi EU/EEA a Rio de Janeiro, nel 2017.
Prima di partire per il Brasile, i partecipanti al Carnevale di Rio dovranno assicurarsi di essere in regola con le vaccinazioni, secondo le schedule di immunizzazione nazionale del loro paese di residenza, in particolare: due dosi di vaccino anti-morbillo (di solito MMR), rosolia, difterite, tetano e polio. Inoltre devono essere considerate le vaccinazioni contro epatite A, meningococco ACWY, tifo e febbre gialla.
Negli ultimi anni, diversi stati del Brasile hanno riportato casi di febbre gialla. I viaggiatori diretti verso aree a rischio per la febbre gialla, incluso lo stato di Rio de Janeiro, dovrebbero ricevere una dose di vaccino anti-febbre gialla almeno 10 giorni prima della partenza. Dovrebbero inoltre mettere in atto le misure protettive per evitare le punture di zanzare e conoscere i sintomi della febbre gialla.
I più comuni rischi sanitari durante le manifestazioni di massa sono correlati a malattie prevenibili con le vaccinazioni, malattie gastrointestinali e malattie trasmesse da vettore.
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PLOS Neglected Tropical Diseases 04/02/2019
Virus Madariaga
America Latina
Il virus Madariaga (MADV) si è spostato da Panama ad Haiti, sollevando quesiti sul suo potenziale di ulteriore diffusione nei Caraibi o in Nord America. Il MADV, noto anche come virus dell’encefalite equina del Sud America orientale (EEEV), è stato riscontrato negli animali dell’America meridionale e centrale, ed il primo focolaio umano è avvenuto a Panama nel 2010.
Secondo Glenn Morris dell’università della Florida, autore di uno studio su 1.250 bambini in età scolare, per quanto i casi osservati ad Haiti siano stati solo di entità lieve, il virus è stato chiaramente collegato alla comparsa di encefalite, sia nei bambini che negli adulti, e quindi per quanto l’infezione sia di solito innocua, sussiste il potenziale per la comparsa di una patologia debilitante.
I dati evidenziano, l’apparente semplicità con cui gli arbovirus si spostano fra regioni e nazioni dei Caraibi e dell’America Latina. Le osservazioni suggeriscono anche che il virus Madariaga sia in fase di spostamento, dato che i primi casi sono stati riportati a Panama, ma esso è stato osservato di recente in Venezuela ed ora anche ad Haiti.
E’ difficile valutare la minaccia per il Nord America: la variante nordamericana dell’EEEV viene attualmente osservata in Florida ed in altri stati meridionali, laddove è nota la presenza di insetti vettori adeguati, e già in passato altri arbovirus che circolavano nei Caraibi ed in America Latina si sono spostati in Florida.
E’ comunque difficile comprendere che livello di minaccia attendersi da questo virus, ma dato il potenziale di rischio, gli esperti terranno la situazione sotto controllo, specialmente nei pazienti con encefalite e patologie neuroinvasive.
In USA non c’è stato alcun caso di infezione da virus Madariaga, pertanto sinora i laboratori non ricercano l’infezione, tuttavia è un rischio di cui sia i medici che i laboratori devono essere consapevoli.
I vettori sono le zanzare ed i reservoir sembrano essere i ratti, pertanto è importante mantenere un ambiente sostanzialmente pulito con un’igiene appropriata e ridurre le aree con habitat ideali per zanzare e ratti.
Il quadro clinico ricorda la febbre dengue ed i viaggiatori nelle aree in cui il virus è stato isolato devono rivolgersi ad un medico qualora manifestino sintomi di malattia.
Secondo gli esperti al momento non sono indicate precauzioni particolari oltre la protezione delle superfici corporee dalle punture di zanzare, ma ricordano che per la maggior parte dei virus non sono disponibili trattamenti efficaci e le terapia di supporto al momento rappresentano l’unico strumento a disposizione.
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