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Notizie di Apr 2019
Fonte Malattia Paese Situazione e Protezione
ECDC 26/04/2019 America Centrale e Meridionale
CASI RIPORTATI FINO AL 19 MARZO.
Brasile: 12.942 casi probabili. Regioni con il più elevato numero di casi: Rio de Janeiro, Tocantins, Pará e Acre. nello stesso periodo del 2018: 23.484 casi probabili e 9 decessi.
CASI RIPORTATI FINO AL 14 APRILE.
Colombia: 202 casi, 4 confermati.
El Salvador: 105 casi sospetti.
Mexico: 2 casi confermati.
Nicaragua: 46 casi sospetti, di cui 9 confermati. Paraguay: 11 casi probabili. Peru: 79 casi in 24 distretti.
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ECDC 26/04/2019 Asia
Malesia: 239 casi, la maggior parte dei quali nel distretto di Kuala Langat.
Thailandia: 3.141 casi in 21 province, soprattutto nel sud del paese.
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ECDC 05/04/2019 Africa
Burundi: dall'inizio dell'epidemia (fine del 2018), al 3 marzo 2019, riportati 191 casi, 2 decessi (CFR: 1%).
Repubblica Democratica del Congo: al 3 marzo 2019, riportati 5.794 casi sospetti, 138 decessi (CFR: 2.4%). Incremento di 2.343 casi e 52 decessi dal precedente update. Nel 2018, notificati 31.387 casi, 1.042 decessi.
Kenya: al 24 marzo 2019, riportati 890 casi sospetti, 4 decessi (CFR: 0.5%), nelle contee di Narok, Kajiado, Nairobi, Garissa e Machakos Counties. Incremento di 47 casi e 1 decesso dal precedente update.
Nigeria: al 17 marzo 2019, riportati 337 casi, 21 decessi (CFR: 6.2%), in otto stati. Nello stesso periodo del 2018, notificati 1.817 casi, 38 decessi (CFR: 2.1%), in tredici stati.
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ECDC 05/04/2019 America Centrale
Repubblica Dominicana: nel 2019, al 9 marzo, riportati 2 casi e nessun decesso. Durante lo stesso periodo del 2018 riportati 9 casi.
Haiti: nel 2019, al 23 febbraio, riportati 177 casi, con 3 decessi (CFR: 1.7%). Nel 2018, riportati 3.786 casi, con 41 decessi (CFR: 1.1%). Dall'inizio dell'epidemia nel 2010, riportati 819.963 casi sospetti, con 9.792 decessi (CFR: 1.2%).
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ProMED 08/04/2019 Mozambico
Dopo il ciclone Idai i casi di colera sono saliti a 3.100.
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ECDC 26/04/2019 America Centrale e Meridionale
CASI TOTALI: Pan American Health Organization (PAHO) ha riportato 561.000 casi sospetti e confermati fino al 6 aprile 2019.
Brasile 439.000 casi.
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ECDC 26/04/2019 Asia
Maldive: 1.303 casi dagli atolli di Haa Alifu, Raa, Alifu Dhaalu, Laamu e Gaafu Dhaalu.
Timor-Leste: 532 casi, soprattutto nella città di Dili.
Laos 1.143 casi.
Cambodia 3.270 casi.
Malesia 41.861 casi.
Filippine: 55.976 casi. Singapore: 2.593 casi. Pakistan: 935 casi. Vietnam: 48.647 casi. Sri Lanka: 14.185 casi. I più colpiti sono i distretti di Colombo, Jaffna Gampaha. In quasi tutti i paesi i casi sono in numero superiore rispetto allo stesso periodo del 2018.
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ECDC 28/04/2019
Febbre della Valle di Rift
Mayotte
Secondo l'agenzia Santé Océan Indien, da novembre 2018 al 18 aprile 2019, sono stati riportati 122 casi umani confermati tramite PCR e 104 focolai epizootici.
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WHO 18/04/2019 Brasile
In Brasile, il periodo stagionale della febbre gialla, storicamente si verifica da dicembre a maggio. Durante il periodo stagionale 2016-2017 e 2017-2018, il numero di casi di febbre gialla è stato molto superiore rispetto agli anni precedenti. L’aumento dei casi è stato parzialmente dovuto a un’espansione geografica delle aree affette da febbre gialla ad aree precedentemente considerate non a rischio.
Nell’attuale stagione 2018-2019 (da luglio 2018 a marzo 2019) sono stati segnalati in Brasile in totale 75 casi umani confermati, inclusi 17 decessi (tasso di mortalità = 23%) negli stati di São Paulo (62), Paraná (12), e Santa Catarina (1). Di questi casi, l’88% (66/75) sono di genere maschile, l’età mediana è 43 anni e il 71% (53/75) è rappresentato da lavoratori agricoli.
Nello stato di São Paulo, le municipalità che hanno segnalato casi confermati sono: Eldorado (16), Iporanga (15), Barra do Turbo (6), Cajati (5), Cananeia (4), Jacupiranga (4), Pariquera-açu (4), Juquia (1), Registro (1), Serra Negra (1), Sete Barras (1), Ribeira (1), Vargem (1) e per 2 casi, le municipalità non erano note. Nello stato di Paraná, le municipalità con casi confermati sono: Guaraqueçaba (2), Antonina (2), São José dos Pinhais (2), Morretes (1), Andrinópolis (3), Paranaguá (1) ed in 1 caso, la municipalità non era nota. Lo stato di Santa Catarina ha segnalato un caso umano confermato di febbre gialla deceduto. Il caso è un uomo di 36 anni, non vaccinato, la cui municipalità è sconosciuta. Similmente, nello stesso periodo da luglio 2018 a marzo 2019 sono state segnalate 33 epizoozie confermate in cinque stati federali: São Paulo (20), Rio de Janeiro (8), Minas Gerais (1), Mato Grosso (2), e Paraná (2). Nelle quattro settimane precedenti a questo rapporto, sono state confermate epizoozie negli stati di São Paulo e Paraná.
Attività di sanità pubblica
Data l’espansione geografica in Brasile dei casi umani e le ondate epizootiche nelle ultime due stagioni, il paese ha dovuto modificare le politiche vaccinali per la febbre gialla. Il numero di aree in cui la vaccinazione è raccomandata è aumentato da 3.526 municipalità nel 2010 a 4.469 municipalità nel 2018.
In linea con le line guida dell’Organizzazione Mondiale della Sanità, il Brasile da aprile 2017 ha adottato uno schema vaccinale con una singola dose di febbre gialla.
Anche l’uso di dosi frazionate era stato adottato per rispondere alle epidemie e al rischio di urbanizzazione della febbre gialla, specialmente nelle grandi città. Questa strategia è stata implementata in risposta all’epidemia di febbre gialla del 2018 in 77 municipalità a il maggior rischio di febbre gialla nello stato di São Paulo (54 municipalità), Rio de Janeiro (15) e Bahía (8).
Prima della campagna di vaccinazione, gli stati di Rio de Janeiro e São Paulo avevano già vaccinato circa 13,2 milioni di persone. Durante la campagna, sono stati vaccinati ulteriori 13,3 milioni di persone a São Paulo, 6,5 milioni a Rio de Janeiro e 1,85 milioni a Bahia. Questo ha portato ad una copertura vaccinale del 53,6%, 55,6%, e 55,0% rispettivamente e in tutte le 77 municipalità con maggior rischio di febbre gialla. Inoltre, i dati del Ministero della Salute brasiliano indicano che era stata raggiunta la copertura vaccinale almeno del 95% nel 17,8% (71/399) delle municipalità di Paraná, nel 23,7% (118/497) delle municipalità di Rio Grande do Sul e nel 14,9% (44/295) delle municipalità di Santa Catarina.
Valutazione del rischio dell’OMS
In base all’andamento stagionale, ci si attende che la trasmissione continui nei prossimi mesi. Recenti casi umani di febbre gialla durante l’attuale ciclo stagionale sono stati segnalati negli stati di São Paulo, Paraná e Santa Catarina nel sudest del Brasile.
I risultati preliminari sulle coperture vaccinali nelle municipalità degli stati di Paraná, Rio Grande do Sul, São Paulo, e Santa Catarina suggeriscono che rimanga suscettibile un’elevata proporzione di persone e che è necessario intensificare la comunicazione per incoraggiare una maggior adesione alla vaccinazione fra i gruppi a rischio.
La distribuzione geografica dei casi umani e delle epizoozie dell’attuale e dei due precedenti cicli stagionali suggerisce che il virus si sposti verso sud, ponendo ad ulteriore rischio gli stati di Paraná, Rio Grande do Sul, e Santa Catarina. Inoltre queste aree hanno ecosistemi favorevoli per la trasmissione della febbre gialla e confinano con altri paesi quali Argentina, Paraguay e Uruguay.
Durante il ciclo stagionale 2017-2018, casi umani di febbre gialla contratti in Brasile sono stati segnalati fra i viaggiatori, la maggior parte dei quali provenivano da paesi in cui il vettore è assente (o assente in inverno).
Sinora, la trasmissione della febbre gialla da Aedes aegypti non è stata documentata. Un’indagine condotta dall’Istituto Evandro Chagas riportata dal Ministero della Salute brasiliano ha rivelato l’individuazione di virus della febbre gialla in zanzare Aedes albopictus catturate in aree rurali di due municipalità di Minas Gerais (Ituêta e Alvarenga) nel 2017. La significatività di questi riscontri richiede ulteriori approfondimenti.
L’ultima epidemia documentata di febbre gialla urbana in Brasile risale al 1942. Il virus della febbre gialla silvestre è trasmesso alle scimmie da zanzare che vivono nelle foreste, quali Haemagogus e Sabethes spp. Le persone esposte a queste zanzare possono contrarre l’infezione se non sono vaccinate. In studi entomologici condotti in alcuni degli stati affetti durante l’epidemia 2016-2017, sono state trovate isolate zanzare Haemagogus positive per la febbre gialla, indicando una preponderante trasmissione silvestre.
L’OMS continua a monitorare la situazione epidemiologica e a rivedere la valutazione del rischio in base alle ultime informazioni disponibili. Attualmente, in base alle informazioni disponibili, l’OMS valuta il rischio generale come elevato a livello nazionale, moderato a livello regionale e basso a livello globale.
Raccomandazioni dell’OMS
Il 25 gennaio 2019, l’OMS/OPS ha allertato gli Stati Membri dell’inizio del periodo stagionale della febbre gialla e pertanto, del maggior rischio di trasmissione alle persone non vaccinate. Quindi, l’OMS/OPS raccomanda agli Stati Membri con aree a rischio per febbre gialla di continuare gli sforzi per immunizzare le popolazioni a rischio e a prendere le misure necessarie per informare i viaggiatori internazionali e vaccinarli prima della partenza verso aree in cui è raccomandata la vaccinazione contro la febbre gialla.
L’OMS raccomanda la vaccinazione a tutti i viaggiatori internazionali di età superiore a 9 mesi che si rechino in Brasile. Le aree aggiornate a rischio di trasmissione di febbre gialla e le relative raccomandazioni per la vaccinazione dei viaggiatori internazionali sono state aggiornate dall’OMS il 3 maggio 20183; la mappa rivista delle aree a rischio e le raccomandazioni per la vaccinazione della febbre gialla sono disponibili sul sito web dell’OMS Viaggi Internazionali e Salute (e tradotte, sul sito del Ministero della salute italiano).
 WHO International Travel and Health
La febbre gialla può facilmente essere prevenuta con la vaccinazione, quando la vaccinazione è somministrata almeno 10 giorni prima della partenza. Un’unica dose di vaccino contro la febbre gialla è sufficiente a conferire una protezione contro la febbre gialla che perdura per tutta la vita: una dose di richiamo non è necessaria e non dovrebbe essere chiesta ai viaggiatori internazionali, come condizione d’entrata. Il vaccino viene utilizzato da molti decenni ed è sicuro e con prezzo accessibile. In base alle informazioni disponibili su questa epidemia, l’OMS raccomanda di non applicare alcuna restrizione generale ai viaggi o al commercio con il Brasile.
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WHO 01/04/2019 Repubblica Democratica del Congo
La settimana scorsa, l’epidemia di malattia da virus Ebola in corso nelle province di Nord Kivu e Ituri ha mostrato un aumento nel numero dei nuovi casi. Attualmente, le equipe di risposta stanno fronteggiando ogni giorno delle difficoltà nell’assicurare l’immediata e completa identificazione e investigazione di tutti i casi in mezzo ad atti di violenza sporadici da parte di gruppi armati e sacche di sfiducia in alcune comunità affette. Nonostante ciò, si stanno facendo progressi in aree quali Mandima, Masereka e Vuhovi, dove le equipe di risposta stanno gradualmente avendo nuovamente accesso e si sta osservando che le comunità accettano gli interventi di provata efficacia per interrompere le catene di trasmissione.
Durante gli ultimi 21 giorni (6 – 26 marzo), sono stati segnalati in totale 125 nuovi casi, da 51 aree sanitarie, in 12 delle 21 zone sanitarie affette sinora; il 38% delle 133 aree sanitarie affette sinora. La maggioranza di questi casi proviene dalle rimanenti aree a maggior rischio di Katwa (36), Butembo (14), e da tre cluster emergenti a Mandima (19), Masereka (18) e Vuhovi (17), oltre a un numero limitato di casi in altre aree. Tutti i casi sono correlati retrospettivamente a catene di trasmissione in aree a maggior rischio, con ulteriore trasmissione osservata in un limitato numero di città e villaggi all’interno di reti familiari/sociali o di centri sanitari dove i casi si erano recati prima della loro identificazione e isolamento.
Al 26 marzo, sono stati segnalati .1029 casi probabili e confermati di EVD, 642 dei quali sono deceduti (tasso di mortalità 62%). Dei 1.029 casi per cui era disponibile il dato relativo al genere e all’età, il 57% (584) era di genere femminile e il 30% (307) erano bambini di età inferiore a 18 anni. Il numero di operatori sanitari colpiti è salito a 78 (8% dei casi totali), inclusi 27 decessi.
Al 26 marzo, 324 pazienti con EVD sono guariti e sono stati dimessi dai Centri di Trattamento per Ebola. A Beni, le ONG locali e le equipe internazionali stanno attualmente conducendo una formazione in oftalmologia per 10 oftalmologi e aprendo cliniche oftalmologiche dedicate, per effettuare gli screening e fornire l’assistenza oftalmologica ai pazienti sopravvissuti a EVD.
Attualmente, 145 sopravvissuti sono stati sottoposti a screening in queste cliniche e 293 sopravvissuti in totale sono stati inseriti nel programma di assistenza per i sopravvissuti.
Sono stati fatti notevoli passi avanti nel migliorare le capacità di IPC nelle strutture sanitarie. Da gennaio, equipe locali di IPC hanno decontaminato oltre 250 strutture sanitarie ed abitazioni, hanno fornito oltre 100 kit e formato oltre 3.000 operatori sanitari in IPC. È stato completato un recente workshop nazionale in IPC per supportare l’implementazione di nuove strategie di IPC, mentre l’attivazione di una task force in IPC ha ulteriormente migliorato la comunicazione e il coordinamento fra i partner a tutti i livelli. Il lavoro è, tuttavia, in corso e le equipe IPC continuano a rispondere a nuove istanze di trasmissione nosocomiale, con l’emergenza di cluster in comunità e strutture sanitarie precedentemente non affette.
Attività di sanità pubblica
Per ulteriori informazioni dettagliate sulle attività di risposta di sanità pubblica del MoH, dell’OMS e dei partner, consultare l’ultimo rapporto situazionale pubblicato dall’Ufficio Regionale dell’OMS per l’Africa.
 Ebola situation reports: Democratic Republic of the Congo
Valutazione del rischio dell’OMS
L’OMS sottopone a monitoraggio continuo i cambiamenti della situazione epidemiologica e del contesto dell’epidemia per assicurare che il supporto alle attività di risposta sia adattato all’evolversi delle circostanze. L’ultima valutazione ha concluso che il rischio a livello regionale e nazionale rimane molto elevato, mentre i livelli di rischio globale rimangano bassi.
Raccomandazioni dell’OMS
Traffico internazionale: l’OMS raccomanda di evitare qualsiasi restrizione ai viaggi e al commercio con la Repubblica Democratica del Congo in base alle informazioni attualmente disponibili. Attualmente non esiste un vaccino autorizzato per proteggere le persone contro il virus Ebola. Pertanto, qualsiasi richiesta di certificati attestanti la vaccinazione contro Ebola non costituisce un motivo ragionevole per restringere i movimenti transfrontalieri o l’emissione di visti per i passeggeri in uscita dalla Repubblica Democratica del Congo. L’OMS continua a monitorare attentamente e, se necessario, verificare le misure relative ai viaggi e al commercio per questo evento. Attualmente, nessun paese ha implementato misure restrittive sui viaggi che interferiscano significativamente col traffico internazionale da e per la Repubblica Democratica del Congo. I viaggiatori dovrebbero informarsi presso un medico prima di partire e applicare adeguate misure igieniche.
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WHO 05/04/2019 Repubblica Democratica del Congo
La settimana scorsa si è assistito a un marcato aumento del numero di casi di malattia da virus Ebola (EVD) in Repubblica Democratica del Congo. Durante gli ultimi 21 giorni (dal 13 marzo al 2 aprile 2019), hanno segnalato nuovi casi 57 aree sanitarie, in 12 zone sanitarie; il 42% delle 135 aree sanitarie affette sinora. Durante questo periodo sono stati segnalati in totale 172 casi confermati da Katwa (50), Vuhovi (34), Mandima (28), Masereka (18), Beni (13), Butembo (12), Oicha (8), Kayna (3), Lubero (3), Kalunguta (1), Bunia (1) e Musienene (1). L’OMS e i partner continueranno ad adattare le strategie ed a rafforzare gli interventi di risposta per limitare l’ulteriore diffusione della EVD in queste aree sanitarie.
Al 2 aprile, sono stati segnalati 1.100 casi probabili e confermati di EVD, 690 dei quali sono deceduti (tasso di mortalità 63%). Dei 1.100 casi per cui era disponibile il dato relativo al genere e all’età, il 58% (633) erano di genere femminile e il 29% (320) erano bambini di età inferiore a 18 anni. Il numero di operatori sanitari colpiti è salito a 81 (7% dei casi totali), inclusi 27 decessi.
Sinora, in totale sono stati dimessi 338 pazienti con EVD che erano stati assistiti nei Centri di Trattamento per Ebola (ETC). Come parte di un programma più ampio volto a fornire assistenza ai sopravvissuti di Ebola e a costruire capacità sostenibili di risposta locale, questa settimana sono stati completati a Beni un programma di formazione in oftalmologia e una clinica attraverso la collaborazione dell’OMS, del Ministero della Salute e di un’equipe di oftalmologi dell’Università Emory e dell’Università della Nord Carolina. In totale, 252 sopravvissuti di EVD sono stati sottoposti a screening nella clinica oftalmologica e sono stati formati 10 oftalmologi locali per fornire una migliore assistenza oftalmologica nelle loro comunità. Il feedback dei partecipanti sanitari locali e dei sopravvissuti è stato oltremodo positivo. Da notare alcuni esiti clinici osservati nella presente coorte di sopravvissuti ad EVD. L’equipe ha notato che alcune complicazioni quali l’uveite si erano osservate a tassi minori rispetto ai casi dell’epidemia di EVD in Africa occidentale verificatasi nel 2014-16.
Si è tenuto a Goma dal 25 al 26 marzo un meeting dei partner su Comunicazione del rischio e partecipazione comunitaria, a cui hanno partecipato oltre 80 rappresentanti dei partner che stanno implementando le attività di risposta all’epidemia. La discussione si è focalizzata sulle strategie per favorire la partecipazione risultate efficaci in passato, cosa sta funzionando attualmente sul terreno, e cosa necessita di essere migliorato per sfruttare i vantaggi attuali e affrontare le sfide future.
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WHO 18/04/2019 Repubblica Democratica del Congo
Questa settimana l’incidenza dei casi di malattia da virus Ebola (EVD) in Repubblica Democratica del Congo ha continuato ad aumentare, tuttavia è rimasta confinata ad un’area geografica limitata all’interno delle province di Nord Kivu e Ituri. Questo andamento nelle ultime settimane è probabilmente attribuibile, in parte, ai problemi di sicurezza in corso e passati, ai disordini in alcune popolazioni locali e alla persistente sfiducia delle comunità verso le equipe di risposta all’epidemia. In zone a maggior rischio di trasmissione precedentemente inaccessibili si è osservata una migliore individuazione dei casi e delle attività di controllo.
Durante i 21 giorni fra il 27 marzo e il 16 aprile 2019, hanno segnalato nuovi casi 55 aree sanitarie in 11 zone sanitarie; il 39% delle 143 aree sanitarie affette sinora (tabella 1 e figura 2). Durante questo periodo sono stati segnalati in totale 249 casi confermati da Katwa (124), Vuhovi (40), Mandima (28), Butembo (24), Beni (16), Oicha (6), Mabalako (5), Kalunguta (2), Masereka (2), Musienene (1), e Lubero (1).
Al 16 aprile, sono stati segnalati in totale 1.290 casi probabili e confermati di EVD, 833 dei quali sono deceduti (tasso di mortalità 65%). Dei 1.290 casi per cui era disponibile il dato relativo al genere e all’età, il 56% (725) erano di genere femminile e il 28% (361) erano bambini di età inferiore a 18 anni. Il numero di operatori sanitari colpiti è salito a 89 (7% dei casi totali), inclusi 32 decessi. Sinora sono stati dimessi dai Centri di Trattamento per Ebola (ETCs) in cui avevano ricevuto assistenza, 379 pazienti affetti da EVD in totale.
Il 12 aprile 2019, il Comitato d’Emergenza del Regolamento Sanitario Internazionale (IHR) si è riunito a Ginevra, Svizzera, per discutere se l’epidemia di EVD rappresentasse un’emergenza di sanità pubblica di rilevanza internazionale (PHEIC) e per fornire raccomandazioni sulle attività di risposta. Mentre il Comitato d’Emergenza e il Direttore Generale dell’OMS reiterano la loro forte preoccupazione per il recente aumento del numero dei casi e l’elevato rischio di diffusione regionale, dopo consultazione con vari esperti tecnici e ulteriore revisione dei dati epidemiologici disponibili, è stato concluso che l’attuale epidemia non costituisce una PHEIC. La dichiarazione completa dell’OMS relativa all’incontro del Comitato d’Emergenza del 12 aprile, è disponibile al seguente link:
https://www.who.int/ebola/en/
Vaccinazione
Le attuali attività di vaccinazione hanno prodotto alcuni risultati promettenti questa scorsa settimana. Il 12 aprile 2019 l’OMS e l’Institut National de Recherche Biomédicale (INRB) hanno pubblicato un’analisi preliminare sull’efficacia del vaccino rVSV-ZEBOV-GP attualmente utilizzato in questa epidemia (il rapporto completo è disponibile al seguente link:
https://www.who.int/csr/resources/publications/ebola/ebola-ring-vaccination-results-12-april-2019.pdf?ua=1 ).
I dati suggeriscono che il vaccino abbia dimostrato una notevole efficacia nel prevenire l’infezione da Ebola negli individui vaccinati in comparazione a quelli non vaccinati. Fra il 2 e il 4 aprile 2019, il Gruppo Consultivo Strategico di Esperti (SAGE) si è riunito per rivedere i dati epidemiologici e fornire ulteriori raccomandazioni sulle attuali attività vaccinali. Gli esperti hanno sollecitato l’ulteriore espansione delle persone eleggibili per la vaccinazione, per includere i bambini di età superiore a 6 mesi e le donne in allattamento; due gruppi in cui si è osservato un tasso d’attacco particolarmente elevato e un tasso di mortalità elevato (maggiori informazioni sull’incontro sono disponibili al seguente link:
https://www.who.int/immunization/sage/meetings/2019/april/SAGE_April_2019_meeting_summary.pdf?ua=1&ua=1 ).
Sulla base di questi risultati, l’OMS e i partner stanno aggiornando la strategia vaccinale sul campo. Oltre ad intensificare la ricerca dei contatti dei casi e la vaccinazione dei loro contatti immediatamente conosciuti, si sta ponendo una particolare enfasi nel follow-up dei contatti dei contatti e ad assicurare che gli individui a rischio siano adeguatamente vaccinati contro Ebola. Si stanno utilizzando diversi approcci attualmente per vaccinare le persone a rischio, fra cui:
- vaccinazione sito-per-sito nei luoghi di residenza e in altre località visitate precedentemente dai casi;
- vaccinazione simultanea degli operatori sanitari e di prima linea (HCW/FLW), e di altre persone a rischio elevato che lavorano nelle strutture sanitarie;
- vaccinazione pop-up, in cui le persone a rischio sono invitate in una località stabilita, esterna al luogo di residenza;
- vaccinazione geografica mirata dei villaggi se non possono essere chiaramente accertati i contatti e i contatti dei contatti, per motivi di sicurezza, sono invitati in località precedentemente concordate per essere vaccinati.
Tramite queste strategie, 23 equipe vaccinali hanno eliminato efficacemente le lacune osservate precedentemente nei ring vaccinali intorno ai casi segnalati; mancano attualmente i ring per 10 dei 257 casi confermati nel periodo compreso fra il 28 marzo e il 16 aprile 2019. Al 16 aprile, sono stati vaccinati in totale 102.501 contatti e contatti di contatti, 19.720 dei quali erano HCW/FLW. Al di fuori della Repubblica Democratica del Congo, la vaccinazione degli operatori di prima linea è iniziata il 16 aprile 2019 nella confinante Ruanda, con 176 HCW/FLW già vaccinati. Ci si aspetta che la strategia di vaccinazione sia un mezzo efficace di rallentare la diffusione di EVD.
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WHO 01/04/2019 Arabia Saudita
Dal 1° al 28 febbraio 2019, il Punto di Contatto Nazionale dell’Arabia Saudita per il RSI ha segnalato 68 ulteriori casi di infezione da Sindrome Respiratoria Medio-Orientale da Coronavirus (MERS-CoV), inclusi dieci decessi. Dei 68 casi di MERS segnalati in febbraio, 19 si sono verificati in città diverse da Wadi Aldwasir.
Fra questi 19 casi, quindici erano di tipo sporadico e quattro sono stati segnalati come parte di due cluster non collegati. Il cluster 1 ha interessato due casi nella città di Buridah, mentre il cluster 2 ha interessato due casi nella città di Riyadh.
Dal 2012 al 28 febbraio 2019, il numero totale di casi confermati dal laboratorio di MERS-CoV segnalati a livello globale all’OMS è di 2.374, inclusi 823 decessi associati. Questo numero rappresenta il numero totale di casi confermati dal laboratorio segnalati sinora all’OMS in base al RSI. Il numero totale di decessi include i decessi di cui l’OMS è a conoscenza attualmente, in base al follow-up con i paesi membri affetti.
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WHO 24/04/2019 Arabia Saudita
Dal 14 febbraio al 31 marzo 2019, il Punto di Contatto Nazionale dell’Arabia Saudita per il RSI ha segnalato 22 ulteriori casi di infezione da Sindrome Respiratoria Medio-Orientale da Coronavirus (MERS-CoV), inclusi quattro decessi, associati con l’epidemia in Wadi Aldwasir. Dei 22 casi, 19 sono stati segnalati dalla città di Wadi Aldwasir, inclusi due operatori sanitari. I tre rimanenti casi, epidemiologicamente correlati all’epidemia, sono operatori sanitari di un ospedale della città di Khamees Mushait, regione Asir.
Dall’inizio di questa epidemia a gennaio 2019, sono stati segnalati nella città di Wadi Aldwasir, 61 casi in totale di MERS-CoV, con un tasso di mortalità del 13,1% (8/61). L’età mediana dei casi segnalati è di 46 anni (intervallo 16-85 anni). Dei 61 casi, il 65% (n=46) era di genere maschile, e il 23% (n=14) erano operatori sanitari. Le indagini sulla fonte d’infezione dei 61 casi hanno individuato che 37 erano infezioni contratte in ambito sanitario, 14 erano casi primari che presumibilmente avevano contratto l’infezione dal contatto coi dromedari e le rimanenti (10) infezioni si erano verificate fra contatti stretti esterni all’ambiente sanitario.
Come segnalato precedentemente, si sono verificati due eventi che hanno amplificato la trasmissione interumana in ambito ospedaliero durante questa epidemia (un evento amplificativo nel dipartimento d’emergenza e un evento amplificativo in un’unità di terapia cardiaca intensiva.
Dal 2012 al 31 marzo 2019, globalmente sono stati segnalati all’OMS in base al Regolamento Sanitario Internazionale (RSI) 2.399 casi confermati dal laboratorio di MERS-CoV in totale e 827 decessi associati. I decessi associati segnalati all’OMS sono stati identificati tramite il follow-up con gli stati membri affetti.
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