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Notizie di Gen 2022
Fonte Malattia Paese Situazione e Protezione
WHO 25/01/2022 Benin
Il colera è endemico in Benin, con casi riportati ogni anno dal 2016. Nel 2021, il Benin ha riportato la sua prima ondata epidemica di colera tra marzo ed aprile, nel comune di So-Ava, Atlantique Department, con 103 casi, inclusi tre casi confermati in laboratorio e nessun decesso
. Una seconda ondata epidemica è iniziata a settembre 2021, con 1.430 casi e 20 decessi (CFR: 1.4%), riportati dal 1 settembre al 16 gennaio 2022. Di questi, è stata effettuata coprocoltura su 41 campioni presso il National Laboratory, Benin, confermati positivi per Vibrio cholerae sierogruppo O1. Tra i casi riportati nella seconda ondata, il 53% (n=758) erano femmine e il 62% (n=887) avevano età compresa tra 16 e 45 anni. I casi sono stati riportati da nove dipartimenti: Alibori, Atacora, Atlantique, Borgou, Collines, Donga, Littoral, Mono e Oueme. Il dipartimento di Borgou, l'epicentro del focolaio, ha riportato un incremento del numero di casi di colera dalla settimana 43 (terminata il 31 ottobre) alla settimana 50 (terminata il 12 dicembre), con 841 casi segnalati, di cui il 71% (n=597) riportato dal distretto di Parakou.
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WHO 31/01/2022 Timor Est
Dalla fine del 2021, Timor Est ha segnalato un'ondata di casi di dengue, a livelli insolitamente elevati rispetto agli anni precedenti. Sono stati segnalati 1.451 casi e 10 decessi (tasso di letalità 0,7%) nel 2020 e 901 casi e 11 decessi (tasso di letalità 1,2%) nel 2021. Nel solo gennaio 2022 sono stati segnalati 1286 casi, di cui 790 (61,4%) erano bambini di età inferiore a su 14 anni, 142 sono stati casi di dengue grave e sono stati segnalati 20 decessi (tasso di letalità, 1,6%). Per la maggior parte dei casi che si sono presentati in ospedale la diagnosi di dengue è stata posta sulla base di segni e sintomi clinici. Il comune di Dili, che comprende la capitale Timor Est, ha riportato il maggior numero di casi (857 casi, 66,6%), seguito dal comune di Manatuto (92, 7,2%).
La dengue è endemica a Timor Est tutto l'anno, con picchi di trasmissione segnalati durante i mesi più caldi dell'anno, da dicembre ad aprile. La stagione dei monsoni in corso potrebbe aumentare la densità delle zanzare e la probabilità di ulteriori focolai di dengue nei prossimi mesi. Tra il 2005 e il 2012, sono stati segnalati due sierotipi co-circolanti, il virus della dengue 1 (DENV-1) e il virus della dengue 3 (DENV-3). Le informazioni sui sierotipi circolanti non sono disponibili dal 2012.
La dengue è un'infezione virale trasmessa dalle zanzare causata da quattro sierotipi DENV (DENV-1, DENV-2, DENV-3 e DENV-4) Aedes aegypti e Aedes albopictus sono vettori ampiamente adattati per ambienti urbani e periurbani. L'infezione con un sierotipo fornisce un'immunità a lungo termine al sierotipo omologo ma non agli altri sierotipi. Le reinfezioni mettono le persone a maggior rischio di dengue grave.
Sebbene la dengue a Timor-Est non sia inaspettata, il significativo aumento giornaliero del numero di casi di dengue e il tasso di ospedalizzazione nell'attuale focolaio sono insoliti. Il numero di casi segnalati tra il 1° dicembre 2021 e il 31 gennaio 2022 è sostanzialmente più alto rispetto agli stessi periodi degli anni precedenti dal 2016. Poiché la dengue è endemica a Timor-Est, la popolazione può essere a rischio di reinfezioni e di possibili gravi complicazioni se non trattati tempestivamente e adeguatamente.
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WHO 01/01/2022
Epatite E
Sud Sudan
Casi di epatite E (HEV) sono stati ripetutamente riportati in Sud Sudan dal 2014, con ricorrenti focolai a Bentiu, contea di Rubkona, Stato Unito (parte centro-settentrionale del Sud Sudan), dove è dislocato un campo per sfollati interni. Nel 2021 il numero dei casi di epatite E è significativamente aumentato nel paese, salendo da 564 casi riportati nel triennio 2018-2020, a 1.143 casi sospetti, con 5 decessi nel 2021 (a fine novembre). Negli ultimi due anni (2020-2021), 1.420 casi sospetti in totale sono stati riportati, di cui 47 confermati in laboratorio tramite PCR, presso l'Uganda Virus Research Institute (UVRI).
Il focolaio del 2021 è insorto nello Stato Unito, con casi riportati principalmente nel campo per sfollati interni di Bentiu. Una parte dei casi (323; 28.3%) è stato rilevato fuori dal campo, nelle città di Bentiu e Rubkona. Il gruppo più colpito è rappresentato da maschi di età tra 15 e 44 anni, seguito da bambini di 1-4 anni e femmine di età tra 15 e 44 anni. Non vi sono stati casi ospedalizzati.
Il campo profughi di Bentiu ospita più di 107.000 persone ed è diviso in cinque settori. Casi sono stati rilevati in tutti i settori, evidenziando una trasmissione diffusa. Lo Stato Unito è anche stato colpito da una inondazione che ha provocato una massivo spostamento di persone, con l'aggiunta di 30.000 profughi nel campo di Bentiu.
E' necessario continuare ad effettuare interventi sulle popolazioni vulnerabili, implementando la diagnosi prenatale per le donne in gravidanza con sintomi, rafforzando la capacità nazionale di diagnosi e gestione dei casi clinici e rafforzando la collaborazione lungo i confini con i paesi limitrofi. Ad oggi un vaccino contro l'Epatite E è stato sviluppato per la commercializzazione e licenziato in Cina e Pakistan. WHO non raccomanda l'introduzione del vaccino come parte dei programmi di routine di immunizzazione della popolazione, ma raccomanda che le autorità nazionali possano utilizzare il vaccino in contesti di focolai epidemici, incluse popolazioni ad alto rischio come le donne in gravidanza. Il vaccino dovrebbe essere utilizzato per mitigare o prevenire focolai di epatite E e ridurre gli effetti sui soggetti ad alto rischio.
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WHO 17/01/2022
Epatite E
Chad
All'11 gennaio 2022, sono stati riportati 385 casi sospetti di epatite E (HEV), di cui 12 confermati e 2 decessi correlati (case fatality ratio (CFR): 0.5%), in sei villaggi nel distretto di Lai, regione di Tandjile, Chad. Le autorità sanitarie avevano iniziato il 1 ottobre 2021 un'investigazione relativa ad un cluster di 25 casi sospetti di HEV che si presentavano con ittero, febbre e dolore epigastrico. Dei campioni testati al Ndjamena General Hospital, il 65% (13/20) era positivo per HEV, usando test diagnostici rapidi. Lo stesso set di 20 campioni è stato inviato al Centre Pasteur in Yaoundé, Cameroon, un centro che collabora con WHO, per la conferma. I risultati di altri 29 casi sospetti sono in corso.
Dei 385 casi riportati, più della metà erano maschi (n=215; 57%). I casi di età inferiore a 10 anni (n=90; 23.4%) e di età compresa tra 21 e 30 anni (n=89; 23.1%) rappresentavano la maggioranza. Le abbondanti piogge in Chad da giugno 2021 hanno fortemente impattato sulla regione di Tandjile e da ottobre 2021 circa 161.000 persone sono state colpite. Le inondazioni hanno causato danni sostanziali alle infrastrutture in un preesistente contesto con problemi di acqua, sanità e igiene (WASH), oltre allo scarso accesso all'acqua potabile e all'alto tasso di defecazione all'aperto.
L'ultimo focolaio noto di epatite E in Chad era iniziato ad agosto 2016 ed era durato 17 mesi, prima che il Ministero della salute dichiarasse la fine dell'epidemia nel febbraio 2018. Erano stati riportati 1.874 casi sospetti di epatite E e 23 decessi associati. L'area colpita era localizzata nella regione di Salamat, a più di 700 km a nord-est dell'attuale focolaio.
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WHO 01/01/2022 Africa
Nel 2021, nove paesi nella Regione Africana del WHO (Cameroon, Chad, Central African Republic (CAR), Côte d'Ivoire, the Democratic Republic of Congo (DRC), Ghana, Niger, Nigeria, and Republic of Congo) hanno riportato casi umani confermati in laboratorio di febbre gialla in aree ad alto rischio e con storia di trasmissione e di focolai di febbre gialla. Tali focolai stanno crescendo numericamente e necessitano di risposta urgente. Dall'inizio del 2021 al 20 dicembre, vi sono stati 300 casi probabili e 88 casi confermati in laboratorio di febbre gialla. Tra i casi probabili sono riportati 66 decessi da sei paesi (Ghana = 42; Cameroon = 8; Chad = 8; Nigeria = 4; Congo = 2; DRC = 2), il tasso medio di mortalità tra i casi probabili è 22%.
Ad ottobre e novembre 2021, focolai attivi sono stati riportati in Ghana e Chad ed è stato necessario richiedere supporto al Gruppo di Coordinamento Internazionale (ICG) per la fornitura dei vaccini, dalle scorte di emergenza globale di vaccino per la febbre gialla.
Tra i paesi colpiti alcuni hanno una situazione fragile, correlata a conflitti, accanto ad una bassa copertura vaccinale della popolazione. Inoltre vi sono gap o ritardi nell'investigazione dei casi sospetti, a causa della mancanza di sicurezza (Chad, Cameroon, CAR) o per la presenza di popolazioni nomadi, ciò crea danni alla salute pubblica e amplificazione della trasmissione della malattia.
La copertura vaccinale in queste regioni non è sufficiente a fornire l'immunità di gregge e prevenire i focolai. Le stime di WHO e UNICEF nel 2020 relative alla vaccinazione di routine della febbre gialla era del 44% nella Regione Africana, molto inferiore alla soglia dell'80% richiesta per conferire l'immunità di gregge. La copertura nazionale nei paesi che destano preoccupazione era in tutti sotto l'80% ad eccezione del Ghana (88%): Congo (69%), Cote D’Ivoire (69%), Niger (67%), Cameroon (57%), DRC (56%), Nigeria (54%), CAR (41%), and Chad (35%). Questi bassi tassi attestano la presenza di popolazioni suscettibili alla malattia e rischio di trasmissione continua.
I focolai si sono verificati in una vasta area geografica in Africa Centro-Occidentale e rappresentano segnali della riemergenza e dell'intensificazione della trasmissione della febbre gialla.
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WHO 14/01/2022
Influenza aviaria (H5N1)
Gran Bretagna
Il 6 gennaio 2022, International Health Regulations (IHR) Focal Point del Regno Unito di Gran Bretagna e Irlanda del Nord ha notificato a WHO un caso umano confermato in laboratorio di influenza aviaria A(H5) dal sud-ovest dell'Inghilterra.
Il caso viveva con un gran numero di uccelli allevati in ambiente domestico, che hanno manifestato l'insorgenza della malattia il 18 dicembre 2021 e successivamente sono risultati positivi all'influenza aviaria ad alta patogenicità (HPAI) A(H5N1) presso il LRN del Regno Unito, il laboratorio dell'Agenzia Animal and Plant Health (APHA) di Weybridge. Nell'ambito del follow-up di routine delle persone esposte a casi di influenza aviaria, il 24 dicembre 2021 è stato prelevato dal caso un tampone delle vie respiratorie superiori che è risultato positivo all'influenza A, sottotipo H5. È in corso un'ulteriore caratterizzazione del virus. Questo risultato è stato ottenuto anche su due ulteriori tamponi delle vie respiratorie superiori raccolti nei giorni successivi. Il caso è rimasto clinicamente asintomatico ed è ora considerato non infettivo.
Dopo l'isolamento del virus negli uccelli infetti, il laboratorio APHA ha analizzato i dati completi della sequenza del genoma per il virus A(H5N1). L'analisi genomica ha dimostrato che la sequenza generata non conteneva forti correlati per una maggiore affinità specifica per gli esseri umani.
Valutazione del rischio dell’OMS
Dal 2003, sono stati segnalati in tutto il mondo un totale di 863 casi e 455 decessi per infezione umana da influenza A(H5N1), incluso questo caso nel Regno Unito. Il caso più recente riportato negli esseri umani prima del caso attuale, è stato nell'ottobre 2020 nella Repubblica Democratica Popolare del Laos in una bambina di un anno che era stata esposta al pollame del cortile (per maggiori dettagli, consultare il Bollettino pubblicato il 17 novembre 2020).
Dal 1° ottobre 2021, ci sono stati 73 casi in pollame e 471 rilevamenti in singoli uccelli selvatici di influenza aviaria ad alta patogenicità A(H5N1).
Questo è il primo caso di infezione umana da influenza A(H5) segnalato nel Regno Unito.
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ProMED 01/01/2022
Streptococcus suis
Thailandia
Le autorità sanitarie thailandesi hanno riportato, nel 2021, un incremento del 67% di casi di infezione da Streptococco Suis. Il Thailand's Bureau of Epidemiology ha riportato 576 casi in totale, di cui 24 morti.
Streptococco Suis è un cocco Gram positivo alfa-emolitico che si trasmette all'uomo attraverso i maiali. L'infezione può manifestarsi attraverso meningite, perdita di udito, shock tossico, setticemia ed endocardite.
L'incidenza è più alta soprattutto nelle regioni ad alto rischio a causa dell'abitudine a consumare carne di maiale cruda con sangue fresco (Lahp-moo) e al contatto con maiali senza adeguati dispositivi di protezione individuale.
Non è disponibile alcun vaccino umano per S. suis. La prevenzione della malattia negli esseri umani comporta l'uso di guanti quando si maneggia carne di maiale cruda, lavarsi le mani e pulire utensili, attrezzature e superfici che sono state a contatto con carne di maiale cruda.
È particolarmente importante che la carne di maiale sia ben cotta prima di essere mangiata.
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