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Notizie di Feb 2019
Fonte Malattia Paese Situazione e Protezione
WHO 04/02/2019 Giamaica
Il 3 gennaio 2019, il Punto di Contatto Nazionale della Giamaica per il Regolamento Sanitario Internazionale (IHR) ha segnalato all’OMS un aumento dei casi di dengue in Giamaica.
Dal 1° al 21 gennaio 2019, sono stati segnalati 339 casi sospetti e confermati di dengue, inclusi sei decessi.
Nel 2018 sono stati notificati in totale 986 casi sospetti e confermati di dengue, inclusi 13 decessi. Il numero di casi segnalati nel 2018 è stato 4,5 volte più elevato di quello del 2017 (215 casi, inclusi sei decessi). I casi segnati sinora nel 2019 superano la soglia epidemica.
Secondo i dati storici, la Giamaica ha segnalato un’epidemia di grandi dimensioni nel 2016, quando sono stati notificati 2.297 casi di infezione da dengue inclusi due decessi. A quel tempo è stata confermata la circolazione dei sierotipi virali DENV3 e DENV4.
Alla fine del 2018, il maggior numero di casi segnalati è stato notificato dalle località di Kingston e Saint Andrew. Nel 2019, finora il maggior numero di casi è stato segnalato dalla località di Saint Catherine.
Gli esami di laboratorio hanno identificato che il sierotipo attualmente circolante è il DENV3.
A gennaio 2019, alcuni paesi e territori della regione caraibica, quali Guadalupe, Martinica e Saint Martin, hanno segnalato un aumento dei casi di dengue. Da notare che a Saint Martin e Guadalupe sta attualmente circolando il sierotipo DENV1.
Interventi di sanità pubblica
 -- Il Ministero della Salute (MoH) ha dichiarato l’epidemia di dengue il 3 gennaio 2019.
 -- Le autorità sanitarie in Giamaica stanno implementando misure per le seguenti attività:
rafforzamento del controllo dei vettori integrato, rafforzamento della sorveglianza dei casi;
mobilitazione sociale, gestione clinica, rafforzamento delle capacità diagnostiche di laboratorio e comunicazione del rischio in emergenza.
-- Il MoH sta collaborando con l’Organizzazione Panamericana della Salute (PAHO/WHO) e altre agenzie internazionali per rafforzare e coordinare le attività di risposta.
 -- Da luglio 2018, il MoH ha intensificato le attività di controllo dei vettori.
 -- Il MoH ha istituito il Centro Operativo d’Emergenza il 27 dicembre 2018, e lo ha attivato completamente il 3 gennaio 2019 per facilitare il coordinamento e la segnalazione delle attività. Le attività sono volte a rafforzare le capacità di risposta con adeguate risorse umane, e a supportare gli sforzi per ridurre gli indici entomologici per la zanzara Aedes aegypti in tutta l’isola e migliorare le capacità di gestione clinica.
Valutazione del rischio dell’OMS
La Giamaica ha continuato a segnalare casi di dengue dal 1990 a tutto il 2018, tuttavia, da dicembre 2018 è stato osservato un aumento dei casi che supera la soglia epidemica. Simili notevoli aumenti sono stati segnalati nel 2010 (2.887 casi), 2012 (4.670 casi), e 2016 (2.297 casi). L’aumento di casi di dengue nelle isole caraibiche può causare infezioni secondarie da virus dengue più gravi e richiede una diffusa comunicazione del rischio.
Raccomandazioni dell’OMS
Il 21 novembre 2018, PAHO/WHO ha allertato i Paesi membri sull’aumento dei casi di dengue in paesi e territori americani e ha raccomandato azioni coordinate, sia all’interno che all’esterno del settore sanitario, incluso la definizione delle attività prioritarie per prevenire la trasmissione di dengue e i decessi causati da questa malattia.
PAHO/WHO raccomanda inoltre di seguire le principali raccomandazioni relative alla preparazione e risposta alle epidemie, gestione dei casi, laboratori, e gestione integrata dei vettori, pubblicate nell’Aggiornamento su Dengue di PAHO/WHO del 21 novembre 2018, consultabile al seguente link:
 PAHO Epidemiological Alert: Dengue (21 November 2018)
Non esiste un trattamento specifico per le forme cliniche di dengue, pertanto la prevenzione rappresenta il principale intervento per ridurre il rischio di infezione. L’OMS raccomanda un’adeguata ed immediata gestione dei casi di dengue. Bisogna continuare a rafforzare la sorveglianza in tutte le aree affette e a livello nazionale. Bisogna che continuino ad essere diffusi i messaggi chiave di sanità pubblica per ridurre il rischio di trasmissione di dengue nella popolazione.
Inoltre, devono essere rafforzate le attività di gestione integrate dei vettori (IVM) per rimuovere i potenziali siti in cui le zanzare si riproducono, ridurre la popolazione dei vettori, e minimizzare l’esposizione individuale. Ciò dovrebbe includere strategie di controllo delle forme adulte e larvali del vettore (es. gestione ambientale e riduzione delle fonti, e misure di controllo chimico) e strategie per proteggere gli individui e le abitazioni. Se le zanzare pungono all’interno delle abitazioni, i prodotti insetticidi spruzzati all’interno delle abitazioni, gli zampironi o altri vaporizzatori di insetticidi possono ridurre le punture. Infissi domestici, quali zanzariere a porte e finestre o l’uso di aria condizionata, possono ugualmente ridurre le punture di zanzara. Poiché le zanzare Aedes (il principale vettore di trasmissione) pungono di giorno, si raccomanda l’uso di misure di protezione individuale quali indossare abiti che coprano la maggior parte del corpo nelle ore diurne. Si possono applicare repellenti sulla cute esposta o sugli abiti. L’uso di repellenti deve essere effettuato applicando strettamente le istruzioni riportate in etichetta. Le zanzariere impregnate di insetticida assicurano una buona protezione contro le punture di zanzara alle persone che usano riposarsi durante il giorno (es. bambini, lavoratori che fanno il turno di notte e persone costrette a letto) e durante la notte.
L’OMS non raccomanda che venga applicata alcuna restrizione generale ai viaggi o al commercio in base alle informazioni disponibili per questo evento.
Per approfondire
https://www.who.int/csr/don/4-february-2019-dengue-jamaica/en/
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Raccomandazione
PAHO 01/02/2019 America Latina
Tra gennaio 2017 e dicembre 2018, sei paesi e territori della Regione delle Americhe hanno riportato casi confermati di febbre gialla: Bolivia, Brasile, Colombia, Ecuador, French Guiana, Peru. Il numero dei casi riportati eccede rispetto al numero di casi riportati in diversi decenni. Nel 2019, Brasile e Peru hanno riportato casi verificatisi tra dicembre 2018 e gennaio 2019.
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Raccomandazione
PAHO 01/02/2019 Brasile
In Brasile il periodo di maggiore trasmissibilità (periodo stagionale) decorre da dicembre a maggio. L'espansione dalle storiche aree di trasmissione della febbre gialla ad aree precedentemente considerate non a rischio, ha causato due ondate di trasmissione, una durante il periodo stagionale 2016-2017, con 778 casi umani, inclusi 262 decessi, e un'altra durante il periodo stagionale 2017-2018, con 1.376 casi umani e 483 decessi.
Nel periodo stagionale corrente (2018-2019), sono stati riportati 12 casi confermati, con 6 decessi, nelle municipalità di Eldorado (9 casi), Jacupiranga (1 caso), Iporanga (1 caso), Cananeia (1 caso), tutte localizzate nel sud dello stato di São Paulo. Tra i casi confermati, 83% (10/12) sono maschi, la mediana dell'età è 45 anni, e 83% (10/12) sono lavoratori rurali. Inoltre il Segretariato della salute dello stato del Paraná ha riportato che i test eseguiti su scimmie in Antonina, sulla costa del Paraná, erano risultati positivi per febbre gialla.
I casi umani riportati durante il corrente periodo stagionale 2018-2019 in quattro municipalità nello stato di São Paulo, così come la conferma del focolaio epizootico nello stato del Paraná, segna l'inizio di quello che potrebbe essere un terzo ciclo e una progressione dell'epidemia nelle regioni del sud-est e sud del paese.
A causa della graduale espansione geografica dell'epidemia negli ultimi due anni, il paese ha dovuto rivalutare la politica di immunizzazione. Il numero della aree con vaccinazione raccomandata è aumentato da 3.526 municipalità nel 2010 a 4.469 municipalità nel 2018, e all'ingresso nel paese dal 2019. In conformità con le linee guida dell'OMS, il Brasile ha adottato una singola dose di vaccino da aprile 2017. L'uso di dosi frazionate è anche stato adottato, in risposta all'epidemia ed al rischio di urbanizzazione della febbre gialla, specialmente nella città più grandi. Questa strategia è stata implementata in 77 municipalità con il più alto rischio di febbre gialla nello stato di São Paulo (54 municipalità), Rio de Janeiro (15 municipalità), Bahía (8 municipalità).
Alla settimana epidemiologica (EW) 39 del 2018, i risultati preliminari della campagna di vaccinazione di massa contro la febbre gialla, indicavano che 13.3 milioni di persone nello stato di São Paulo, 6.5 milioni nello stato di Rio de Janeiro, 1.85 milioni nello stato di Bahía erano state vaccinate, con una copertura rispettivamente del 53.6%, 55.6% e 55.0%.
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Raccomandazione
WHO 04/02/2019
Gonorrea
Regno Unito
Il 7 gennaio 2019, il Punto di Contatto Nazionale per il Regolamento Sanitario Internazionale (IHR) del Regno Unito della Gran Bretagna e Irlanda del Nord ha notificato all’OMS due casi di infezione da Neisseria gonorrhoeae con antibiotico resistenza estesa (XDR) diagnosticati nel Regno Unito.
Il primo caso è una donna eterosessuale che a ottobre 2018 è stata visitata dai servizi per la salute riproduttiva nel Regno Unito. La donna ha segnalato di aver avuto rapporti sessuali occasionali con uomini di nazionalità del Regno Unito mentre si trovava ad Ibiza, in Spagna a settembre 2018. Il caso non ha ricevuto alcuna terapia antibiotica nel periodo compreso fra i rapporti sessuali avuti con cittadini del Regno Unito ad Ibiza e la prima visita ai servizi per la salute riproduttiva nel Regno Unito. Il caso è stato trattato empiricamente con ceftriaxone 500 mg e azitromicina 1 g. È stato effettuato un test di guarigione (TOC) che ha dimostrato l’assenza del patogeno.
Il secondo caso è una donna eterosessuale che a novembre 2018 è stata visitata dai servizi di salute riproduttiva del Regno Unito. La donna ha informato di aver avuto un rapporto sessuale occasionale con un uomo nel Regno Unito a novembre 2018 che si era recato ad Ibiza, Spagna, da giugno a settembre 2018. Il caso è stato trattato empiricamente con cefriaxone 1 g. È stato effettuato un TOC che ha dimostrato che il patogeno non era scomparso. Alla donna è stata somministrata gentamicina 240 mg (intramuscolare) e azitromicina 2 g (orale). Inoltre le è stato somministrato per via endovenosa ertapenem per tre giorni poiché la sintomatologia non si era risolta. Successivamente è stato eseguito un TOC che ha dimostrato l’assenza del patogeno.
I due isolati sono resistenti al cefriaxone (MIC 1,0 mg/l) ed hanno una suscettibilità intermedia all’azitromicina (MIC 0,5 mg/l). Gli isolati sono inoltre resistenti a cefixime, penicillina, ciprofloxacina e tetraciclina, tuttavia sono sensibili alla spectinomicina. Questi isolati differiscono dai casi segnalati precedentemente a marzo 2018 nel Regno Unito e dai due casi segnalati dall’Australia ad aprile 2018, che mostravano un elevato livello di resistenza all’azitromicina.
La Sanità Pubblica Inglese ha attivato un’equipe per la gestione dell’evento per coordinare le indagini e la comunicazione, assicurare la ricerca dei contatti e il contenimento della diffusione. Poiché esiste un probabile collegamento epidemiologico rispetto ai rapporti sessuali con cittadini del Regno Unito che si sono recati a Ibiza, Spagna, il Regno Unito ha informato la Spagna di questi casi tramite il Sistema dell’Unione Europea di Allerta Rapida e Risposta (EWRS).
Attività di sanità pubblica
La Sanità Pubblica Inglese ha attivato un’equipe per la gestione dell’evento per coordinare le indagini e la comunicazione, assicurare la ricerca dei contatti e il contenimento della diffusione. Poiché esiste un probabile collegamento epidemiologico ai rapporti sessuali con cittadini del Regno Unito che si sono recati a Ibiza, Spagna, il Regno Unito ha informato la Spagna di questi casi tramite il Sistema dell’Unione Europea di Allerta Rapida e Risposta (EWRS).
I Servizi di Sanità Pubblica nelle Isole Baleari e ad Ibiza, Spagna, sono stati informati di quest’allerta di sanità pubblica legata a cittadini del Regno Unito infetti con N. gonorrhoeae XDR che si sono recati a Ibiza. Il trattamento delle infezioni trasmesse per via sessuale (STI) a Ibiza è incluso nelle prestazioni fornite dai Servizi di Sanità Pubblica delle Isole Baleari, e la diagnosi viene effettuata presso il laboratorio del principale ospedale di Ibiza. Attualmente, non esiste alcun ceppo di N. gonorrhoeae isolato a Ibiza che presenti le caratteristiche di resistenza descritte nel Regno Unito. Saranno esaminate ulteriori misure di controllo di sanità pubblica dopo aver ricevuto le informazioni su possibili partner sessuali dei contatti dei casi del Regno Unito dalla Sanità Pubblica Inglese.
Valutazione del rischio dell’OMS
Si tratta della quarta segnalazione di infezione da N. gonorrhoeae XDR nel Regno Unito. Questi ultimi casi sono resistenti al cefriaxone ed hanno una suscettibilità intermedia a azitromicina, mettendo a maggior rischio la terapia della gonorrea basata su due farmaci (cefriaxone 250 mg e azitromicina 1 g) raccomandata dall’OMS.
Poiché la maggior parte dei casi di gonorrea è asintomatica, è possibile la diffusione di ceppi di gonorrea resistenti che può diffondersi velocemente nella popolazione ad alto rischio. Per questi due casi esiste una connessione epidemiologica con rapporti sessuali con cittadini del Regno Unito a Ibiza, Spagna, o con cittadini del Regno Unito che si sono recati a Ibiza, ad indicare una potenziale diffusione internazionale di questo ceppo resistente di gonorrea. Sono necessarie ulteriori indagini per confermare la connessione epidemiologica, la fonte d’infezione e identificare i partner sessuali dei contatti dei casi del Regno Unito, sia nel Regno Unito che in Spagna. Tutto ciò deve essere fatto per implementare misure di sanità pubblica appropriate e interrompere la trasmissione dell’infezione; le misure includono: rafforzare la sorveglianza della resistenza antimicrobica (AMR) della gonorrea e assicurare la notifica immediata.
La Sanità Pubblica Inglese ha adottato misure di risposta, inclusa la promozione dell’uso dei preservativi, e il rintraccio dei contatti, e attualmente si considera che nel Regno Unito sia basso il rischio di potenziale ulteriore trasmissione da questi due casi.
Raccomandazioni dell’OMS
Bisogna raggiungere due obiettivi in parte sovrapposti per fare la differenza nel persistente problema delle infezioni da N. gonorrhoeae multi resistente: controllo su larga scala dell’antimicrobico resistenza e controllo delle infezioni gonococciche. Entrambi dovrebbero essere inseriti nel contesto più ampio del controllo globale dell’antimicrobico resistenza. Per le infezioni gonococciche, l’approccio di sanità pubblica dovrebbe basarsi sulle lezioni apprese e mettere in atto i seguenti punti:
-- uso del preservativo come prevenzione e controllo efficace delle infezioni gonococciche, screening STI di popolazioni ad alto rischio e gestione efficace dei casi di STI per diagnosticare e fornire regimi terapeutici appropriati, compresa la gestione dei partner e per prevenire la trasmissione e la reinfezione attraverso l'educazione alla salute e il counseling;
 -- uso appropriato degli antibiotici, incluse norme efficace sui farmaci;
 -- stabilire e rafforzare la sorveglianza dell’AMR della gonorrea, inclusa la notifica immediata, specialmente in paesi con un alto numero di infezioni da gonorrea, per supportare linee guida nazionali sul trattamento della gonorrea e politiche di sanità pubblica, e produrre dati comparabili e di qualità a livello globale;
 -- capacity building per stabilire reti ragionali e nazionali di laboratori capaci di effettuare test per la suscettibilità agli antibiotici e culture gonococciche, con buoni meccanismi di controllo della qualità;
 -- rafforzare il follow-up dei casi di gonorrea ed individuare e gestire i casi di fallimento terapeutico in base a definizioni standard di caso di fallimento terapeutico e a protocolli di monitoraggio, e monitoraggio sistematico dei fallimenti terapeutici;
 -- accelerare lo sviluppo di test point-of-care per la diagnosi di gonorrea e di nuovi metodi molecolari per monitorare e individuare l’AMR per supportare la gestione antibiotica;
-- identificare e fare ricerca su trattamenti alternativi efficaci per le infezioni gonococciche.
Per ulteriori informazioni sull’antibiotico resistenza o STI, consultare i link di seguito riportati:
 Antimicrobial resistance fact sheet
 Sexually transmitted infections (STIs) fact sheet
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Raccomandazione
WHO 04/02/2019 Repubblica Democratica del Congo
Il Ministero della Salute (MoH), l’OMS e i partner hanno continuato le attività di risposta all’epidemia da malattia da virus Ebola (EVD), nonostante l’impatto sulle misure di risposta delle persistenti difficoltà relative alla sicurezza e alla diffidenza delle comunità. Nelle ultime settimane è stato segnalato un numero di casi relativamente elevato, la maggior parte dei quali dovuti all’epidemia nella zona sanitaria di Katwa, l’attuale centro delle attività di risposta su larga scala. Cluster più piccoli continuano ad essere segnalati al di fuori della zona sanitaria di Katwa, incluso da Beni e da Oicha; tuttavia, le equipe hanno risposto velocemente e sistematicamente a questi cluster per prevenire l’ulteriore trasmissione e impedire l’ulteriore espansione geografica dell’epidemia. Le equipe stanno anche lavorando attivamente per rafforzare la fiducia e la partecipazione comunitaria in tutte le zone affette.
Approssimandosi sei mesi dalla dichiarazione dell’epidemia, al 29 gennaio 2019 si sono verificati 752 casi di EVD1 in totale (698 confermati e 54 probabili), inclusi 465 decessi (tasso di mortalità totale: 62%).
Sinora, sono state dimesse dai Centri di Trattamento per Ebola (ETCs) 259 persone, e inserite in un programma dedicato per monitorare e fornire sostegno ai sopravvissuti. Fra i casi per cui erano disponibili le informazioni relative ad età e genere, il 59% (439/750) erano di genere femminile, e il 30% (224/749) avevano un’età inferiore a 18 anni, inclusi 115 bambini di età inferiore a 5 anni. Negli ultimi 21 giorni (9 gennaio – 29 gennaio 2019), sono stati segnalati 118 nuovi casi da undici zone sanitarie, che comprendono: Katwa (80), Beni (9), Butembo (7), Kayina (5), Manguredjipa (4), Oicha (4), Biena (3), Kyondo (2), Musienene (2), Komanda (1) e Vuhovi (1). Inoltre, sono stati segnalati la settimana scorsa cinque casi probabili pregressi, dalla zona sanitaria di Komanda, con inizio della sintomatologia a novembre 2018.
L’epidemia nelle zone sanitarie di Butembo e Katwa è in parte dovuta a trasmissione nosocomiale in centri sanitari pubblici e privati. Dal 1° dicembre 2018, l’86% (125/145) dei casi in queste aree aveva visitato o lavorato in una struttura sanitaria prima o dopo l’insorgenza della sintomatologia. Di questi, il 21% (30/145) aveva segnalato di essere venuto in contatto con una struttura sanitaria prima dell’insorgenza della sintomatologia, suggerendo una possibile trasmissione nosocomiale. A Katwa, durante le ultime tre settimane (dal 9 gennaio), sono state identificate 49 strutture sanitarie dove erano ospedalizzati casi confermati, inclusi nove centri sanitari dove potenzialmente si era verificata trasmissione nosocomiale. Inoltre, nello stesso periodo, sono state segnalate a Katwa otto nuove infezioni in operatori sanitari (HCW); in totale, sinora si sono infettati 65 HCW. Le equipe di risposta stanno assicurando il follow up nelle strutture sanitarie identificate per risolvere le difficoltà nel triage, nell’individuazione dei casi e nelle misure di prevenzione e controllo delle infezioni.
Raccomandazioni dell’OMS
Traffico internazionale: l’OMS raccomanda di evitare qualsiasi restrizione ai viaggi e al commercio con la Repubblica Democratica del Congo in base alle informazioni attualmente disponibili. Attualmente non esiste un vaccino autorizzato per proteggere le persone contro il virus Ebola. Pertanto, qualsiasi richiesta di certificati attestanti la vaccinazione contro Ebola non costituisce un motivo ragionevole per restringere i movimenti transfrontalieri o l’emissione di visti per i passeggeri in uscita dalla Repubblica Democratica del Congo. L’OMS continua a monitorare attentamente e, se necessario, verificare le misure relative ai viaggi e al commercio per questo evento. Attualmente, nessun paese ha implementato misure restrittive sui viaggi che interferiscano significativamente col traffico internazionale da e per la Repubblica Democratica del Congo. I viaggiatori dovrebbero informarsi presso un medico prima di partire e applicare adeguate misure igieniche.
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Raccomandazione
WHO 07/02/2019 Repubblica Democratica del Congo
La malattia da virus Ebola (EVD) in Repubblica Democratica del Congo continua con un numero di casi segnalati relativamente alto nelle ultime settimane e alcuni segni incoraggianti. Le zone sanitarie di Katwa e Butembo rimangono l’epicentro dell’epidemia, avendo notificato il 71% dei casi nelle ultime tre settimane, accompagnati dal concomitante verificarsi cluster più piccoli in un’area geograficamente dispersa.
Al 5 febbraio 2019 si sono verificati 789 casi di EVD1 in totale (735 confermati e 54 probabili), inclusi 488 decessi (tasso di mortalità totale: 62%). Sinora, sono state dimesse dai Centri di Trattamento per Ebola (ETCs) 267 persone, e inserite in un programma dedicato per monitorare e fornire sostegno ai sopravvissuti. Fra i casi per cui erano disponibili le informazioni relative ad età e genere, il 58% (454/788) erano di genere femminile, e il 30% (232/786) avevano un’età inferiore a 18 anni, inclusi 116 bambini di età inferiore a 5 anni. Sono state segnalate cinque nuove infezioni in operatori sanitari a Katwa (4) e Kalunguta (1); in totale sinora hanno contratto l’infezione 67 operatori sanitari.
Negli ultimi 21 giorni (16 gennaio – 5 febbraio 2019), sono stati segnalati 119 nuovi casi da tredici zone sanitarie, che comprendono: Katwa (75), Butembo (9), Beni (8), Kyondo (5), Kayna (5), Oicha (4), Manguredjipa (4), Biena (2), Kalunguta (2), Mabalako (2), Masereka (1), Mutwanga (1), e Vuhovi (1)2.
Le recenti analisi epidemiologiche individuano come principali fonti di infezione in corso: la trasmissione nosocomiale dovuta a scarse misure di prevenzione e di controllo delle infezioni (IPC), il persistente ritardo nell’individuazione e nell’isolamento dei nuovi casi, i frequenti decessi nelle comunità (e conseguenti contatti con i deceduti), e la trasmissione in ambito familiare e all’interno di reti sociali. Insicurezza e sacche di resistenza nelle comunità hanno continuamente ostacolato gli sforzi per combattere questi rischi; nonostante ciò, le equipe di risposta continuano l’impegno per rafforzare attivamente la fiducia e la partecipazione delle comunità in tutte le aree affette, e stanno iniziando a osservare tangibili miglioramenti a Katwa e in altre località.
La zona sanitaria di Komanda ha superato recentemente il periodo di maggior rischio di trasmissione, con l’ultimo caso confermato segnalato l’11 gennaio e con tutti i contatti che hanno completato il periodo di follow-up; tuttavia sarà necessario mantenere un elevato grado di vigilanza per individuare rapidamente potenziali riemergenze e reintroduzioni sia qui che in altre aree precedentemente affette.
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Raccomandazione
WHO 01/02/2019 Mozambico
CIRCOLAZIONE DI POLIOVIRUS DI TIPO 2 DI DERIVAZIONE VACCINALE
Il 17 gennaio 2019 sono stati segnalati due isolati geneticamente correlati di poliovirus circolante di tipo 2 di derivazione vaccinale (cVDPV2) dal distretto di Molumbo, provincia di Zambezia, Mozambico. Il primo proviene da un caso di paralisi flaccida acuta (AFP) in cui la paralisi è iniziata il 21 ottobre 2018, si tratta di una bambina di sei anni non vaccinata. Il secondo isolato proveniva da un contatto comunitario del primo caso, un bambino di un anno d’età.
Attività di Sanità Pubblica
L’OMS e i partner a livello regionale e nazionale stanno assistendo il Ministero della Salute e le autorità sanitarie locali a condurre un’approfondita indagine di campo (clinica, epidemiologica e immunologica) per valutare più chiaramente l’estensione e l’origine della circolazione di questo virus, e per pianificare ulteriormente e sostenere l’implementazione di attività di risposta all’epidemia qualora necessarie, in linea con i protocolli internazionali di risposta alle epidemie.
Sebbene la copertura immunitaria nazionale per la vaccinazione orale di routine per la polio di tipo 3 (OPV3) nel 2017 fosse stimata intorno all’80%, a livello subnazionale rimangono lacune di immunità nella popolazione, specialmente nella provincia di Zambezia (col 60% di copertura per OPV3).
Valutazione del rischio dell’OMS
L’OMS ha valutato che il rischio totale di sanità pubblica a livello nazionale è elevato, a causa della diminuzione dell’immunità al poliovirus di tipo 2 e che il rischio di diffusione internazionale è medio per i continui spostamenti della popolazione.
L’individuazione di cVDPV2 sottolinea l’importanza di mantenere elevate coperture nelle vaccinazioni di routine per ridurre il rischio e le conseguenze derivanti dalla circolazione di poliovirus e sottolinea il rischio posto da qualsiasi trasmissione di virus a medio o basso livello. È necessaria una forte risposta all’epidemia per arrestare rapidamente la circolazione virale e assicurare sufficienti coperture vaccinali nelle aree affette per prevenire simili epidemie in futuro. L’OMS continuerà a valutare la situazione epidemiologica e le misure di risposta all’epidemia implementate.
Raccomandazioni dell’OMS
È importante che tutti i paesi, in particolare quelli con elevato numero di viaggi e contatti con i paesi e le aree colpiti da polio, rafforzino la sorveglianza per i casi di AFP per individuare rapidamente qualsiasi nuova importazione di virus e facilitare una risposta rapida. Paesi, territori ed aree dovrebbero inoltre mantenere coperture vaccinali di routine uniformemente elevate a livello distrettuale per minimizzare le conseguenze di qualsiasi nuova introduzione di virus.
La pubblicazione dell’OMS Viaggi Interazionali e Salute raccomanda che prima di recarsi in aree con trasmissione attiva di poliovirus, i viaggiatori provenienti da paesi indenni dovrebbero aver completato la serie di vaccinazioni contro la polio adeguata alla loro età, secondo il calendario vaccinale nazionale del loro paese. I viaggiatori che si recano in aree infette da polio che hanno completato la serie di vaccinazioni OPV o IPV oltre 12 mesi prima del viaggio dovrebbero ricevere un’ulteriore dose di richiamo di vaccino contro la polio. Prima di recarsi all’estero, le persone di qualsiasi età residenti in paesi infetti dalla polio (es. quelli con trasmissione attiva di un poliovirus selvaggio o di derivazione vaccinale) e i visitatori che soggiornano per lungo tempo in tali paesi (es. persone che trascorrono più di 4 settimane nel paese) dovrebbero aver completato uno schema completo di vaccinazione contro la polio secondo il calendario vaccinale nazionale.
I viaggiatori dalle aree infette dovrebbero ricevere un’ulteriore dose di vaccino orale (OPV) o vaccino inattivato contro la polio (IPV) da 4 settimane a 12 mesi prima della partenza per rafforzare l’immunità della mucosa intestinale e ridurre il rischio di eliminazione di poliovirus che potrebbe portare alla reintroduzione di poliovirus in un’area esente da polio. Per le persone che in passato hanno ricevuto solo IPV, dovrebbe essere scelto OPV per la dose di richiamo, se disponibile e fattibile. Nel caso di viaggi improvvisi non differibili, i viaggiatori che non hanno ricevuto una dose documentata di vaccino contro la polio nei 12 mesi precedenti dovrebbero ricevere una dose di OPV o IPV prima della partenza.
Informazioni aggiornate sui paesi infetti recentemente o con infezione in corso sono disponibili sul sito web Global Polio Eradication.
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Raccomandazione
WHO Ministero della Salute 12/02/2019 Situazione Mondiale
DIFFUSIONE INTERNAZIONALE DI POLIOVIRUS: aggiornamento delle Raccomandazioni Temporanee dell’Organizzazione Mondiale della Sanità.
In occasione della 19° riunione del Comitato di emergenza del regolamento sanitario internazionale, svoltasi il 27 novembre 2018, il Direttore Generale dell’OMS, condividendo le valutazioni del Comitato di Emergenza, ha aggiornato le disposizione per i Paesi sottoposti a Raccomandazioni Temporanee per la persistenza di circolazione di poliovirus.
Il Comitato ha convenuto all'unanimità che il rischio di diffusione internazionale del poliovirus rimane un'emergenza sanitaria pubblica di interesse internazionale (PHEIC) e ha esortato a prorogare le misure di profilassi internazionali per altri tre mesi ai seguenti Paesi.
Stati con infezione da WPV1, cVDPV1 o cVDPV3 con potenziale rischio di diffusione internazionale.
Attualmente: Afghanistan, Pakistan, Nigeria per WPV1; Papua Nuova Guinea per cVDPV1; Somalia per cVDPV3.
Questi Paesi, relativamente ai viaggi internazionali, dovrebbero adottare le seguenti misure di profilassi internazionale:
- Assicurarsi che tutti i residenti e i visitatori che permangono nel paese a lungo (cioè > quattro settimane) di tutte le età, prima di un viaggio internazionale, ricevano una dose di vaccino orale bivalente (bOPV) o vaccino inattivato (IPV) contro il poliovirus, tra quattro settimane e 12 mesi prima della partenza.
- Assicurarsi che coloro che intraprendono viaggi urgenti (cioè entro quattro settimane), che non abbiano ricevuto una dose di vaccino nei precedenti 12 mesi, ricevano una dose di vaccino antipolio al momento della partenza.
- Assicurarsi che ai viaggiatori sia fornito un Certificato Internazionale di Vaccinazione nella forma specificata nell'Allegato 6 del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) per registrare la loro vaccinazione contro la poliomielite.
- Limitare la partenza di viaggiatori internazionali sprovvisti di certificato internazionale di vaccinazione.
- Queste raccomandazioni si applicano ai viaggiatori internazionali di tutti i paesi dal punto di partenza, indipendentemente dal mezzo di trasporto (ad es. strada, aereo, mare).
Le suddette misure devono essere osservate fino a quando non sarà documentata l’interruzione della trasmissione del virus in tutti i casi di infezione e nelle aree ad alto rischio.
Stati con infezione da cVDPV2, con potenziale rischio di diffusione internazionale.
Attualmente: DR Congo, Kenya, Nigeria, Niger, Somalia.
Questi Paesi, relativamente ai viaggi internazionali, dovrebbero adottare le seguenti misure di profilassi internazionale:
- Prendendo atto dell'esistenza di un meccanismo separato per rispondere alle infezioni da poliovirus di tipo 2, considerare la possibilità di richiedere, dalle scorte globali, vaccini mOPV2 seguendo le raccomandazioni del Advisory Group su mOPV2.
- Assicurarsi che tutti i residenti e i visitatori che permangono nel paese a lungo(cioè > quattro settimane) di tutte le età, prima di un viaggio internazionale, ricevano una dose di vaccino inattivato (IPV) contro il poliovirus, tra quattro settimane e 12 mesi prima della partenza.
- Assicurarsi che coloro che intraprendono viaggi urgenti (cioè entro quattro settimane), che non abbiano ricevuto una dose di vaccino nei precedenti 12 mesi, ricevano una dose di vaccino antipolio al momento della partenza.
- Assicurarsi che ai viaggiatori sia fornito un Certificato Internazionale di Vaccinazione nella forma specificata nell'Allegato 6 del Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) per registrare la loro vaccinazione contro la poliomielite.
- Limitare la partenza di viaggiatori internazionali sprovvisti di certificato internazionale di vaccinazione.
- Intensificare la cooperazione regionale e il coordinamento transfrontaliero per migliorare la sorveglianza e vaccinare i rifugiati, i viaggiatori e le popolazioni transfrontaliere, secondo il parere del Advisory Group.
Le suddette misure devono essere osservate fino a quando non sarà documentata l’interruzione della trasmissione del virus in tutti i casi di infezione e nelle aree ad alto rischio.
Stati non più infettati dal WPV1 o dal cVDPV, ma che rimangono vulnerabili alla reinfezione da parte di WPV o cVDPV.
Attualmente: Cameroon (ultimo caso di WPV1 il 9 luglio 2014), Repubblica Centraficana (ultimo caso di WPV1 l’8 Dicembre 2011), Chad (ultimo caso di WPV1 il 14 giugno 2012), Syria (ultimo caso di cVDPV il 21 Settembre 2017)
Questi Paesi dovrebbero:
- Rafforzare urgentemente l'immunizzazione di routine per aumentare l'immunità della popolazione.
- Migliorare la qualità della sorveglianza, anche prendendo in considerazione l'introduzione di metodi supplementari quali la sorveglianza ambientale, per ridurre il rischio di trasmissione WPV1 e cVDPV non rilevati, in particolare tra le popolazioni vulnerabili e mobili ad alto rischio.
- Intensificare gli sforzi per garantire la vaccinazione delle popolazioni mobili e transfrontaliere, degli sfollati interni, dei rifugiati e di altri gruppi vulnerabili.
Tanto premesso, allo scopo di minimizzare il rischio di reintroduzione del poliovirus in Italia e, quindi, di garantire la sicurezza sanitaria della popolazione, si ritiene opportuno ribadire quanto indicato nella circolare del 13 luglio 2018 ed in particolare si raccomanda quanto segue.
Coloro che dovessero recarsi in Paesi sottoposti alle Raccomandazioni Temporanee –
(attualmente Afghanistan, Pakistan, Nigeria; Papua Nuova Guinea; Somalia, DR Congo, Kenya, Niger) per motivi di lavoro, studio, vacanza, etc. e rimanervi per lungo tempo (cioè > 4 settimane) devono:
a) portare un valido certificato di vaccinazione contro la poliomielite, redatto sul modello di certificato internazionale allegato al Regolamento Sanitario Internazionale 2005 (modello consultabile e scaricabile dal link;
http://www.salute.gov.it/imgs/C_17_pagineAree_3066_listaFile_itemName_4_file.pdf);
b) effettuare una dose di vaccino inattivato (IPV), tra 4 settimane e 12 mesi precedenti a viaggi internazionali;
c) i viaggiatori che dovessero intraprendere viaggi urgenti (cioè entro 4 settimane) e non avessero ricevuto una dose di vaccino antipolio nei precedenti 12 mesi, dovrebbero comunque ricevere una dose di vaccino IPV, almeno al momento della partenza, in quanto questa fornirà ugualmente dei benefici, in particolare per i viaggiatori frequenti.
I viaggiatori in questione dovrebbero inoltre essere informati circa la possibilità che, in assenza di documentazione (certificato antipolio redatto su modello di certificato internazionale) potrebbero essere sottoposti, in accordo con le raccomandazioni temporanee dell’OMS, a vaccinazione antipolio al momento della partenza dal Paese affetto.
Coloro che provengono dai Paesi sottoposti alle Raccomandazioni Temporanee –
(attualmente Afghanistan, Pakistan, Nigeria; Papua Nuova Guinea; Somalia, DR Congo, Kenya, Niger), sia residenti che soggetti che vi abbiano soggiornato per più di 4 settimane, devono:
a) essere in possesso del certificato internazionale di vaccinazione contro la poliomielite che attesti l’effettuazione di una dose di vaccino antipolio tra 4 settimane e 12 mesi precedenti al viaggio;
b) effettuare una dose di vaccino antipolio, tra 4 settimane e 12 mesi precedenti al viaggio internazionali;
Si prega pertanto il Ministero degli Affari Esteri e della Cooperazione Internazionale a voler richiamare l’attenzione delle Ambasciate/Consolati sulla necessità di richiedere il certificato di vaccinazione contro la poliomielite prima del rilascio del visto per l’Italia ai cittadini provenienti da Afghanistan, Pakistan, Nigeria, Papua Nuova Guinea, Somalia, DR Congo, Kenya, Niger.
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PLOS Neglected Tropical Diseases 04/02/2019
Virus Madariaga
America Latina
Il virus Madariaga (MADV) si è spostato da Panama ad Haiti, sollevando quesiti sul suo potenziale di ulteriore diffusione nei Caraibi o in Nord America. Il MADV, noto anche come virus dell’encefalite equina del Sud America orientale (EEEV), è stato riscontrato negli animali dell’America meridionale e centrale, ed il primo focolaio umano è avvenuto a Panama nel 2010.
Secondo Glenn Morris dell’università della Florida, autore di uno studio su 1.250 bambini in età scolare, per quanto i casi osservati ad Haiti siano stati solo di entità lieve, il virus è stato chiaramente collegato alla comparsa di encefalite, sia nei bambini che negli adulti, e quindi per quanto l’infezione sia di solito innocua, sussiste il potenziale per la comparsa di una patologia debilitante.
I dati evidenziano, l’apparente semplicità con cui gli arbovirus si spostano fra regioni e nazioni dei Caraibi e dell’America Latina. Le osservazioni suggeriscono anche che il virus Madariaga sia in fase di spostamento, dato che i primi casi sono stati riportati a Panama, ma esso è stato osservato di recente in Venezuela ed ora anche ad Haiti.
E’ difficile valutare la minaccia per il Nord America: la variante nordamericana dell’EEEV viene attualmente osservata in Florida ed in altri stati meridionali, laddove è nota la presenza di insetti vettori adeguati, e già in passato altri arbovirus che circolavano nei Caraibi ed in America Latina si sono spostati in Florida.
E’ comunque difficile comprendere che livello di minaccia attendersi da questo virus, ma dato il potenziale di rischio, gli esperti terranno la situazione sotto controllo, specialmente nei pazienti con encefalite e patologie neuroinvasive.
In USA non c’è stato alcun caso di infezione da virus Madariaga, pertanto sinora i laboratori non ricercano l’infezione, tuttavia è un rischio di cui sia i medici che i laboratori devono essere consapevoli.
I vettori sono le zanzare ed i reservoir sembrano essere i ratti, pertanto è importante mantenere un ambiente sostanzialmente pulito con un’igiene appropriata e ridurre le aree con habitat ideali per zanzare e ratti.
Il quadro clinico ricorda la febbre dengue ed i viaggiatori nelle aree in cui il virus è stato isolato devono rivolgersi ad un medico qualora manifestino sintomi di malattia.
Secondo gli esperti al momento non sono indicate precauzioni particolari oltre la protezione delle superfici corporee dalle punture di zanzare, ma ricordano che per la maggior parte dei virus non sono disponibili trattamenti efficaci e le terapia di supporto al momento rappresentano l’unico strumento a disposizione.
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